SALE IN ZUCCA

Il muro dell’Olanda ci fa perdere tutte le nostre certezze

di Giancarlo Mazzuca

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(Afp)


2' di lettura

Mai come in queste settimane di “coronavirus” stiamo perdendo tutte le nostre certezze. È il caso dell'Olanda, la nazione dei mulini a vento, la nazione dove i sogni, spesso e volentieri, raggiungono vette altissime anche se il territorio è completamente piatto: Paesi Bassi, appunto.

Personalmente, ho sempre simpatizzato con gli olandesi. Ricordo quando, tantissimi anni fa, frequentavo la “John's Hopkins” di Bologna dove c'erano studenti da tutto il mondo: quelli di Amsterdam e dintorni erano nettamente i migliori amici perché erano abituati a solidarizzare ed a superare tutte le barriere. Abbiamo tanto fraternizzato che, finito il corso, sono anche andato a trovarli a casa loro.

Quarant'anni dopo, ecco la doccia fredda della pandemia che mi ha fatto aprire gli occhi: gli olandesi sono davvero così cambiati? Proprio dall'Olanda, infatti, sarebbero arrivati i maggiori ostacoli alle richieste che il nostro governo ha avanzato all'Unione Europea per allargare i cordoni della borsa di fronte all'emergenza del contagio che ha paralizzato anche il “made in Italy”.

Per settimane – e molti, compreso il sottoscritto, dovrebbero adesso chiedere venia -, abbiamo continuato a prendere di mira i tedeschi della cancelliera Merkel, così come la presidente Ue, Ursula Van der Layen, che è pur sempre tedesca, accusandoli di aver frenato tutto con le loro rigidità sul fronte economico. Non è sempre stata la Germania a sostenere l'Europa a due velocità? Mes, “corona bond”, prestiti-ponte: per qualsiasi provvedimento in cantiere abbiamo continuato a ritenere Berlino la nostra pecora nera. Così come la Bce “vedova” di Draghi: non è un caso che la sede della banca centrale sia a Francoforte. Poi abbiamo scoperto che, a mettere i maggiori bastoni tra le ruote delle nostre richieste d'interventi straordinari (prima che sia davvero troppo tardi), sarebbero invece stati proprio i “tulipani” che, in questi giorni d'emergenza, agli occhi di molti italiani hanno finito per prendere le sembianze dei crisantemi.

Resto convinto che, alla fine, si troverà un accordo economico perché, con questo estenuante braccio di ferro, diventa a rischio anche la sopravvivenza stessa dell'Europa. Intendiamoci, Bruxelles ha già attraversate molte crisi, ma mai come ai tempi del “coronavirus”. Al punto che persino uno dei padri fondatori dell'euro, Romano Prodi, mi ha detto di recente che la Comunità andrà avanti, “ma con molta fatica”. Ecco perché il premier Conte, senza più adombrare l'uscita dell'Italia dalla Ue, dovrebbe oggi concentrare tutti gli sforzi sugli olandesi che abbiamo sempre considerato i pacifisti per eccellenza, al di là delle rigidità del primo ministro Rutte.

Ma davvero, mi chiedo ancora, i “tulipani” sono diventati gli “sturm und drang” dell'Europa? L'ho domandato ad uno che li conosce a menadito: Arrigo Sacchi, il “mister” del Milan campione degli anni d'oro, che ha avuto ben cinque calciatori olandesi nelle sue file: Gullit, Rijkaard e Van Basten “in primis” . La sua risposta è stata lapidaria:“Soprattutto i tre campioni erano diversi come personalità e carattere, alcuni un po' presuntuosi. Ma anche in Italia il partito dei presuntuosi è ben rappresentato”.

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