ravenna Festival

Il «muxichus» che biscantava in Duomo

In cartellone musiche sacre e mottetti di Matteo da Perugia

di Quirino Principe

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In cartellone musiche sacre e mottetti di Matteo da Perugia


3' di lettura

L’edizione 2020 di Ravenna Festival, offre al pubblico, com’è sua consuetudine, una grande occasione di ascolto, forte, raro, seducente. La ospiterà la basilica di San Vitale il 30 giugno, dalle 21.10. Il concerto sarà in streaming , chiuso al pubblico: la limitazione toglie e nello stesso tempo dà, poiché il sublime spazio architettonico, vuoto per amara necessità, si carica di una misteriosa energia, e sottolinea la propria bellezza.

Saranno eseguite musiche sacre e mottetti di Matteo da Perugia, compositore di alta tecnica e maestro di emozioni estetiche, nato probabilmente a Perugia nella seconda metà del Trecento, morto a Milano prima del 13 gennaio 1418, e appartenente perciò all’epoca immediatamente successiva a quella di Petrarca, di Boccaccio, del musicista francese “arsnovista” Guillaume de Machaut (1300 / 1305 – 1377), e precedente l’era di Guillaume Dufay (ca. 1400 – 1474). Matteo da Perugia è la figura chiave nel passaggio ereditario, tra Francia e Fiandre da un lato, e l’Italia dall’altro, della raffinatissima “Ars subtilior”.

Come ci informa Il dizionario biografico, il nome di Matteo appare per la prima volta nei registri del Duomo di Milano nel 1402, quando fu nominato magister a cantu e cantore della Cappella metropolitana. Può non essere casuale che la sua assunzione cada proprio nel breve periodo in cui Perugia fu soggetta ai Visconti, signori di Milano. Infatti, Matteo da Perugia è considerato il primo maestro di cappella della cattedrale milanese, anche se tale titolo non appare nei documenti della Fabbrica del Duomo, nei quali è qualificato come muxichus sive magister a cantu, musico ovvero maestro di canto, oppure discantor, biscantator, discantator. Del resto, una cappella in senso proprio in Duomo non esisteva: nel 1395 era stato assunto l’organista Antonio Monti da Prato, ma non vi era alcun gruppo professionale di cantori. Difatti a Matteo si conferì l’incarico di «biscantare» nelle celebrazioni solenni, ovvero di eseguire una seconda voce sulla monodia liturgica eseguita dai chierici, verosimilmente improvvisando. Matteo aveva inoltre la facoltà di tenere scuola di musica; per questa attività gli era assegnato un locale idoneo, a condizione che non insegnasse altrove. Infine, era tenuto a istruire gratuitamente tre ragazzi scelti dai deputati della Fabbrica. Restò in carica una prima volta dal 1402 fino al luglio 1407, assentandosi di tanto in tanto per servire l’arcivescovo (cardinale dal 1405) di Milano, il francescano Pietro Filargis detto Pietro di Candia, personaggio di primo piano nella Chiesa, al quale il musicista sembra sia stato particolarmente legato e che potrebbe anche aver seguito al concilio di Pisa, dove Filargis fu eletto papa – in opposizione a Gregorio XII e Benedetto XIII – col nome di Alessandro V (1409); tale elemento biografico sembra riflettersi in alcune composizioni che Matteo da Perugia rielaborò per adattarle alle esigenze del rito romano.

Dal 1414 all’ottobre 1416 fu di nuovo attivo nel Duomo di Milano; al momento della sua riassunzione, tuttavia non fu licenziato il cantore Ambrogino da Pessano, che gli era subentrato nel ruolo di musichus seu biscantator; e ciò lascia presumere che i cantori professionali in Duomo fossero diventati due.

Le musiche

Le musiche che saranno eseguite a Ravenna gettano luce su due fonti manoscritte dall’inestimabile valore sia per la musica, sia per la qualità che affascina i bibliofili e i paleografi. La prima fonte è il Codice di Modena (Biblioteca Estense, a.M.5.24), 103 composizioni. Matteo da Perugia domina con circa 40 composizioni, fra cui 4 ballades, 7 virelais, 10 rondeaux, 1 canone. L’altra fonte è il Codice Franco-Cipriota (Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, J.II.9), realizzato in occasione delle nozze (1433) tra Anna, figlia di Giano II di Lusignano re di Cipro, e il futuro duca di Savoia, Ludovico, figlio di Amedeo VIII. Gli autori, qui anonimi, confermano il livello qualitativo e la capacità d’irradiazione dello stile di Matteo da Perugia, non a caso più celebre, in quell’epoca tragica e splendida, di molti altri suoi colleghi. O Oriens, che dà nome all’evento del 30 giugno, è il titolo di una delle sette antifone dell’Avvento, che ci sono giunte dal Mediterraneo orientale attraverso il Codice Franco-Cipriota.

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