danza

Il mito contemporaneo di Dimitris Papaioannou

Nelle sale della Fondazione Maramotti le coreografie di Dimitris Papaioannou

di Silvia Poletti


default onloading pic

2' di lettura

La Collezione Maramotti, spazio devoto all'arte contemporanea in quel di Reggio Emilia, ha da tempo intrecciato un dialogo stretto con l'arte del corpo e le diverse espressioni della performance, ospitando -con sofisticata accuratezza- progetti speciali di coreografi e metteurs en danse di levatura internazionale.

Ogni due anni, di concerto con il Festival Aperto, le sale e le opere qui ospitate ( la collezione abbraccia le diverse correnti artistiche dal '45 a oggi) diventano dialogo e spunto di una dialettica con il corpo, che qui asserisce, attraverso la tecnica e la contezza di sé, la propria capacità di farsi anch'esso opera d'arte.

Partita con il fologrante recupero degli Early works di Trisha Brown la serie ha ospitato negli anni i coreografi Shen Wei, Wayne McGregor, Hofesh Shechter e Saburo Teshigawara. E ora è approdata a Dimitris Papaioannou. I

Inevitabilmente, si potrebbe dire, visto che il greco per formazione e soprattutto creatività affonda nell'arte visiva e fa delle memorie iconiche della storia dell'arte materia viva per le sue invenzioni. E' questo, infatti, che più affascina delle sue creazioni ( che siano cameristiche come il duetto Primal Matter o di massa come l'evento olimpionico Birthday, fino all' omaggio più bauschiano possibile fatto da un NON bauschiano, Since her): la capacità di innescare con la potenza di immagini sincretiche suggestioni infinite in chi osserva: da semplici rimandi a opere di riferimento a metaforiche sintesi di temi e emozioni universali.

In Sisyphus/Trans/Form sviluppatosi tra le colonne di cemento dell'ultimo piano della Collezione Maramotti, il mito di partenza è chiaro da subito: come il mitico personaggio condannato per troppa tracotanza verso gli dei, a spingere per l'eternità un masso fino alla vetta di un monte, salvo poi ricominciare da capo, un uomo costeggia a ritroso il pubblico che sta salendo nella sala: teso e concentrato porta con sé una pila di pietroni che non deve far cadere.

E' solo la prima immagine della performance che Papaioannou ha rielaborato dal precedente Still Life: i performer, con lui stesso come guida ( echi del demiurgo platonico?) arrancano portando sulle spalle muri sgretolati, che nel percorso sparpagliano calcinacci. L'uomo mitologico di Papaioannou però va oltre: emerge la curiosità, altra qualità archetipica: è quella che fa sprofondare con immane fatica i nuovi Sisifo nelle voragini di quei muri. Come risucchiati, riappaiono fisicamente disarticolati, addrittura trasformati di genere, ora fagogitati da Meduse preraffaellite, ora diventati Cristi condannati a costruire eternamente la loro croce.

Papaioannou gioca di sintesi e usa con semplicità pochi materiali e gesti calibrati. Ma c'è tutto un mondo, dietro e dentro, che ribolle e si incanala in quelle immagini poderose. Una lezione per i malati di “concettualismi”. In attesa della prima assoluta che regalerà all'Italia, al Teatro della Pergola di Firenze, il prossimo anno.

Collezione Maramotti
Festival Aperto

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...