in attesa da 18 anni

Il museo per Fermi nel buco nero della burocrazia

di Antonello Cherchi


Enrico Fermi (Agf)

2' di lettura

I ragazzi di via Panisperna, quelli che sotto la guida di Enrico Fermi diedero vita a una felice stagione della fisica italiana, forse avrebbero saputo trovare una risposta. O forse anche loro, se si fossero sentiti chiedere «Perché un museo previsto nel 1999 con tanto di stanziamenti, nel 2017 ancora non è nato?», avrebbero fatto scena muta. Indagare le dinamiche della burocrazia può essere più complicato che sviscerare le leggi dell’universo.

Così accade che il museo storico della fisica dedicato a Enrico Fermi, voluto dalla legge 62 del 15 marzo 1999 con 3 miliardi delle vecchie lire, a cui aggiungerne due all’anno per il funzionamento (in totale, senza voler considerare l’adeguamento per l’inflazione, fanno due milioni e mezzo di euro) sia ancora sulla carta. Sono trascorsi ormai più di 18 anni e l’auspicio, che si rinnova anno dopo anno, è che il prossimo sia quello buono.

Esiste il centro di studi e ricerche, sempre intitolato a Fermi e sempre previsto dalla legge 62, ma sul museo, posto sotto il controllo del ministero dell’Istruzione, si continua ad attendere.

Il problema è che la struttura deve essere allestita in quella palazzina di via Panisperna dove i “ragazzi” - Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo, Ettore Majorana, Emilio Segrè, Franco Rasetti, Oscar D’Agostino - e il futuro premio Nobel Fermi svolsero le ricerche di fisica, percorrendo una strada che poi portò, per altre vie, alla fissione del nucleo e alla bomba atomica.

Quella palazzina si trova inglobata nel perimetro del ministero dell’Interno. Una zona sicuramente sensibile, che ha bisogno di particolari accorgimenti per permettere l’ingresso di un pubblico come può essere quello di un museo. Gli accessi al centro di studi, che pure si trova all’interno dell’area del Viminale, nell’edificio a fianco alla palazzina che diventerà museo, sono più facili da gestire: si entra dall’ingresso principale del ministero, previa registrazione, e i visitatori sono contingentati. Non c’è il flusso libero e continuo di persone che si può trovare in un museo. Il problema è soprattutto questo e ci sono voluti 18 anni per sviscerarlo.

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