Energia

La Germania assume il controllo temporaneo della filiale di Gazprom

Impossibile per i tedeschi fare a meno del gas russo. Ma le ambiguità di Gazprom e Rosneft costringono il governo Scholz a navigare a vista

di Isabella Bufacchi

Aggiornato il 4 aprile alle 18:22

Russia al top per esportazioni di gas, 74% in Europa

4' di lettura

La Germania non può fare a meno del gas russo, che vale il 55% del fabbisogno di gas del Paese, che fa girare l’economia, sostiene l’occupazione, alimenta i colossi dell’industria manifatturiera e le famiglie. Questa dipendenza sarà gradualmente ridotta fino a essere azzerata ma durerà, stando agli ultimi pronostici del ministro dell’Economia Robert Habeck, almeno fino alla fine del 2023, anzi no, fino a metà del 2024.

Per questo, il governo Scholz non ne vuole sapere di estendere le sanzioni a Gazprom e Gazprombank, temendo che la Germania ne sarebbe danneggiata più che la Russia. Il nervo a Berlino resta comunque scoperto sul gas russo. E così l’annuncio a sorpresa, venerdì pomeriggio, della ambigua “interruzione” da parte di Gazprom della partecipazione al 100% in Gazprom Germania e tutte le sue partecipate, ha fatto sobbalzare la cancelleria e la coalizione semaforo.

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Si apre un altro fronte di crisi

Il governo tedesco avrebbe fatto volentieri a meno di un altro fronte di crisi, essendo già impegnatissimo nel contrastare il decreto presidenziale in 17 punti voluto da Vladimir Putin per imporre unilateralmente ai “Paesi ostili alla Russia” nuove modalità di pagamento, dall’euro e dal dollaro al rublo, delle forniture di gas, petrolio e carbone. Ulteriori dettagli sull’attuazione del decreto da parte di Gazprombank sono attesi a Berlino: servono per assicurarsi che il “no” ai pagamenti in rubli sia rispettato dalle aziende tedesche - senza bloccare le forniture -, che le sanzioni alla Banca centrale russa non vengano aggirate visto che Gazprombank ne è stata esclusa.

Berlino assume controllo temporaneo Gazprom Germania

Gazprom Germania è ora una preoccupazione in più. Anche se il primo passo potrebbe averlo mosso il governo Scholz. Nei giorni scorsi uno scoop di Handelsblatt annunciava il progetto di Berlino per la nazionalizzazione di due partecipate in Germania dei colossi russi Gazprom e Rosneft, che sono Gazprom Germania e Rosneft Germany.

Lunedì l’annuncio del governo tedesco circa l’assunzione temporanea del controllo di Gazprom Germania. Il gestore fiduciario sarà l’Agenzia federale delle reti. «La disposizione dell’amministrazione fiduciaria serve a proteggere e mantenere la sicurezza dell’approvvigionamento», ha detto il ministro dell’Economia, Robert Habeck, che ha precisato: «Questo passaggio era urgentemente necessario». Il presidente dell’Agenzia federale delle reti, Klaus Müller ha spiegato: «Siamo consapevoli della responsabilità per la sicurezza delle forniture di gas che questo compito comporta. Il nostro obiettivo sarà quello di garantire che Gazprom Germania sia gestita nell’interesse della Germania e dell’Europa. Vogliamo prendere tutte le misure necessarie per garantire ulteriormente la sicurezza dell’approvvigionamento. L’attività di Gazprom Germania e delle sue filiali deve essere continuata in questo senso in modo controllato». Il passo serve anche ad allentare le corde della dipendenza dalla Russia.

Rosneft era già finita sotto tiro in Germania, prima ancora della guerra in Ucraina: il ministero federale dell’Economia non ha ancora dato l’atteso disco verde a Rosneft per aumentare del 37,5% l’attuale partecipazione al 54% nella raffineria PCK di Schwedt, che pesa per un quarto del fabbisogno di petrolio greggio della Germania. Berlino e Bruxelles temono un abuso di posizione dominante.

Le ambiguità di Gazprom

Un battere d’ali della Russia sul gas, come la “rinuncia” di Gazprom al 100% di Gazprom Germania, provoca un terremoto di agitazione a Berlino. Gazprom Germania detiene il 100% di Astora, che possiede a Rehden (sud di Brema) il più grande impianto di stoccaggio del gas nell’Europa occidentale. Gazprom, che è la più grande azienda di produzione di gas naturale del mondo, è stata ambigua, come tutte le mosse di Putin sulle controsanzioni: cosa significa “interrompere” la quota di maggioranza assoluta in Gazprom Germania detenuta attraverso Gazprom export? Vuol dire vendere al miglior offerente oppure mettere in liquidazione? Se la partecipazione in Gazprom Germania fosse ceduta allo Stato tedesco, per esempio al Fondo statale di stabilizzazione creato per la pandemia e riciclato per la crisi energetica, il governo Scholz avrebbe la messa in sicurezza. Se invece scattasse una liquidazione, allora i tempi sarebbero più lunghi e l’insicurezza per Berlino aumenterebbe. Gazprom Germania GmbH ha partecipazioni in due aziende commerciali Wingas (100%) e WIEH (100%), una partecipazione di minoranza (49,98%) nella società di trasporto del gas Gascade e detiene il 100% di Gazprom Marketing & Trading. La stampa tedesca si è spinta fino a lanciare un altro tipo di allarme: la chiusura di Gazprom Germania potrebbe dare a Putin la possibilità di riscrivere alcuni contratti di vendita di gas in Germania, inserendo una clausola pro-rublo. Ma questo pericolo non sussiste, stando agli esperti della materia non ci sarebbe alcun collegamento tra l’interruzione della partecipazione di Gazprom in Gazprom Germania e il braccio di ferro sui pagamenti in euro o in rubli delle forniture di gas russo in Germania.

I pericoli di un embargo

Intanto Gazprom Germania e Rosneft Germany hanno difficoltà a lavorare “business as usual” con le controparti tedesche ed europee, anche bancarie. Pur non essendo colpiti direttamente dalle sanzioni, indirettamente i due nomi scottano. Per questo tanto la nazionalizzazione quanto la cessione di Gazprom Germania contribuirebbero alla stabilità. Se invece Gazprom, con il suo annuncio per ora indecifrabile, intende destabilizzare, ebbene ha centrato il bersaglio. Martin Brudermüller, ad di BASF, ha così sentenziato in un’intervista recente a FAZ: un embargo ora su gas e petrolio russo «porterebbe l’economia tedesca nella sua peggiore crisi dalla fine della seconda guerra mondiale».

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