grandi mostre

Il mito della leggendaria Troia al British Museum

La città della guerra resa imperitura da Omero è al centro di una grande esposizione londinese

di Nicol Degli Innocenti

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La città della guerra resa imperitura da Omero è al centro di una grande esposizione londinese


3' di lettura

La guerra di Troia, la più nota nel mondo occidentale grazie al mirabile racconto che ne fa Omero nell'Iliade, potrebbe non essere mai avvenuta ma ha sicuramente ispirato artisti, scultori, poeti, musicisti e scrittori per molti secoli. E' una storia senza tempo che parla di temi universali come l'eroismo e la violenza, l'amore e la vendetta, la speranza e la disperazione. Ora il British Museum cerca di distinguere la realtà dal mito raccogliendo 300 opere che spaziano tremila anni in una grandiosa mostra dal titolo “Troy: Myth and Reality”.

L'amore a prima vista è il soggetto di una delle prime opere in mostra, dipinta su un'urna da un artista ateniese nel 530 aC. Coglie l'attimo in cui l'eroe Achille, che ha appena pugnalato a morte Pentesilea, incontra lo sguardo della regina delle Amazzoni nel suo ultimo istante di agonia e si innamora perdutamente di lei.

Un altro bassorilievo in marmo, in prestito dal Museo Archeologico di Napoli, mostra l'origine della guerra di Troia dando la colpa agli Dei. Eros alato pianta il desiderio nel cuore di Paride, mentre Afrodite incoraggia una riluttante Elena e Peito, dea della persuasione, osserva la scena.

Molte opere sembrano indicare che Elena non fu rapita da Paride ma fuggì volontariamente con lui per amore, una passione orchestrata dagli Dei che si divertono a giocare con gli esseri umani.
Uno splendido affresco da Pompei mostra Elena mentre sta per salire sulla nave che la porterà lontano dal marito Menelao e dalla sua casa, con l'aria smarrita e uno sguardo mesto come di presentimento per i terribili eventi che la sua fuga avrebbe provocato.

Dopo l'amore, la guerra provocata dall'amore. Una ricca serie di urne, statue, situle, bassorilievi e affreschi mostra i momenti salienti del lungo conflitto – Achille che trascina il corpo martoriato di Ettore, il vecchio Priamo che prega l'eroe di restituirgli il figlio, la redenzione di Achille e poi la sua morte la freccia conficcata nel tallone, unico punto vulnerabile.
Una sezione della mostra è dedicata al celebre cavallo di Troia, lo strategemma ideato dai greci che ha portato alla distruzione di Ilio e che ha scatenato l'immaginazione di tanti artisti, un'altra alle punizioni inflitte dagli Dei ai greci per la loro crudeltà durante la guerra. Ulisse vaga per dieci anni e deve affrontare innumerevoli prove – le sirene, i Ciclopi, Scilla e Cariddi – prima di tornare a casa.

Dopo il mito la mostra enciclopedica passa alla realtà con la parte dedicata all'archeologia e alla storia dei numerosi scavi alla ricerca della mitica Troia. Seguendo le indicazioni di Omero, dopo molte ricerche il tedesco Heinrich Schliemann dichiarò di averla trovata. In realtà Troia è stata una città distrutta e ricostruita molte volte e, nonostante gli sforzi di tanti archeologi, non ci sono prove inconfutabili della guerra descritta in modo così sublime da Omero.

L'ultima sezione della mostra esamina quanto Troia continui a ispirare artisti di ogni genere in tutto il mondo a scolpire, dipingere, disegnare o creare opere che rappresentano scene dall'Iliade o dall'Odissea. Non manca una teca dedicata al film di Wolfgang Petersen del 2004 con Brad Pitt nel ruolo di Achille.

Il messaggio finale, ben più serio, è che i temi dell'Iliade restano rilevanti anche oggi perché la guerra, le violenze e le atrocità continuano. Un video mostra una rappresentazione de Le Troadi di Euripide messa in scena nel 2013 non da attrici ma da rifugiate siriane. Queste donne contemporanee, come le troiane di allora, hanno perso tutto a causa di una guerra incomprensibile, devastante e ingiustificabile. La mostra che inizia con il mito finisce con la più dura delle realtà.

Troy: Myth and Reality, British Museum, Londra, fino all'8 marzo 2020

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