Editoriali

Il momento della verità che ci attende sulla via della ripartenza

di Giovanni Tria

(Gina Sanders - stock.adobe.com)

4' di lettura

L’ottimismo sulla ripresa economica sembra prevalere sui rischi ancora ben presenti nel nostro orizzonte, a partire da quelli provenienti da una pandemia ancora non stroncata. Gli Stati Uniti confermano una crescita sostenuta, anche se alcuni analisti fanno notare come sia minore rispetto ad alcune previsioni forse troppo azzardate. Anche in Europa, seppur con divari tra Paesi, la ripresa economica è in atto ed è confortante che in Italia, dove la caduta del Pil nello scorso anno è stata maggiore della media europea, oggi sembra più forte il recupero di parte della produzione persa nel pieno della pandemia, man mano che ripartono le attività produttive anche nei servizi e che i mercati internazionali si rimettono in moto. Sembra che si sia recuperata la metà dell’occupazione persa lo scorso anno e l’attività manifatturiera italiana beneficia del fatto che essa è forte nella produzione di input intermedi e macchinari e quindi riparte per prima quando si riavviano le catene produttive globali.

I dati congiunturali che si accumulano negli Stati Uniti, in Europa e anche in Italia ci dicono, quindi, che questo ottimismo non è irrazionale. Non siamo a quella che il premio Nobel Robert Shiller chiamò “l’esuberanza irrazionale” dei mercati. Anche perché Shiller si riferiva ai mercati finanziari, e l’ottimismo attuale riguarda invece principalmente la ripresa produttiva, cioè l’economia reale. E l’ottimismo è buono se non è irrazionale, perché è un fattore di per sé importante di crescita economica. Esso riflette essenzialmente una ripresa della fiducia che è alla base dell’attività di consumo e di investimento. Sono forse i sondaggi sulla fiducia di imprese e famiglie che, anche per l’Italia, ci danno i dati più importanti, ancor più di quelli relativi alla crescita congiunturale e tendenziale del Pil che, nei vari Paesi, risentono del confronto con quelli relativi al crollo produttivo dello scorso anno.

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Ma l’ottimismo ha il difetto che, come la fiducia, può rapidamente svanire. Conviene, quindi, in Italia avere un di più di consapevolezza sui motivi per i quali oggi guardiamo in avanti con ottimismo. È necessario essere consapevoli che l’Italia solo alcuni mesi fa sembrava incamminata inesorabilmente verso il fallimento. Con un debito alle stelle a causa della pandemia, era sorretta solo dall’azione temporanea della BCE che consentiva di trovare credito sui mercati finanziari. Con un governo incapace dopo molti mesi di trovare un orientamento nella stesura di un PNRR credibile e di predisporre un piano funzionante di vaccinazione di massa e di rafforzamento delle strutture sanitarie, ho più volte sostenuto che il momento della verità sarebbe arrivato con la fine della pandemia, con la ripresa economica in Europa e con l’inevitabile conseguente normalizzazione delle politiche ammissibili. Quello sarebbe stato il momento in cui l’Italia avrebbe dovuto rispondere della sua sostenibilità finanziaria. E il timore e l’incertezza circa questo futuro non era certo un buon viatico per ripristinare nell’immediato la fiducia di consumatori e imprese.

Il governo Draghi ha cambiato le prospettive, perché ha ridato credibilità all’Italia e con essa ripristinato appunto la fiducia sulla sostenibilità delle sue politiche e il futuro della sua economia. Ha stabilizzato le aspettative dei mercati finanziari rispetto al nostro Paese, ha varato un PNRR credibile anche, e soprattutto, perché è apparso come un governo in grado di varare le riforme necessarie. PNRR e riforme sono un tutt’uno, perché il loro obiettivo principale è quello di riportare fiducia nel funzionamento del sistema italiano tra gli attori economici. La riforma della giustizia serve a far capire agli investitori internazionali se siamo in Europa o se siamo in un sistema diverso, in cui chi investe “capitale” non è garantito. Questo è il punto fondamentale. Oggi il quadro prospettico dipende dall’autorevolezza del presidente del Consiglio in Europa e nel mondo e dal suo governo. Questo è un punto di forza fondamentale per l’Italia, il cui futuro dipende anche dal negoziato sulle regole di bilancio europee da ripristinare dopo la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita che forse non andrà oltre il 2022.

Ricordare tutto ciò è importante perché è bene guardare ai fondamenti del ritrovato ottimismo. Ma sono fondamenti ancora fragili perché la costruzione è appena iniziata e sarebbero vanificati anche i primi passi se percepiti come una parentesi temporanea. Il buon andamento della campagna vaccinale è stato fondamentale per il riavvio dell’economia, ma essa non è terminata come non è terminata la pandemia. È sbagliato, quindi, dare spazio a una minoranza rumorosa che vorrebbe ostacolare la messa a frutto, mediante il tracciamento dei vaccinati, del successo della campagna vaccinale al fine di accelerare la riapertura delle attività. Così come sono inaccettabili giochi personalistici intorno al disegno delle riforme da varare. Parlo di giochi personalistici perché è necessario ammettere che l’altro elemento di forza della svolta in atto è che le forze politiche, sostanzialmente tutte, hanno saputo comprendere la posta in gioco e hanno appoggiato il governo di unità nazionale. Anche quelle non entrate nel governo, che tuttavia garantiscono una opposizione gentile e costruttiva. Anche il partito di maggioranza relativa, forse consapevole che in fondo chi aveva guidato il governo in sua rappresentanza per tre anni consecutivi aveva determinato, come risultato politico, il dimezzamento dei consensi del partito che lo aveva nominato. Fatto non proprio trascurabile per una forza politica, almeno secondo la logica tradizionale.

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