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Il mobile italiano meglio di D&G: ecco il made in Italy che vince in Cina

di Giovanna Mancini

4' di lettura

Terminato un evento ne inizia un altro. Il terzo Salone del Mobile di Milano a Shanghai aveva appena chiuso i battenti (20mila visitatori selezionati per 123 brand italiani), ma molti imprenditori del settore erano già su un aereo per Shenzen, dove sabato scorso ha inaugurato l’International Art Design Center (Iadc), un nuovo polo del design di oltre 1,5 milioni di metri quadrati che, grazie a un accordo siglato lo scorso aprile con FederlegnoArredo in occasione del Salone di Milano, ospita 40 marchi italiani di alta e media gamma.

Sul mercato cinese va così. Perché tutto viaggia alla velocità della luce. E perché è un mercato troppo ghiotto – con un miliardo e mezzo di abitanti di cui l'1% di super-ricchi e 300 milioni benestanti – per stare a guardare da lontano, aspettando gli eventi. Bisogna cavalcarli.

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Cina strategica
«È fondamentale esserci – insiste Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile e patron della Kartell, una delle aziende che aprirà all'interno dello Iadc -. Il Salone di Shanghai è stato un successo, siamo contenti della qualità dei visitatori e del fermento che abbiamo riscontrato in questi giorni, ma per costruire una rete commerciale solida e capillare su un mercato così grande e lontano non bastano tre giorni di fiera: le imprese devono dedicare risorse, tempo e persone a questo Paese».

Il Salone di Shanghai è per molte aziende una vetrina importante, una porta d'accesso a una popolazione che, aggiunge Luti, «ha fame di conoscenza, ha un entusiasmo e un interesse per i nostri prodotti che non possiamo deludere». L'entusiasmo si è visto bene in questi giorni: code interminabili agli stand delle aziende e il tutto esaurito alle Masterclass in cui si confrontavano architetti italiani (Michele De Lucchi, Stefano Boeri, Roberto Palomba) e cinesi.

Educazione allo stile italiano
Ora ci vorrà qualche giorno o settimana per capire quanto di tutto questo potrebbe tradursi in “business” e quanto si tratta invece di semina per il futuro, ovvero di educazione del pubblico cinese (architetti, interior designer, dealer e giornalisti, ma anche studenti) alla conoscenza del made in Italy e del suo valore. Quest'ultimo, ad esempio, è l'obiettivo principale per Poltrona Frau , che ha partecipato al Salone per il secondo anno: «La Cina è il nostro secondo mercato dopo l'Italia, il primo estero – spiega il direttore generale Nicola Coropulis -. Siamo già presenti con 22 punti vendita in 18 città. Quindi siamo qui in fiera non tanto per cercare nuovi dealer, quanto per raggiungere quel pubblico di professionisti che poi muoverà le scelte dei consumatori cinesi. Magari non nell'immediato ma in prospettiva».

Salone del Mobile: il Made in Italy conquista Shanghai

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Un ragionamento analogo è quello di Giovanni Molteni, corporate manager di Molteni&C: «Siamo in Cina da 30 anni e abbiamo 15 negozi anche nelle province interne, oltre a una società commerciale registrata a Shanghai – spiega -. Siamo al Salone soprattutto per fare branding e marketing, con l'idea di lavorare per il futuro, educando il gusto del pubblico allo stile italiano». Un pubblico di giovani, soprattutto, questo lo sottolineano tutti.

«Frequentiamo la Cina da molti anni e devo dire che ho notato un cambiamento notevole nei gusti e nelle aspettative delle nuove generazioni – osserva Barbara Minetto, responsabile marketing di Magis -. È la seconda volta che partecipiamo al Salone di Shanghai e siamo molto contenti, abbiamo trovato contatti in città per noi nuove rispetto a quelle in cui siamo già presenti, come Pechino, Shanghai e Souzhou. Da gennaio abbiamo anche una persona fissa nel Paese».

Bilancio positivo anche per Alberto Scavolini, ceo di Ernestomeda: «Abbiamo negozi in sette città cinesi, ma per un settore complesso come quello delle cucine è sempre molto importante trovare nuovi dealer capaci e competenti con cui essere presenti sul mercato – spiega -. Questa fiera ci è stata sicuramente d'aiuto per rafforzare la presenza in maniera più strutturata negli ultimi due anni».

Anche per Paolo Castelli, che guida l'omonima azienda bolognese, il Salone ha dato un importante contributo per avvicinarsi al mercato cinese, in cui il marchio è presente in modo strutturato dallo scorso anno: «Per noi la Cina è in grandissima crescita e qui in fiera abbiamo ricevuto la visita di importanti distributori locali, il che ci inorgoglisce molto».

Per Alessandro Minotti, general manager dell'impresa di famiglia, presente in Cina con tre monomarca su strada nelle principali città e al Salone di Shanghai sin dal primo anno, quella appena conclusa è stata una edizione molto positiva: «Abbiamo ricevuto moltissime persone e visto lunghe cose. È vero, è difficile capire quanti fossero davvero interessati a creare relazioni commerciali. Ma anche solo questo fermento e questo entusiasmo per noi sono stati positivi», osserva. Anche per Giovanni Del Vecchio, amministratore delegato di Giorgetti, non è chiarissimo quanti dei tanti visitatori fossero davvero in fiera per affari e quanti solo per curiosare. «Ma è importante essere qui per presentare su un mercato così importante e dinamico un'immagine compatta e di valore del made in Italy», dice.

In effetti, lo Shanghai Exhibition Center di Nanjing Road è una location di grande prestigio, che per tre giorni ha ospitato molti tra i più importanti brand italiani dell'arredo, dal classico al design, al lusso, creando una vetrina che sicuramente aiuta a posizionare il made in Italy su un livello molto alto del mercato.

«Il tema vero, adesso, è proprio risolvere il problema della location – ammette Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, soddisfatto di come è andata questa terza edizione -. Questo spazio è meraviglioso e non vorremmo lasciarlo, ma abbiamo molte aziende che chiedono di partecipare l'anno prossimo e dobbiamo cercare di portarle con noi». Anche Claudio Luti sostiene l'importanza di restare al Sec ma, aggiunge, «dovremo decidere tutti assieme. In effetti stiamo ricevendo moltissime richieste, dobbiamo trovare una soluzione».

Tutti contenti dunque? Sì, ma si può sempre migliorare: i buoni propositi per il prossimo anno sono selezionare con ancora maggiore accuratezza i visitatori, per rendere la fiera più efficace per le aziende che espongono, e aumentare i momenti di business vero e proprio, magari anche attraverso un percorso di maggiore continuità durante l'anno o degli incontri B2B.

Per adesso, però, l'appuntamento è a Milano, il prossimo aprile, dove comunque i cinesi sono la delegazione più numerosa e che resta il più importante evento mondiale del settore.

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