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Il mondo delle cripto torna con i piedi per terra

Adesso il timore è che una perdita di fiducia nei confronti del Tether possa generare una specie di «corsa agli sportelli» e con enormi e improvvise richieste di cambio di Tether in dollari, l’emittente potrebbe non essere in grado di soddisfarle

di Gianfranco Ursino

(Afp)

2' di lettura

Di stabile ha ormai solo il nome. “Terra”, la moneta digitale che attraverso un algoritmo dovrebbe garantire un cambio stabile 1:1 con il dollaro Usa, ha ormai azzerato il suo valore. Il crollo della terza «stablecoin» al mondo e del suo relativo token “Luna”, ha innescato una spirale ribassista in tutto l’universo cripto.

Le stablecoin sono valute digitali ancorate a un cambio fisso contro dollaro, che vengono usate per regolare la gran parte delle transazioni delle altre criptovalute. Se viene meno la fiducia nei loro confronti, è quindi automatico attendersi uno shock di liquidità per il più ampio mercato delle cripto.

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Anche le altre stablecoin hanno iniziato a scricchiolare, ma - almeno in teoria - dovrebbero tenere saldo il loro valore perché supportato non da algoritmi ma da asset “reali”, secondo quanto hanno sempre dichiarato. Tra queste la discussa Tether in questi giorni ha rotto la parità con il dollaro. A questo punto non bastano più le rassicurazioni verbali, ma occorre aprire i forzieri.

Detenere una stablecoin dal valore nominale di un dollaro sarebbe equivalente al possesso fisico dello stesso se ci fosse una garanzia legale di conversione. Fino allo scorso anno sul sito della società che emette il Tether - collegata alla piattaforma Bitfinex - veniva indicato che dietro ogni Tether c’era un dollaro Usa. Ma sulla scia dei dubbi espressi sull’entità delle riserve da parte delle autorità giudiziarie di New York, a un certo punto il disclaimer sul sito è stato modificato riportando che i Tether sono garantiti da dollari, ma anche da altri asset e crediti. Successivamente Tether Limited ha diffuso un report, che adesso aggiorna ogni tre mesi, dove afferma che i miliardi di Tether in circolazione (oggi pari a oltre 80) sono coperti solo per il 3-6% da dollari veri e propri. Il resto sono in gran parte security loans, fiduciary deposit, commercial paper. Tutti strumenti, questi ultimi, garantiti da chi? La mancanza di trasparenza fornita da Tether sulla qualità della carta commerciale che dichiara di custodire nei forzieri, è fonte di ulteriori dubbi.

Il timore è che una perdita di fiducia nei confronti del Tether possa generare una specie di «corsa agli sportelli» da parte dei detentori della stablecoin più usata al mondo per comprare Bitcoin. E con enormi e improvvise richieste di cambio di Tether in dollari, l’emittente potrebbe non essere in grado di soddisfarle.

Le prime avvisaglie si sono manifestate. Giovedì scorso 12 maggio i vertici di Tether hanno cercato di rassicurare via twitter il mercato affermando che stanno onorando i riscatti di Tether a un dollaro e che nelle ultime 24 ore sono state registrate vendite per oltre 300 milioni di dollari. Ma fino a quando tutto questo - senza una maggior trasparenza - può funzionare?

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  • Gianfranco Ursinovice caposervizio

    Luogo: Milano

    Argomenti: Fondi comuni, Etf, Assicurazioni, Conti correnti, Conti deposito, Mutui, Polizze fideiussorie, Anatocismo, Usura, Risparmio postale, Libretti Coop, Banche, Borsa, Consob, Banca d’Italia, Abf, Acf, Oam, Ocf, Consulenza finanziaria, Fondi pensione, Casse di previdenza, Fintech

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