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Il Mondiale delle rivalse. L'assalto degli ultimi all'aristocrazia del calcio

In Qatar si è assistito a un campionato del mondo “democratico” che, pur nella terra degli Emiri, non ha guardato in faccia nessuno facendo saltare corazzate dal ricco blasone come Germania, Spagna, Brasile, Portogallo, Olanda e via decrescendo

di Dario Ceccarelli

Mondiali, trionfo Marocco, per la prima volta in semifinale

5' di lettura

Bisogna davvero riconoscerlo. Il gioco del calcio, quando si impegna, s'inventa delle magie inimmaginabili. Con tutto quello che è successo nel Qatar, e soprattutto attorno al Qatar e a Bruxelles, con quelle valigie in fuga piene di banconote che ricordano i film di Totò o dei cinepanettoni, sembra impossibile che potesse esplodere, con la sua travolgente potenza emotiva, una fiaba come quella del Marocco. Dove tutto sembra rovesciato: con il “riccone “ Ronaldo lasciato solo e lacrimante, mentre un intero popolo, orgoglioso e felice, festeggia la sua squadra come se avesse già vinto il Mondiale.

Un'esplosione di gioia incontenibile, virale e materiale insieme, con i ragazzi di Regragui che, sollevando al cielo l'allenatore, piangono e pregano perchè il loro sogno non finisca più. E che dopo aver raggiunto - prima squadra africana - la semifinale della Coppa, questo sogno possa arrivare dove è quasi impossibile credere.

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Gruppo che gioca all'italiana

Un fuoco emotivo che riscalda anche chi col calcio non c'entra niente. Felice soltanto di vedere che, grazie a una decina di ragazzi nati all'estero da genitori immigrati, e che hanno scelto di giocare per il loro paese, tutta una comunità sparsa per il mondo ritrova fiducia e autostima. La cosa curiosa è che questo exploit è stato raggiunto da un gruppo che dal punto di vista tecnico ricorda molto il nostro vecchio calcio all'italiana. Quello tanto disprezzato del “primo non prenderle”, ritenuto poco moderno e spettacolare. Un calcio costituito da una difesa impenetrabile, attorno a un portiere-saracinesca, Bounou, che ricorda il nostro vecchio Zoff quando nel 1982 era assediato dai brasiliani. Tutti indietro, pronti però a scattare come delle frecce imprendibili in contropiede. Un calcio semplice fatto di raddoppi e pressing feroce quello del Marocco.

Francia, voglia di bis

E poi il cuore, la determinazione, quella voglia arrivare lontano che sembra provenire dal tam tam ancestrale del suo stesso popolo. Ora bisognerà vedere con la Francia. l'antica madre coloniale. Una Francia di celebri star dal portafoglio gonfio e dai piedi raffinati, ma anche una Francia già campione del mondo che vuole, assolutamente vuole, bissare il Mondiale. E lo si è visto nella sfida con l'Inghilterra, forse anche superiore all'Equipe di Mbappè.

Alla fine, sono stati decisivi due episodi: il rigore sbagliato da Harry Kane e l'inzuccata di Olivier Giroud, 36 enne ringiovanito dal Milan, che ha condannato una discreta Inghilterra scivolata ancora una volta sul dischetto come nell'Ultimo Europeo. È un vizio quello dei leoni inglesi, che da 56 anni non vincono un mondiale. Forse pesa anche questa tradizione negativaInsomma, siamo al gran finale. Ne restano quattro, come gli amici al bar, che rappresentano tre continenti. Uno dei tanti record di questo mondiale.

Squadre blasonate

Un mondiale “democratico” che, pur nella terra degli Emiri, non ha guardato in faccia nessuno facendo saltare corazzate dal ricco blasone come Germania, Spagna, Brasile, Portogallo, Olanda e via decrescendo. E lasciamo perdere l'Italia. Che abbia un significato questa “decimazione” dei Signori del calcio? È una domanda che resta in sospeso in attesa di vedere l'ultimo giro di giostra. Intanto, facciamo le carte alle quattro semifinaliste. Ben consapevoli che questo è il mondiale delle sorprese

ARGENTINA 7,5

Che sia forte non si discute. Ma è arrivata in semifinale con molte ansie e qualche fatica di troppo. Lo si è visto anche contro l'Olanda. In vantaggio di due reti, si è fatta riagganciare allo scadere. E poi anche ai rigori dove, in vantaggio di due penalty, quasi rischia di farsi beffare. E meno male che Lautaro, deludente in precedenza, questa volta ha tirato da campione.

Se Messi e compagni vogliono portare la Coppa in Sud America, dovranno dare il mille per mille. Non basterà affidarsi ai soliti miracoli di Messi, protagonista di un ottimo mondiale, ma sul quale, in certe strettoie, gravitano troppe responsabilità. Lautaro e Di Maria, potrebbero aiutarlo meglio rispetto a quanto hanno fatto finora. È favorita, l’Argentina, ma serve un salto di qualità. Anche morale: quei gesti di scherno dopo la vittoria sugli olandese, sono una pagina scura da cancellare.

Non si fa. Chi fa sport lo sa. Il rispetto dell'avversario è un tratto distintivo di una grande squadra. Oltretutto davanti a milioni di spettatori di tutto il mondo.

CROAZIA 8

Forti, fortissimi, organizzati e determinati. E soprattutto guidati da quella che, forse, è la vera star di questo mondiale: Luka Modric, l'intramontabile centrocampista del Real Madrid e capitano della Croazia. Un fenomeno questo direttore d’orchestra in perenne movimento che ha 37 anni suonati ma ne dimostra venti. Uno che trovi dappertutto, un puntino biancorosso che si muove in continuazione. E che non sbaglia mai. Quando ricordiamo la non verde età di Ronaldo e di Messi, forse è il caso di ricordare che esiste anche Modric, l'alternativa croata al vecchio dualismo tra Leo e CR7. Modric Ha già vinto il Pallone d'oro, cinque Champions e ora punta al Mondiale dopo averla sfiorato contro la Francia nella finale del 2018. L'Argentina è avvisata.

La Croazia è un brutto cliente che non lascia respirare: un Marocco più raffinato. Rappresenta poco più di quattro milioni di persone, ma dispone di talenti come Brozovic, Kovacic e Lovren che col loro carisma trascinano i più giovani. Conta anche la bandiera. il senso di appartenenza. Vengono da una guerra che ha lasciato tracce profonde. Modric è cresciuto in un hotel di Zara dove la famiglia era sfollata. Dopo aver visto la guerra. non sarà certo una semifinale a farlo spaventare.

FRANCIA 7,5

È la favorita, che punta al bis, impresa riuscita solo all'Italia (1934 e 1938) e al Brasile (1958-1962). I Blues hanno due punti forza: un collettivo di classe superiore e la forza che ti viene dalla sicurezza. Anche con l'Inghilterra, al di là del rigore sbagliato da Cane, ha pesato la maggior autostima dei francesi. Che hanno Mbppè, certo, ma anche Giroud, Griezmann, Dembelè e Teo Hernandez, anche lui ben cresciuto nella Milano rossonera. Senza parlare di Tchouameni, 22 anni, cacciatore di palle vaganti a centrocampo e formidabile cecchino. Dalla sua sassata, potente e angolata, è nato il successo dei Blues sull'Inghilterra. Il Real Madrid ha investito 100 milioni per accasarlo al Bernabeu. Forse il Real ci ha visto giusto, anche se cifre del genere sono sempre fuori dal mondo. Detto questo, col Marocco sarà dura.

I marchesi della Francia avranno contro tutto il mondo arabo-africano e non solo quello. Il Popolo del sud contro l'aristocrazia del calcio europeo. Che bella sfida!

MAROCCO 10

Gli diamo il massimo perchè ha fatto il massimo. Una crescita, quella della nazionale del ct Regragui, che ha quasi del miracoloso, ma non è del tutto sorprendente. I germi erano nell'aria. E non solo per gli investimenti e i soldi ben spesi arrivati dalla Fifa. È da anni infatti che a Rabat, sede della Federcalcio, si lavora per lo sviluppo del progetto marocchino. Tanti giovani, tanti talenti cresciuti nelle squadre europee, sono stati reclutati per questa spedizione.

Tra i 26 convocati ci sono ben 14 giovani nati all'estero. E lo si è visto anche col Portogallo quando, come da una panchina infinita, gli infortunati venivano sostituiti da riserve altrettanto brillanti. Sono giovani, motivati, caricati dallo spirito di appartenenza di un popolo che vuole alzare la testa e far vedere che ci sa fare anche coi piedi. Poi c'è questo allenatore carismatico, Regragui, che sa parlare ai suoi giocatori. Li sa caricare, farli sentire importanti. Prima questo tecnico non era nessuno. Ora è il Migliore: sono i misteri buffi del calcio. C'è anche una spinta che viene da un intero continente. Che sente di poter scrivere, finalmente da protagonista, la storia del calcio.

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