Le strategie

Il modello Udinese oltre il calcio Ora gioca su piattaforme digital

La società della famiglia Pozzo scommette sull’innovazione, dallo sbarco negli e-sport alla piattaforma laboratorio per il «B2B». Dal network tv al rafforzamento delle Academies

di Marco Bellinazzo

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Tribuna d’onore. Stefano Campoccia, vicepresidente dell’Udinese, il patron Giampaolo Pozzo, il figlio Gino Pozzo (a capo del Watford in Premier League) e la figlia Magda Pozzo, Strategic Group Coordinator del gruppo friulano

La società della famiglia Pozzo scommette sull’innovazione, dallo sbarco negli e-sport alla piattaforma laboratorio per il «B2B». Dal network tv al rafforzamento delle Academies


3' di lettura

Il legame tra l’Udinese e il Friuli Venezia Giulia è da sempre al centro dei pensieri di Giampaolo Pozzo. Classe ’41, il patron Pozzo è un imprenditore vecchio stile, di quelli che governano le aziende con l’esempio, cercando di essere il più abile e preparato degli operai, e comunque il primo a varcare la soglia della fabbrica e l’ultimo a lasciarla. Anche ora che ha venduto le attività manifatturiere («l’Europa e l’Italia non hanno saputo affrontare la globalizzazione e hanno esportato e perso, per una convenienza di breve periodo gran parte delle capacità produttive accumulate in decenni di esperienza», racconta al Sole 24 Ore negli uffici del club situati nel rinnovato stadio Friuli) sottolinea l’imprescindibile ancoraggio al territorio del modello di gestione del team bianconero. «La nostra azienda dà lavoro nel giorno della partita a 400 persone - spiega infatti Pozzo - e con l’ampliamento delle funzioni dello stadio saranno molte di più. Già oggi le percentuali di riempimento dell’impianto sono tra le più alte in Serie A e soprattutto siamo felici di aver creato un ambiente accogliente per le famiglie e i giovani grazie al potenziamento delle attività di intrattenimento, alla hospitality e alla club house».

Gli studi televisivi di Udinese Tv

La trasformazione dell’impianto sportivo in una vetrina delle ricchezze regionali (ne riferiamo nell’altro articolo in pagina) e l’evoluzione della strategia aziendale del club in una moderna media company (Udinese tv lanciata nel 2011 sul digitale terrestre primo canale tematico in Italia totalmente gratuito e visibile in chiaro si è evoluta in un’emittente generalista all news che copre un’ampia fetta di territorio del Nordest) sono altri tasselli di un piano industriale che in parallelo allo sviluppo del gruppo Pozzo negli anni scorsi ha visto allargarsi il perimetro delle squadre dalla Serie A, alla Liga spagnola e poi alla Premier League inglese.

Dopo aver rilevato e guidato al successo l’azienda fondata dal nonno nel 1910, la Freud (Frese Udinesi), specializzata nella produzione di utensili industriali per la lavorazione del legno, ampliandone l’attività alla Spagna, attraverso la Casals, e in Francia, attraverso la Saturne, la famiglia Pozzo nel 2008 ha scelto di cedere la maggior parte dei propri asset industriali alla tedesca Robert Bosch GmbH, leader mondiale nel settore degli elettroutensili, automotive e riscaldamenti.

Anche grazie al ricavato di questa cessione Pozzo e il figlio Gino, diventato nel frattempo il suo braccio destro, hanno intrapreso un percorso di internazionalizzazione affiancando all’Udinese, rilevata nel luglio 1986, dopo gli anni d’oro della proprietà Zanussi e di un certo Zico, il fuoriclasse brasiliano portato a giocare in Friuli dopo il Mundial ’82, il Granada e il Watford.

In particolare, nell’estate 2009 è stato rilevato il t eam andaluso, condotto dalla Tercera División alla Primera dopo 35 anni dall'ultima apparizione (nel maggio 2016 dopo sei anni la società è stata ceduta al colosso cinese Desports Group). Ma il vero colpo da maestro è stato l’acquisto del Watford Football Club che nel 2012 militava nella seconda serie inglese e in crisi finanziaria, per un ammontare di circa 25 milioni di sterline. Con Gianfranco Zola in panchina e molti giocatori prestati dall’Udinese il Watfordf ha ottenuto la promozione in Premier League nella fase di esplosione dei ricavi tv del massimo campionato inglese (con proventi che annualmente per ciascuna società superano i 100 milioni).

L’Udinese in questi anni è stata il trampolino di lancio per innumerevoli calciatori che hanno trovato altrove la loro consacrazione. In oltre 25 anni di presidenza la politica di valorizzazione di talenti, soprattutto esteri, forgiati nel centro di allenamento friulano, ha portato nelle casse del club più 700 milioni di euro. Paradossalmente il giocatore a cui Pozzo è più legato è Totò Di Natale che ha consacrato la sua carriera a Udine e all’Udinese. Il club di Pozzo che ha vissuto annate sportive di successo con l’approdo in Champions («la mia più grande soddisfazione, pensi che quando siamo andati a giocare a Barcellona nel 2005 la maggior parte dei miei dipendenti spagnoli non sapevano che ero il presidente della squadra avversaria», si schernisce il patron).

Oggi che la competizione sul campo è più agguerrita si punta su un modello di business incentrato sull’innovazione. Le redini delle strategie di marketing sono affidate alla figlia del patron, Magda, che tra le altre cose ha promosso il primoB2B Lab, il “business-to business laboratory” con oltre 150 imprenditori e manager riuniti alla Dacia Arena, con il media partner Infront, la rete di Franchising di Udinese Academies ( quasi 100 in Italia), accentuando la green policy nella vita del club e la presenza nel mondo digital e degli esport. Perché nel calcio moderno bisogna imparare a vincere anche fuori dal campo da calcio.

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