Economia circolare

Il mozzicone di sigaretta non va in fumo (o per strada) e rinasce come polimero

A Rovereto la startup Re-cig, fondata da due fumatori, ha recuperato due milioni di mozziconi trasformandoli in acetato di cellulosa

di M.Cristina Ceresa

3' di lettura

Già due milioni di mozziconi di sigarette sono passati a nuova vita, diventando prototipi di montature di occhiali e pure manici di ombrello. Merito di Re-cig una startup innovativa, insediata a Rovereto in Progetto Manifattura, che ha brevettato un sistema che intercetta in appositi “smokers point” le cicche di sigaretta, le stocca e le smembra, separando carta, tabacco e filtro.

I filtri, quindi, vengono trattati e ritrasformati in acetato di cellulosa, un prodotto plastico che, adeguatamente lavorato, promette grandi cose.

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I fondatori di Re-cig sono Marco Fimognari e Nicola Bonetti: non nascondono di essere fumatori incalliti e forse proprio per questo si devono essere resi conto quanto le cicche di sigaretta siano un vero problema ambientale: già nel 2010 Enea stimava una produzione annua di 13.000 tonnellate di mozziconi che spesso finiscono per strada con una vita media che varia dai 5 ai12 anni.

Così, con Re-cig hanno cercato di risolvere il problema - in realtà c'è anche un progetto del Cnr che ci sta lavorando su - prendendosi in carico tutto il passaggio: raccolta (a oggi 500 sono gli smokers point installati in centri commerciali, imprese e comuni, da Trento a Ragusa), stoccaggio e riciclo delle sigarette.

«Abbiamo ordini in definizione per altri 500 punti di raccolta che dobbiamo effettuare entro il mese di marzo 2022 – spiega Fimognari–. Il nostro lavoro è partito inizialmente con le aziende private e adesso stiamo riuscendo a stringere importanti collaborazioni con la pubblica amministrazione. Questo canale sarà quello che ci consentirà di poter raggiungere con il nostro messaggio l'intera popolazione».

La creatività sta guidando il team nella ricerca del giusto prodotto da creare con il nuovo polimero i cui test effettuati dall'azienda darebbero indicazione sul fatto che potrà essere riciclato almeno altre due volte e con una buona durabilità.

«Siamo alla ricerca del prodotto ideale da poter creare – aggiunge il manager - .Non abbiamo nulla di definitivo, ma siamo convinti che la cosa importante sia trasmettere il messaggio al consumatore in merito alla provenienza del prodotto. La sensibilizzazione e l'informazione delle persone sono un importante obiettivo della nostra attività».

Intanto, una sfida importante è stata superata: Re-cig è riuscita a ottenere le autorizzazioni necessarie per poter svolgere questo servizio.

«In Italia il mondo dei rifiuti è altamente normato e nessuno aveva mai fatto una richiesta per un impianto simile al nostro – commenta ancora Fimognari –. È stata una sfida con la burocrazia, con le tempistiche e con richieste di integrazioni».

Nel business plan il vero costo e impegno è quello dedicato alla fase di raccolta. «Questo è sicuramente il cuore del progetto – mettono in chiaro i due fondatori -. Per poterlo fare in tutta Italia in maniera sempre più capillare, avremo bisogno di più personale e mezzi. Ovviamente abbiamo anche valutato l'impatto di questa attività; infatti, nel 2022 speriamo di poter aggiungere alla nostra sede almeno due stabilimenti per lo stoccaggio. Questo servirà a limitare il chilometraggio dei nostri mezzi e di conseguenza l'impatto ambientale».

Per il momento c'è spazio per una nuova assunzione per far fronte agli interessamenti che arrivano anche dall'estero, in particolare da Polonia, Germania e Spagna. Importante per l'azienda trentina è aumentare la capacità di raccolta: quei due milioni di mozziconi di sigaretta già lavorati hanno prodotto “solo” 600 chilogrammi del nuovo polimero.

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