ristrutturazioni

Il modello Tirreno Power per gestire l’uscita dal carbone

Il dg Allegra «La coesione degli stakeholder è stata cruciale per il rilancio»

di Celestina Dominelli

3' di lettura

La trasformazione industriale della centrale a carbone di Vado Ligure, di proprietà di Tirreno Power (joint venture paritetica controllata da Sorgenia e dai francesi di Engie), è arrivata per effetto di un combinato disposto: da un lato, la drammatica crisi che si è abbattuta sul settore termoelettrico italiano a partire dal 2010 e che ha impattato sui conti della società (costretta a dichiarare il default di un debito da 900 milioni); dall’altro, la decisione della magistratura di procedere, nel marzo 2014, al sequestro giudiziario dell’impianto per un presunto disastro ambientale e sanitario (un’ipotesi che è stata poi “smontata” negli anni dalle analisi prodotte dagli enti pubblici preposti, dall’Arpal all’Istituto superiore di sanità). Ma la sua declinazione, imperniata su tre pilastri (gestione della crisi occupazionale a seguito della chiusura definitiva della centrale a giugno 2016, presidio della performance operativa ed economico-finanziaria e riconversione industriale del sito), rappresenta un modello di ristrutturazione complessa da replicare in casi simili, tanto più in un Paese che è chiamato a garantire, entro il 2025, secondo quanto stabilisce il Piano nazionale energia e clima (Pniec), lo spegnimento delle centrali a carbone.

«Per l’azienda - spiega al Sole 24 Ore il direttore generale di Tirreno Power, Fabrizio Allegra - è stata fondamentale la scelta di chiudere l’impianto e di trovare una soluzione non conflittuale che consentisse di dare a tutte le parti in causa una risposta adeguata. Ma è stato altresì importante poter rilanciare l’operatività della società con gli altri impianti (gas e rinnovabili) e trovare il supporto di tutti gli stakeholder nei momenti più delicati che abbiamo dovuto attraversare». Come quello legato alle ricadute occupazionali per la chiusura dell’impianto con l’azienda che, a settembre 2016, avvia la procedura di legge per il licenziamento collettivo obbligatorio di circa il 50% dei dipendenti (181 sui 377 allora occupati). «Per la prima volta - ricorda Allegra - il sindacato si trovò alle prese con un ridimensionamento così rilevante per il settore elettrico. E tutto ciò avveniva in un territorio, come quello di Vado Ligure, che si vedeva depauperato di un asset strategico dal punto di vista industriale».

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Insomma, uno scossone non da poco che la società è riuscita però a gestire attraverso un accordo innovativo con le organizzazioni sindacali, a valle di un confronto non semplice che ha visto coinvolti anche il ministero dello Sviluppo e le Regioni interessate dalla vertenza (Liguria, Lazio e Campania). «L’intesa ha consentito la messa a terra - chiarisce ancora Allegra - di una serie di strumenti, dagli incentivi per l’autoimprenditorialità ai ricollocamenti presso altre aziende del settore elettrico, fino agli ammortizzatori sociali, che hanno permesso una gestione ordinata degli esuberi». Senza contare che una buona fetta del personale di Tirreno Power è stata riassorbita da Vernazza Autogru, società leader del settore della meccanica e dei sollevamenti, che ha rilevato tutte le aree disponibili all’interno del sito di Vado Ligure per lanciare il nuovo polo operativo e di formazione dell’azienda (in cui saranno impiegati più di 200 addetti diretti con un indotto stimato in 160 persone).

La “tempesta perfetta” che ha investito Tirreno Power sembra dunque ormai alle spalle. E, se la jv è riuscita a invertire la rotta, è anche grazie all’accordo di ristrutturazione del debito, concluso con le banche a fine 2015, che ha consentito la continuità aziendale attraverso il rifinanziamento dei 887 milioni di indebitamento e la patrimonializzazione della società. Un’intesa che ha fissato un piano stringente di scadenze di rimborso del debito e una road map altrettanto puntuale per la riduzione dei costi. «Attraverso la rinegoziazione sistematica di tutti i contratti esistenti e la riorganizzazione delle attività e dei processi organizzativi del personale, l’azienda è riuscita a ottenere risparmi sui costi fissi superiori al 20% rispetto ai target fissati. Risorse che sono state utilizzate per migliorare la performance degli impianti». La macchina ha così ricominciato a marciare a pieni giri e la società è tornata all’utile (40 milioni) nel 2018 con un anno di anticipo rispetto alla tabella di marcia indicata nell’accordo per la ristrutturazione del debito. «La coesione e la visione comune degli obiettivi da parte di tutte le parti coinvolte - chiosa Allegra - sono stati cruciali per assicurare il rilancio di Vado Ligure e di Tirreno Power».

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