lisbona

Il museo si interroga sul display dell’arte

Al Museu Calouste Gulbenkian “Art on Display. 1949-69”: una mostra che interroga i modi di esporre l'arte nei musei e nelle mostre attraverso le soluzioni storiche di Franco Albini e Franca Helg, Carlo Scarpa, Lina Bo Bardi, Aldo van Eyck e Alison e Peter Smithson

di Francesca Guerisoli


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4' di lettura

Come guardiamo l'arte e il modo in cui le opere ci vengono presentate? Come affrontare, con una mostra, il tema del display? Il Museu Calouste Gulbenkian di Lisbona, in occasione del suo 50° anniversario, risponde a queste domande attraverso l'esposizione “ Art on Display. 1949-69 ”, costituita da allestimenti storici che hanno una stretta relazione con quelli del museo stesso. Non una presentazione di disegni e fotografie del tempo, o meglio, non solo, ma ricostruzioni 1:1 delle soluzioni espositive ideate da progettisti che, negli anni ’50 e ’60, hanno scritto capitoli della storia dell'esposizione dell'arte, da Franco Albini e Franca Helg, Carlo Scarpa, Lina Bo Bardi ad Aldo van Eyck e Alison e Peter Smithson. La mostra, a cura di Penelope Curtis, direttrice del Museu Calouste Gulbenkian e Dirk van den Heuvel, direttore dell' Het Nieuwe Instituut di Rotterdam, inaugurata la settimana scorsa nel museo portoghese, è parte delle iniziative della Trienal de Arquitectura de Lisboa , che in questa edizione propone un ricco programma di mostre diffuso in diversi spazi museali cittadini.

Una scelta ardita potremmo definirla quella di presentare un'esposizione sul display, e proprio per questo meritevole di attenzione, generando dalla storia delle due istituzioni coinvolte e dalla volontà di avvicinare il pubblico al tema del display dell'arte e del funzionamento della pratica museale.

L’arte del display dell’arte

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Tra i maestri italiani del display e i loro rivali
Il motivo che lega il museo portoghese a progettisti italiani come Albini e Scarpa è subito riscontrabile a un primo giro nelle sue sale. Visitare il Gubenkian è come tuffarsi negli anni ’50 e ’60, con vetrine, basamenti, sostegni che ricordano le più innovative soluzioni espositive della museografia italiana di quegli anni, che fanno scuola ancora oggi. Rispetto a come si presentava all'apertura il museo portoghese, avvenuta nel 1969, alcuni elementi oggi sono mutati, ma nel complesso le soluzioni espositive originarie restituiscono ancora l'atmosfera e le idee innovative sul museo discusse allora in seno all' ICOM (Franco Albini è stato tra i consiglieri per gli allestimenti del Gulbenkian insieme a Georges Henri Riviére, direttore dell'ICOM tra il 1951 e il 1965).

Le collezioni
Oggi il museo si compone di due raccolte, la Collezione del Fondatore, il petroliere Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955), che comprende più di 6mila opere di arte egizia, arte greco-romana, arte islamica e dell'estremo oriente, numismatica, pittura, scultura e arti decorative europee, e la Collezione Moderna, con oltre 10mila pezzi, considerata la più completa di arte portoghese moderna e contemporanea. Le opere delle due collezioni sono state selezionate per “Art on Display” per animare i prototipi ricostruiti che riprendono le soluzioni adottate da Franco Albini e Franca Helg a Palazzo Bianco e Palazzo Rosso a Genova (1949-1962, e non poteva certo mancare la ricostruzione della tripodina), di Carlo Scarpa al Museo Correr di Venezia (1957-60), di Lina Bo Bardi al Museo MASP di San Paolo in Brasile (1968). Fanno da contraltare a questi modelli i progetti espositivi di Aldo van Eyck e di Alison e Peter Smithson, di cui ci parla Dirk van den Heuve, ricordando come l'Het Nieuwe Instituut fin dalla sua istituzione abbia sviluppato un programma di indagine critica sul ruolo pubblico delle mostre, comprendendo ricostruzioni 1:1. A questa linea più giocosa appartengono le ricostruzioni dell'allestimento della mostra Cobra al Stedeliijk Museum di Amesterdam (1949) e il padiglione temporaneo per la V International Sculpture Exhibition di Arnhem (1966) su disegno di Aldo van Eyck, e l'allestimento della mostra “Painting & Scupture of a Decade 54-64” alla Tate Gallery di Londra (1964) realizzato dagli Smithson. “Abbiamo scelto di concentrarci sul vocabolario del nuovo linguaggio di visualizzazione piuttosto che sulle ricostruzioni complete, e quindi abbiamo proceduto isolando i singoli aspetti – dicono i curatori –. Ciò che mostriamo sono citazioni, piuttosto che scenari completi”.

I numeri di “Art on Display” e del Calouste Gulbenkian
Il costo complessivo di “Art on Diplay” è di circa 120mila euro, erogati dal museo con alcuni contributi dall'Het Nieuwe Instituut, che ospiterà la mostra nel 2020. Il museo portoghese – la cui budget annuale si aggira intorno ai 4,3 milioni di euro totali, di cui 1 milione destinato al programma culturale, che vanta 9 mostre annuali – può contare sul finanziamento della Fundação Calouste Gulbenkian – una grande fondazione attiva anche in attività filantropiche extra artistiche –, che ne copre i costi relativi all'edificio e al personale (composto da 61 unità, escluso il servizio di guardiania e pulizia), pari a circa l'80% del budget del museo. La ricchezza della fondazione scoraggia la partecipazione di grossi sponsor a favore del museo, registrando un maggior interesse per particolari partnership, come ad esempio con Credit Swisse , che sostiene specifiche attività e sale del museo.
Anche se è stato ridotto del 20% proprio in questi giorni, il museo può comunque contare su un budget annuale per l'incremento delle proprie collezioni pari a 400mila euro. Penelope Curtis, da quattro anni direttrice del museo, dichiara che vengono acquistati per la fondazione dai 20 ai 150 pezzi all'anno, un numero variabile che dipende da quante opere arrivano in “pacchetti”, come ad esempi di disegni. I curatori decidono che cosa proporre all'advisory board e gli acquisti avvengono direttamente dagli artisti o dalle gallerie, molto raramente attraverso aste o privati collezionisti. Tra le nuove acquisizioni vi sono opere di Emily Wardill, Francisco Tropa, Alexandre Estrela, Praneet Soi, Marie Jose Burki. Avremo modo di vedere dei focus sulle nuove acquisizioni nel corso dell'anno nuovo: “Durante il 2020 – dice Penelope Curtis – il museo sarà in grado di comunicare più efficacemente il fatto che le sue due collezioni sono unite, poiché durante la chiusura della Collezione Moderna mostreremo pezzi moderni e contemporanei nella Collezione del Fondatore concentrandoci in particolare sulle recenti acquisizioni. Lo scopo da quel momento in poi sarà quello di continuare a rafforzare la sincronizzazione delle due collezioni in modo che si parlino più eloquentemente e in modi nuovi. Vogliamo anche basarci sulla ricerca che abbiamo fatto per la mostra in corso per capire come rinnovare la Collezione del Fondatore in modo da rispettare il passato e parlare al futuro” conclude la direttrice.

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