Capitale della cultura 2022

Il modello Procida è già da esportare

Innovazione sociale a base culturale è il paradigma di sviluppo di cui l'Italia, nello specifico il Sud, è promotore in Europa.Parla Agostino Riitano, direttore del progetto

di Roberta Capozucca

6' di lettura

Accesso alla cultura, co-creazione, patrimonio di comunità e produzione culturale: sono queste le quattro grandi sfide attorno a cui Matera Capitale Europea della Cultura 2019 ha lavorato e di cui, durante l'evento “Matera 2019 un giacimento di sfide”, se ne sono analizzati i principali risultati economici e sociali. La presentazione del Report di monitoraggio, realizzato da Fondazione Matera Basilicata 2019, è stata inoltre l'occasione per riflettere su cosa vuol dire co-produrre cultura in un territorio marginale: un paradigma, che a detta del ministro della Cultura Dario Franceschini, dal Sud può diventare modello per l'Italia e il cui testimone ora è passato nelle mani di Procida, che nel 2022 si appresta ad essere Capitale Italiana della Cultura.

Il progetto Procida che piace in Europa

Il progetto di sviluppo locale a base culturale di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 infatti è stato riconosciuto come buona pratica nell'ambito del programma di peer learning Cultural Heritage in Action del progetto European Framework for Action on Cultural Heritage promosso dalla Commissione Europea. Durante la sessione di lavoro internazionale, tenutasi a fine marzo nella città finlandese di Vantaa, Procida ha illustrato il metodo utilizzato per il coinvolgimento della comunità nella costruzione di un immaginario collettivo per il riutilizzo adattivo del patrimonio culturale, spinta immaginifica e perno attorno al quale ruota il dossier di candidatura.

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Manifesto: La cultura non isola

Procida Capitale italiana della Cultura non del turismo

Il 18 gennaio 2021, l'isola flegrea con poco più di 10.000 abitanti, è stata nominata Capitale italiana della Cultura 2022. Per la prima volta dall'istituzione di questa iniziativa nel 2015, il riconoscimento è andato a un piccolo borgo, invece, che a un capoluogo di provincia o di regione: un cambio di marcia, si spera, nelle politiche culturali nazionali che negli ultimi 30 anni si sono quasi esclusivamente orientate al potenziamento dei grandi attrattori. Come ci ha tenuto a precisare più volte Stefano Baia Curioni, presidente della Commissione valutatrice del MiC, Procida infatti non ha vinto per il numero di eventi previsti o per le sue innegabili bellezze, bensì per la sua trasversalità progettuale che pone la cultura alla base dello sviluppo sociale ed economico dell'isola da qui ai prossimi cinque anni. Una vittoria importante, insomma, che finalmente slega il concetto di Capitale della Cultura da quello meramente turistico, superando la preminenza dello straordinario sull'ordinario anzi riconoscendo il valore strutturale della cultura nei processi di crescita locale.

Vincono il processo e la comunità di territorio

Ne abbiamo parlato con Agostino Riitano, già project manager di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, direttore di Procida 2022 e fautore, insieme alla sua comunità e ai residenti di altri 36 Comuni siti in isole minori, del dossier di candidatura “La Cultura non Isola”.

Agostino Riitano

Perché la vittoria di Procida continua a fare così tanto clamore?
La vittoria di Procida è stato il trionfo dell'utopia, un evento quasi epocale nell'ambito delle politiche culturali del nostro paese. Nel nostro caso non ha vinto il patrimonio culturale materiale, ma quello vivente: l'affermazione di una comunità di patrimonio che agisce e genera continuamente patrimonio culturale. Basti pensare che ad un certo punto, su base totalmente volontaria, sono iniziate ad arrivare e continuano ad arrivare delibere di sostegno da parte dei comuni del Sannio, dell'Irpinia ma anche di molte altre aree residuali del sud Italia. Nei primi 45 giorni dalla nomina, la notizia di Procida capitale è stata citata su 13.800 testate giornalistiche web, 90 articoli su edizioni cartacee, 40 servizi radiofonici e 5 servizi di copertina su magazine nazionali, oltre che le principali testate giornalistiche internazionali di 17 paesi tra cui il The Guardian, The Daily Mirror, Lonely Planet e Forbes. Una copertura mediatica a cui si aggiungono milioni di impression social, che testimoniano un grande coinvolgimento di un pubblico che in Procida ha visto una speranza di futuro: un approccio alla cultura che scavalca l'idea d’intrattenimento poggiandosi, invece, sulla sua capacità trasformativa.

Procida - La cultura non isola. Audizioni per la Capitale Italiana della Cultura 2022

Quali sono gli elementi progettuali su cui si regge il dossier di candidatura?
Il dossier “La Cultura non Isola” è stato redatto all'interno di cinque macro capitoli progettuali: “Procida inventa”, che raccoglie gli eventi propriamente artistici: mostre, cinema, performance e opere site specific; “Procida ispira” per quelle azioni che candidano l'isola quale fonte d'ispirazione, sia come luogo reale che come spazio dell'immaginario; “Procida include” per le molte attività di inclusione sociale attraverso i linguaggi dell'arte; “Procida innova” per quei progetti che promuovono il rapporto tra cultura e innovazione e “Procida impara” per attività che favoriscono la creazione di alleanze tra i soggetti pubblici e privati, come ad esempio l'utilizzo, anche in questo contesto, di Cultura Campania: la piattaforma da 30.000.000 di euro sviluppata dalla Regione Campania a sostegno dei processi di digitalizzazione del patrimonio.
Il modello che abbiamo proposto, invece, e che inizia ad essere sistematizzato all'interno delle pratiche culturali internazionali, si basa sul processo che diventa progetto: un laboratorio in costante evoluzione, che guarda alla comunità e alle sue peculiarità come punto di partenza e di arrivo e al cui interno cerchiamo di sperimentare pratiche di innovazione sociale a base culturale, prospettandone le ricadute economiche e sociali. Al momento sono stati avviati 44 progetti culturali con un budget 4.150.000 euro, di cui il 70% provenienti da investimenti pubblici.

Procida - Capitale Italiana della Cultura 2022

Spiegaci cosa significa “innovazione sociale a base culturale”?
Significa riuscire ad attivare percorsi d'innovazione che rispondono a bisogni specifici del territorio in cui si opera attorno all'ambito del patrimonio culturale con l'obiettivo di attivare contestualmente altre direttive di sviluppo, non solo quelle propriamente culturali. I 44 progetti del programma culturale presentato, ad esempio, hanno l'obiettivo di innescare processi più carsici e, nel nostro caso, perseguire gli obiettivi dell'Agenda 2030. Per farlo abbiamo individuato quattro assist strategici: agenti critici del cambiamento grazie al coinvolgimento di giovani e bambini nella costruzione di programmi collettivi, lo sviluppo dell'ecosistema delle Industrie Culturali e Creative come strategia per rendere protagonisti i giovani di ritorno, presupposto necessario per poi agire con un cambio di paradigma ecologico, innovazione social e rigenerazione urbana per dare nuova centralità a un patrimonio comune in disuso; tra questi c'è sicuramente da citare il Palazzo D'Avalos, l'ex carcere borbonico che dopo 25 anni di dismissione è stato riaperto alle visite e, in occasione di Procida 2022, ospiterà il progetto artistico “SprigionArti. Visioni del tempo e dello spazio”.

Perché la Commissione Europea vi ha scelto come modello?
Credo che il programma Cultural Heritage in Action ci abbia scelto essenzialmente per due motivi: la prima riguarda la trasformazione del paradigma del ruolo della cultura all'interno delle comunità come strumento per le sfide di sviluppo sostenibile, a cui tutti siamo chiamati a rispondere. Il paradigma dell'innovazione sociale a base culturale è certamente uno dei modelli strategici per cui l'Italia e, in particolare il Sud, si sta distinguendo rispetto ad altre nazioni europee. Il secondo motivo riguarda la necessità di trovare una nuova chiave di lettura a una narrazione spesso stereotipata delle aree interne, che vada oltre la sua oleografia ma parli del processo di cambiamento. Già dalla fase di candidatura sapevamo di poter parlare e volevamo parlare a tutte le piccole comunità europee; basti pensare che il dossier “La cultura non isola” è stato tradotto in 25 lingue e 18 paesi del mondo ne hanno già parlato, questa per noi è già una grande vittoria nonché il segnale di un desiderio di cambiamento che serpeggia a livello globale.

Procida in inverno somiglia a molti altri paesini isolati dell'Appennino, quale lezione si può trasferire?
Procida è certamente un banco di prova per riflettere sugli ecosistemi più fragili in quanto le dimensioni ristrette possono fungere da laboratorio di sperimentazione. Innovazione sociale a base culturale, nuova agricoltura e microeconomie, cooperative di comunità nella gestione dei beni comuni, pratiche di reinsediamento, rideclinazioni del welfare, trasferimento tecnologico appropriato, valorizzazione delle risorse locali, turismo slow, sono solo alcune delle infinite istanze e pratiche che permettono di trasformare la semplice valorizzazione delle risorse locali verso una nuova visione costruttiva e produttiva degli spazi e delle società. Per lungo tempo ha prevalso un'idea di sviluppo di questi territori basato sulla loro patrimonializzazione ovvero la valorizzazione della storia, delle tradizioni e dei patrimoni locali in fondo essenzialmente finalizzata al turismo; ma oggi questo modello rischia di ostacolare nuovi percorsi di sviluppo ed è pertanto necessario immaginare altre direzioni.

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