Design e arredo

Il mobile da ufficio entra in casa e cambia look

La pandemia e l'adozione in massa dello smartworking hanno ridotto i ricavi ma per i produttori si aprono nuove opportunità

di Giovanna Mancini

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Sistema direzionale Cartesiano di Ferruccio Laviani per I 4 Mariani

La pandemia e l'adozione in massa dello smartworking hanno ridotto i ricavi ma per i produttori si aprono nuove opportunità


4' di lettura

Il mondo dell’ufficio sta accusando un duro colpo: progetti fermi, cantieri rallentati, investimenti congelati. Non c’è soltanto il Covid-19, che ha costretto tante aziende a mettere in smartworking i propri dipendenti in tutto il mondo, ma anche e forse soprattutto l’incertezza su cosa accadrà una volta superata la pandemia. Il ricorso massiccio al lavoro da remoto sta infatti spingendo molte imprese, in particolare le multinazionali, a rivedere i propri piani di rinnovamento o sviluppo degli spazi di lavoro.

Con effetti che iniziano a farsi sentire anche sull’industria dell’arredamento, che in Italia conta oltre 300 aziende specializzate nella produzione di mobili, pareti e sedute per l’ufficio e per gli spazi cosiddetti della collettività (alberghi, ristoranti, aeroporti, musei, teatri). Nel primo semestre dell’anno, secondo i dati elaborati dal Centro studi di FederlegnoArredo, il comparto ha registrato un calo delle vendite del 26,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, in linea con le perdite subite da tutta la filiera del legno-arredo. A differenza però di altri settori, come quello dei mobili per la casa, l’arredo per uffici non ha beneficiato, nel suo insieme, del rimbalzo che ha caratterizzato la produzione nel terzo trimestre 2020.

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Sistema operativo Beta di Pierandrei Associati per Tecno

La Lombardia non fa eccezione, con le sue circa 40 imprese e 1.500 addetti, che da sole rappresentano il 37% del fatturato complessivo nazionale. Tuttavia, la dimensione mediamente più grande di molte aziende di questo territorio e la loro vocazione all’export, unite e una forte focalizzazione su design e innovazione, hanno consentito ad alcune realtà di attutire i colpi della crisi sanitaria in corso, facendosi trovare pronte a reagire con progetti e prodotti in grado di rispondere al mutamento delle esigenze. Quelle delle aziende clienti, che devono assicurare distanziamento e sicurezza sanitaria negli uffici, e quelle dei lavoratori in smartworking, che in numero crescente dovranno allestire nelle proprie abitazioni degli spazi dedicati alla produttività.

Punta sulle tecnologie digitali Tecno, azienda di Mariano Comense (circa 48 milioni di euro di fatturato nel 2019), che ormai tre anni fa ha cominciato a investire sui sistemi di Internet of Things integrando, all’interno di alcuni prodotti, soluzioni digitali avanzate in grado di dialogare con altri elementi dell’ambiente circostante. «Ci prendevano per pazzi, ma tutto questo oggi si sta rivelando un elemento strategico di competitività», osserva l’amministratore delegato, Giuliano Mosconi. Non solo: all’innovazione del prodotto si unisce una strategia distributiva, che prevede la presenza sui mercati principali di filiali dirette in grado di garantire servizio e assistenza ai clienti. «Questo approccio è stato fondamentale, soprattutto nei mesi del lockdown più rigido, quando noi non potevamo muoverci, oppure in mercati come gli Stati Uniti, dove ancora oggi è difficile viaggiare», aggiunge Mosconi. «Avevamo un portafoglio ordini importante, prima della pandemia, che ha subito rallentamenti ma non cancellazioni – dice l’imprenditore –. Perciò dovremmo riuscire a chiudere l’anno senza perdite significative.

Sistema TDU di Studio Klass per UniFor

Anche per UniFor, azienda dell’ufficio del Gruppo Molteni, con sede a Turate, in Brianza, la ripresa di ordini e produzione dopo il blocco di marzo e aprile è stata intensa e dovrebbe consentire di avere un anno, nonostante tutto, positivo. «Merito di tanto, tantissimo lavoro – ammette Carlo Molteni, direttore generale di UniFor, 80 milioni di euro di fatturato e circa 185 dipendenti – e di una strategia industriale fondata sul progetto. Lavoriamo a stretto contatto con gli architetti e i clienti, per lo più grandi aziende internazionali che non si sono fermate con la pandemia, ma hanno continuato a investire». Avere filiali in tutto il mondo è un altro punto di forza per l’azienda, che sta già programmando progetti per il 2021 e per il 2022. «Certo, se guardo da qui a due anni un po’ sono preoccupato – ammette Carlo Molteni – perché c’è molta incertezza su come evolverà il mercato dell’ufficio. Penso tuttavia che per i prodotti di qualità ci sarà sempre mercato. È probabile che sempre più aziende adotteranno il lavoro agile e quindi avranno bisogno di meno postazioni, ma mi aspetto che almeno i gruppi di un certo livello investiranno di più sulla qualità degli ambienti di lavoro e quindi una realtà come la nostra potrebbe persino trarne vantaggio».

Era Scrittoio di David Lopez Quincoces per Living Divani

Discorso analogo per I 4 Mariani, anch’essa brianzola, 6 milioni di fatturato nel 2019 e una cinquantina di dipendenti, specializzata in arredi per ufficio sul segmento dirigenziale. «Il blocco forzato in primavera ci ha penalizzati, ma poi gli ordini sono ripartiti e abbiamo lavorato a ritmi più intensi del solito – spiega l’amministratore, Stefano Mariani –. Probabilmente sono state più colpite le imprese della fascia media, ma il nostro prodotto di qualità non ha risentito della crisi. Lavoriamo quasi solo all’estero e con progetti customizzati, di alta gamma, che spesso i nostri clienti usano nelle proprie abitazioni. In questo senso siamo preparati all’evoluzione del mercato verso lo smartworking. Probabilmente amplieremo le proposte di scrittoi, dalle misure più contenute rispetto alle nostre scrivanie tradizionali, che raggiungono anche i 2,80 metri per 1,20».

L’ibridazione dell’offerta, con soluzioni che possano adattarsi a un uso domestico, è la direzione a cui guardano molte aziende del settore e non da oggi: il Covid ha solo accelerato una tendenza già in atto.

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