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Il Monopoly in versione digitale: senza contanti e con riconoscimento vocale

Il famosissimo gioco da tavolo, che per anni ha catturato intere generazioni introducendole al capitalismo e all’uso delle banconote, sta per cambiare. La Hasbro sta lanciando una versione senza contanti e con riconoscimento vocale

di Biagio Simonetta


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3' di lettura

In un mondo sempre più cashless, sta per cadere anche l’ultimo grande mito del contante: il Monopoly. Il famosissimo gioco da tavolo, che per anni ha catturato intere generazioni introducendole al capitalismo e all’uso delle banconote, sta per cambiare. La Hasbro, società statunitense che produce il celebre gioco, sta lanciando una versione senza contanti e con riconoscimento vocale. Si chiama “Voice Banking”, e in sostanza affida a un piccolo software basato su Intelligenza Artificiale la gestione delle finanze dei vari partecipanti.

Si tratta di un’evoluzione che segue ciò che sta accadendo nel mondo reale, dove il denaro contante trova sempre meno spazio e le idee di cashless society stanno prendendo forma (soprattutto nei Paesi del Nord Europa).

Come si giocherà
Le regole del gioco di questo Monopoly digitale rimangono quelle di sempre. L’acquisto di terreni e la costruzione di proprietà con l’obiettivo di conquistare tutto e mandare in fallimento gli altri giocatori. Stavolta, però, senza le famose banconote che hanno creato il legame col contante per milioni di adolescenti. Al centro del tabellone, un cilindro intelligente che riconosce le voci dei partecipanti e fa da banchiere. Tutto si sviluppa attraverso questo device, insomma. Chiaramente, la versione di Monopoly tradizionale, quella con le banconote, rimarrà in commercio. Ma questa “Voice Banking” entrerà con prepotenza nell’immaginario di generazioni che probabilmente avranno poco contatto col contante.

Un mondo sempre più cashless
L’evoluzione del Monopoly, dicevamo, segue quelli che sono i trend globali. In un mondo sempre più digitale, l’utilizzo dei pagamenti elettronici (che non sono solo quelli con carta di credito) sta cambiando le nostre abitudini. Oggi è possibile pagare qualcosa avvicinando uno smartphone (o anche uno smartwatch) a un Pos, in pochi secondi. E i numeri di questo fenomeno sono in forte crescita. Il nostro Paese rimane nelle retrovie: quartultimo in Europa, si lascia alle spalle solo Grecia, Romania e Bulgaria. Segno evidente di un’economia sommersa straripante. Danimarca, Svezia e Finlandia, invece, corrono veloci verso modelli di cashless society, con esercizi commerciali che – già da un paio d’anni – non accettano più pagamenti in contante.

Il colpo di coda del contante
Ma nonostante i trend ci dicano che il contante è destinato a sparire, negli ultimi mesi ha fatto ancora discutere. In Italia, due banche digitali come N26 e HYPE, hanno recentemente stretto un accordo con Viacash, infrastruttura di pagamento che consente prelievi e depositi alla cassa del supermercato tramite un codice a barre, grazie alla quale agli utenti viene data la possibilità di ricaricare il proprio conto anche tramite contanti. «A una prima analisi – commentano di Ivano Asaro e Valeria Portale, dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano -  viene probabilmente da pensare che questa apertura ai contanti sia un trend tipicamente italiano. Nel nostro paese, infatti, il contante rimane il primo strumento di pagamento utilizzato (oltre il 50% in termini di transato e circa l’80% delle transazioni), nonostante la crescita dei pagamenti elettronici (arrivati a 240 miliardi di euro nel 2018, in crescita del 9%, secondo le stime dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce)».

Bisogna dunque “piegarsi” al contante per poter fare business in Italia? «In realtà – dicono i due ricercatori - non è una problematica solo italiana. Anche negli Stati Uniti, nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad annunci che vanno in questa direzione. Amazon ha confermato che presto verrà permesso di pagare in contanti anche nei punti vendita Amazon Go. La scelta di Amazon è derivata da alcune lamentele che l’accusavano di discriminare i cittadini senza carta di credito e, soprattutto, dalle leggi approvate in alcune grandi città statunitensi: Philadelphia qualche settimana fa è diventata la prima grande città degli Stati Uniti a vietare i negozi senza contanti, seguita dallo stato del New Jersey. Altre città, come New York, San Francisco e Chicago a quanto pare stanno prendendo in considerazione leggi simili». Del resto, la scelta statunitense sembra dettata da alcuni principi abbastanza chiari: più sei povero, più è probabile che tu possa usare denaro contante. Alcune persone non hanno conti bancari o la documentazione che permetterebbe loro di aprirne uno. Molti non hanno un accesso digitale affidabile e regolare. In certe situazioni, dunque, il contante rimane l’unico mezzo di pagamento. E questo a prescindere dall’economia nera tipicamente italiana.  

Siamo quindi davanti a un freno all’innovazione e al percorso verso un mondo più digitale? «La risposta è chiaramente “No” – dicono Asaro e Portale - Tutte le aziende fin qui citate hanno investito e continueranno a investire sui pagamenti elettronici e sulla loro digitalizzazione. Quello in corso, allora, sembra piuttosto un modo per raggiungere tutti i clienti, anche gli ostinati affezionati al contante». La corsa del digitale, insomma, non si arresterà. 

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