Napoli

Il Museo Archeologico Nazionale guarda al futuro

Il lockdown riporta la relazione con i visitatori alla modalità digitale. Nel piano strategico l’ampliamento, le sinergie con le altre istituzioni sui prestiti e la sezione tecnologica

di Sara Dolfi Agostini

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Il lockdown riporta la relazione con i visitatori alla modalità digitale. Nel piano strategico l’ampliamento, le sinergie con le altre istituzioni sui prestiti e la sezione tecnologica


5' di lettura

Da domani 5 novembre, come tutti i musei , il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli sarà chiuso al pubblico. “Sentiamo la responsabilità del momento e dietro il portone del Mann siamo al lavoro con contenuti digitali per mantenere vivo il dialogo con fan e follower, con l’attività di restauro, i cantieri e gli allestimenti per le future mostre” spiega il direttore Paolo Giulierini. Su Facebook e Youtube saranno proposti gli Incontri di Archeologia e l’attività digitale farà vivere il museo. Il Covid19 non ferma museo napoletano , che nei giorni scorsi ha presentato il suo piano strategico 2020-23 (disponibile sul sito) con qualche mese di ritardo – l'evento era inizialmente pianificato per fine maggio – ma con ambizioni invariate. Il museo, infatti, che nel 2019 per la prima volta è entrato nella top ten dei siti museali italiani per numero di visitatori, ha progetti importanti in termini di espansione e digitalizzazione. E alla vigilia del nuovo Dpcm, contenente misure più stringenti anti Covid19, il direttore Paolo Giulierini – a capo del museo dal 2015, confermato con un secondo mandato fino al 2023 – ha assicurato che il MANN proseguirà con il palinsesto digitale dei giovedì, si concentrerà sulla ripresa con le mostre, annunciate e in calendario a partire dall'8 dicembre (sempre che dopo il 3 dicembre si possa tornare alla normalità), e lavorerà alla velocizzazione di cantieri e allestimenti permanenti.

Il 2021, l'anno strategico

Il direttore ha illustrato piano strategico e report annuale durante un meeting virtuale con circa 60 giornalisti registrati, e vari ospiti tra cui la direttrice generale per le politiche culturali e il turismo/ Regione Campania Rosanna Romano e Ludovico Solima dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, che collabora con il museo alla redazione del documento. “Il piano strategico è un dispositivo innovativo per l'Italia, non certo per l'Europa” ha esordito senza fronzoli, consapevole dei limiti di certe pratiche obsolete nel campo della gestione dei musei nostrani. Ma per lui, aggiunge, “è uno strumento imprescindibile, anche nella relazione con i musei stranieri per la gestione di prestiti e la produzione di nuove collaborazioni, ragione per cui il documento è redatto in italiano e inglese”. E poi c'è l'esigenza di stare al passo, in modo trasparente, con le promesse del museo a Napoli. “Ci avviamo verso un anno ‘strategico' per il nostro Museo che, nel 2021 sarà interamente restituito alla fruizione del pubblico, mai così vasto e stupefacente nei suoi immensi giacimenti di capolavori, mai così aperto alla città” afferma. Infatti, dalla primavera il MANN avrà un nuovo accogliente atrio di 1000 mq a ingresso libero, e sarà gratuito anche l'accesso al giardino storico della Vanella, di 3500 mq. E poi tre appuntamenti di contenuto: in estate si riscopriranno, nell'ala occidentale, le sale chiuse da mezzo secolo dove torneranno i capolavori della Campania romana. Ad ottobre, nel recuperato Braccio Nuovo del seicentesco palazzo, aprirà la Sezione Tecnologica in collaborazione con il Museo Galileo di Firenze e, sempre in autunno, sarà il turno delle sezioni pompeiane, che raddoppiano. “Così al termine del 2021 il MANN potrà orgogliosamente definirsi il più importante museo archeologico al mondo per l'arte classica” spiega Giulierini.

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Dietro le porte chiuse del Mann di Napoli

Dietro le porte chiuse del Mann di Napoli

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Il triennio 2016-19

I dati di sintesi del triennio precedente mostrano un museo solido e in crescita. Gli ingressi alla fine del 2019 sono stati pari a +76,4% rispetto al 2015, le entrate complessive confermano il trend, da 16 milioni di euro nel 2018 a 31,5 milioni euro nel bilancio previsionale del 2020. L'offerta culturale ha potuto contare su numerose mostre temporanee – orientate alla rivisitazione dei depositi, ispirate dalle narrazioni della collezione, e ai binomi antico-contemporaneo e classico-anticlassico. Si scopre così che il museo riesce a siglare partnership di grande prestigio funzionali alla propria programmazione. “La mostra Canova e l'Antico” che nel 2019 ha portato i visitatori quasi a quota 700mila è stata possibile grazie agli scambi con l' Hermitage di San Pietroburgo” racconta il direttore, che espone anche i dati quantitativi dei prestiti, da 514 nel 2016 a 809 nel 2019 – con un picco di 1.450 nel 2018, sempre con uno sguardo a collaborazioni utili per la crescita e la visibilità del museo oltre i confini nazionali. Interessanti anche i dati sulla presenza social del MANN, che però resta secondo al Museo Egizio di Torino per traffico internet su musei a tema archeologico. Tra il 2016 e il 2019, gli utenti unici del sito web sono quasi triplicati, a 392mila; in crescita anche i fan su Facebook, Twitter e soprattutto Instagram – dove il distacco con il Museo Egizio è inferiore – rispettivamente a quota 46mila, 9mila e 63mila. Inoltre, il direttore segnala che è in corso la sistemazione dei depositi, attività propedeutica per la catalogazione digitale che sarà resa presto disponibile online.

Effetto Covid-19 e mostre in corso

La pandemia ha prodotto effetti devastanti con una perdita stimata a livello di settore museale italiano, solo per il periodo marzo-maggio 2020, di 19 milioni di visitatori e 78 milioni di euro di mancati incassi. Per parte sua, il MANN ha riaperto le sale – ma non il bookshop – dal 2 giugno con accesso contingentato, obbligo di prenotazione e mascherina, e nei mesi estivi ha registrato 32mila ingressi, il 23% rispetto all'anno precedente nello stesso periodo, a fronte di un biglietto scontato a 10 euro dal 1° agosto. Dati su cui influisce anche la contrazione degli arrivi dei turisti internazionali che contano oltre il 75% dei visitatori totali del museo. Le attività sono proseguite con l'apertura a metà ottobre di mostre temporanee come «Andrea Anastasio – Le Ceramiche per Gatti 1928» a cura di Alessandro Rabottini, che ha recentemente lasciato la direzione della fiera Miart per diventare direttore artistico della nuova Fondazione In Between Art Film , creata a Roma dalla collezionista Beatrice Bulgari. Anastasio, direttore di Ceramiche Gatti 1928, ha scavato negli archivi della storica bottega di ceramica di Faenza, tra gli stampi di gesso novecenteschi dedicati a scene religiose e animali, e costruito una riflessione sulla cultura materiale che attraversa il tempo in dialogo con gli affreschi pompeiani, fiore all'occhiello del museo. E poi c'è la mostra fotografica dell'artista ventiseienne Mohamed Keita, fuggito dalla Costa d'Avorio e arrivato in Italia dieci anni fa come rifugiato politico. Keita ha aperto di recente una scuola di fotografia a Bamako in Mali per offrire educazione, comunità e riscatto sociale a ragazzi dai dieci anni in su e alle loro famiglie. Un progetto culturale che ha già fatto tappa al Centro Pecci di Prato e coniuga arte e beneficienza – infatti acquistando le fotografie esposte di Keita e dei suoi studenti si sostiene la scuola Studio Kene .

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