ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCrisi alimentare

Il mondo adesso guarda ai granai dell’America Latina

Argentina e Brasile con le loro commodities possono alleviare la crisi alimentare

di Roberto Da Rin

(AlfRibeiro - stock.adobe.com)

3' di lettura

Nuovi mercati e nuovi scenari. Al di là delle cronache di guerra e delle tensioni diplomatiche di queste settimane, il protagonismo agroalimentare di alcuni Paesi latinoamericani è più di un’ipotesi. Le conseguenze economiche del conflitto tra Russia e Ucraina si sono palesate, in anticipo rispetto alle previsioni degli analisti: l’apertura dei corridoi per l’export di grano ucraino, la loro reale praticabilità, sono incognite aperte. È invece una certezza che il crollo dell’export di grano generi problemi gravi ai produttori e serie incognite agli acquirenti.

Russia e Ucraina, forti produttori di commodities agricole, fronteggiano una crisi senza precedenti ma sono soprattutto i paesi destinatari delle esportazioni che già ora vivono le prime drammatiche fasi di una crisi alimentare. Un conflitto dunque che provoca problemi molto seri nella sponda sud del Mediterraneo; meno grano, meno pane. Ecco lo spettro di una crisi sociale che, come già avvenuto in anni recenti, può condurre a serie instabilità.

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Al di là dell’Atlantico, l’America Latina può giocare una partita interessante. Argentina, Brasile, Cile, Colombia sono grandi produttori di commodities agricole e potrebbero sostituire, almeno parzialmente, il crollo di export derivante da Russia e Ucraina. Sarà così? Sì, a condizione di tamponare le falle e contenere gli squilibri macrofinanziari che la affliggono. Il Fondo monetario internazionale prevede che la crescita dell’America Latina, nel 2022, si attesti al 2,5%, una ripresina frenata dalla guerra in Europa che mette a rischio le prospettive future. I primi impatti si fanno sentire attraverso l’aumento dell’inflazione che colpisce i redditi reali. Il prosieguo delle ostilità condurrà a difficoltà finanziarie globali e a condizioni sempre più restrittive per la regione: costi di finanziamento del debito, deflussi di capitali e, last but not least, una decelerazione della crescita della Cina potrebbe riverberarsi sui principali prezzi all’esportazione.

La pandemia ha prodotto danni gravi all’economia e, dopo la fase più critica, pareva profilarsi una ripresina, minacciata dalla guerra. Il Financial Times cita Ilan Goldfjn, Direttore dell’Emisfero occidentale del Fondo monetario, secondo cui il grande tema dell’insicurezza alimentare potrebbe essere alleviato dalle forniture dell’America Latina che possiede materie prime alimentari, energetiche e minerali. E quindi potrebbe essere parte della soluzione.

Inoltre va ricordato che la soia brasiliana e quella argentina sono transgeniche; ciò significa che non vi sono problemi legati al trasporto, né allo stoccaggio.

Enzo Farulla, economista e analista, già Raymond James, esperto di temi latinoamericani, sottolinea che «non c’è il rischio di deterioramento e ciò avvantaggia il granaio sudamericano, non vi sono infatti problemi per i trasporti continentali». Sì, rimangono comunque aperti i nodi che derivano dalla capacità logistica, ma sono superabili.

Uno dei più estesi granai del mondo potrebbe quindi fornire risorse in un momento così critico. Permangono tuttavia serie contraddizioni: l’Argentina, per esempio, potrebbe produrre cibo per 400 milioni di persone ma non riesce a sfamare tutti i suoi 45 milioni, in alcune regioni del nord del Paese esistono sacche di povertà estrema. Un caso eclatante che apre uno squarcio sugli squilibri alimentari in America Latina.

I dati della Fao rilevano che una famiglia media spende tra il 25% e il 40% del suo stipendio mensile; una alimentazione equilibrata necessita di 4,25 dollari al giorno, 3 volte di più di quanto potrebbe pagare. Una analisi di Julio Berdegué, Responsabile della Fao, rivela che non potendo accedere a un’alimentazione sana, la maggior parte dei latinoamericani consuma quasi esclusivamente carboidrati, zucchero e grassi.

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