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Il mondo prima di Panzironi: vita, miracoli e guai giudiziari delle televendite

L’Antitrust sanziona l’inventore del metodo Life 120, ma il pensiero va al «come eravamo» prima della Delibera Agcom 538/2001. All’Italia piccolo grande villaggio globale popolato da Wanna Marchi, «Baffo» e Guido Angeli. Con la benedizione dell’angelo Cicciput. Ma solo per le prime dieci telefonate

di Francesco Prisco

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Adriano Panzironi multato dall’Antitrust per «pratiche commerciali scorrette» (Ansa)

3' di lettura

Cosa resterà di questi anni Ottanta? Se lo chiedeva 30 anni fa Raf che di anni ne ha appena compiuti 60, ma l’interrogativo suona più che mai attuale. Almeno per tutta la generazione cresciuta a merendine e televisioni commerciali: mentre un’ala del governo giallorosso propone di tassare le merendine, le televendite, che pure della televisione commerciale furono spina dorsale, non sembrano passarsela benissimo. L’ultima la avete sentita: l’Antitrust multa Adriano Panzironi.

Le sanzioni a Panzironi
Sì, proprio l’inventore del metodo Life 120. L’Autorità garante del mercato lo ha sanzionato assieme a Life 120 Italia e Welcome Time Elevator, oltre che all’emittente televisiva Teleuniverso, per «aver reiterato due pratiche commerciali scorrette già vietate e sanzionate con il provvedimento dello scorso 13 settembre 2018». Le sanzioni in questione vanno da 40mila a 250mila euro, mentre da parte di Panzironi è già pronto un ricorso la Tar. Non ci interessa entrare nel merito della questione su se le apparizioni televisive di Panzironi siano da considerarsi televendite o meno, né intendiamo puntare lo sguardo sulla fredda cronaca.

GUARDA IL VIDEO. Amazon lancia un canale per televendite

Il mondo ai tempi del cambio Shimano
Qui si parla del «come eravamo» prima che la Delibera Agcom 538 del 26 luglio 2001 intervenisse per provare a mettere ordine nel disordinato mondo delle vendite televisive. Quel sottobosco di pentole, coltelli in puro acciaio inox, cambi Shimano, monocromi di Schifano, cure dimagranti e tarocchi che, in un modo o nell’altro, ha incorniciato i migliori anni della nostra vita. Certo, direte voi, le televindite oggi che c’è il digitale terrestre si sono persino moltiplicate. Oggi persino Amazon si apre il suo canale di televendite. Verissimo, ma - consentiteci - non è la stessa cosa. Perché ai tempi belli il telecomando offriva pochissime alternative, la pay tv non c’era oppoure muoveva i timidi primi passi e tu, che lo volessi o meno, prima o poi finivi su un canale locale che prometteva un’offerta a prezzi stracciati «solo alle prime dieci telefonate». Era una specie di social prima dei social.

Guido Angeli, l’uomo del «provare per credere»

Da Guido Angeli a Concetta Mobili
Anche in questo caso, l’Italia era spaccata a metà. Il Nord se lo dividevano Guido Angeli, testimonial del leggendario Mobilificio Aiazzone di Biella e impareggiabile divulgatore del metodo empirico («provare per credere»), e Cesare Ragazzi, ex chitarrista del complesso beat i Vagabondi inventore di un formidabile metodo per sconfiggere la perdita dei capelli, basato su una particolarissima «protesi tricologica» che si dice abbia sedotto persino Lucio Dalla. Il Sud era territorio delle pentole a pressione «garantite» da Stefano Midiri e dei concetti nobili di Concetta Mobili che dava lezioni di stile neomelodico dall’inevitabile mobilificio «all’uscita del casello autostradale di Caserta Nord». Eternamente ripreso dalle telecamere che manco The Truman Show.

Wanna Marchi alle origini

Wanna, il Baffo e Cicciput
Personaggi «local» che diventavano «global», nel senso del piccolo grande villaggio globale televisivo che fu l’Italia tra gli anni Ottanta e i Novanta: da Wanna Marchi da Castel Guelfo di Bologna con la quale non si poteva non andare «d’accordo» a Roberto Da Crema, meglio noto come «il Baffo», puntualmente colto ad ansimare tra orologi e tagliacapelli. Entrambi popolarissimi, entrambi al centro di intricate vicende giudiziarie al massimo della popolarità. Intricatissimi pure gli affari di Giorgio Mendella, monzese trapiantato in Versilia che mosse i primi passi su Bergamo Tv come televenditore d’arte e si ritrovò a Viareggio patron di Rete Mia. Dossier finito all’attenzione del Tribunale di Lucca. Il mago Gennaro D’Auria, famoso per le sue invettive contro gli autori di telefonate moleste in diretta, diventa invece icona generazionale grazie all’angelo custode Cicciput, cui Elio e le Storie Tese dedicheranno addirittura un album.

Corrado Guzzanti, critico d’arte-imbonitore di Tele Proboscide

Telemarket o Tele Proboscide?
Per non dire di Telemarket, la tv che pratica «l’arte di vendere arte» fondata dall’ex presidente del Napoli Giorgio Corbelli che diventerà l’indimenticabile Tele Proboscide nella parodia di Corrado Guzzanti, l’unica emittente locale a battere all’asta i quadri di Franco ed Ernesto Staccolanana: «Co’ ’sta nana ce sta Franco ma ce sta pure Ernesto, capisci la provocazione?» Resta un dubbio: fa più ridere l’originale o la parodia? Chiamate e lo scoprirete. C’è una sorpresa speciale per voi, ma solo per le prime dieci telefonate.

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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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