calcio e tribunali

Il Napoli pronto a multare i calciatori che si sono sottratti al ritiro

Dopo il match casalingo di Champions League contro il Salisburgo la squadra si è rifiutata di ottemperare all’ordine del presidente Aurelio De Laurentiis di continuare il ritiro nel centro sportivo di Calstelvolturno. La società potrà applicare direttamente una multa fino al 5% dello stipendio lordo mensile

di Marco Bellinazzo


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(ANSA)

2' di lettura

La baraonda scatenata in casa Napoli dal rifiuto della squadra di ottemperare all’ordine del presidente Aurelio De Laurentiis di continuare il ritiro nel centro sportivo di Calstelvolturno, dopo il match casalingo di Champions League contro il Salisburgo, rischia di avere rilevanti strascichi giudiziari. Raramente un’intera rosa ha assunto una posizione in così aperto contrasto con la proprietà e al di là delle ragioni contingenti che hanno fatto deflagrare la situazione nello spogliatoio partenopeo bisognerà capire fino a che punto il patron intenderà spingersi.

La posizione del club
In un comunicato diffuso ieri pomeriggio il club ha reso noto che «con riferimento ai comportamenti posti in essere dai calciatori della propria prima squadra nella serata di martedì 5 novembre 2019, procederà a tutelare i propri diritti economici, patrimoniali, di immagine e disciplinari in ogni competente sede”. La società ha anche precisato di aver «affidato la responsabilità decisionale in ordine alla effettuazione di giornate di ritiro da parte della prima squadra all’allenatore della stessa Carlo Ancelotti», promuovendo un contestuale silenzio stampa.Ieri dopo l’allenamento prima i calciatori e poi il tecnico hanno lasciato il centro sportivo (oggi peraltro è previsto un allenamento aperto agli abbonati allo stadio San Paolo).

Lavoratori subordinati
Dal punto di vista giuridico i calciatori professionisti sono lavoratori subordinati alla luce della legge 91 del 1981. Una disciplina che è integrata dal contratto collettivo della categoria e come fonte normativa di dettaglio dai regolamenti interni dei club che non possono essere peggiorativi. I calciatori come tutti i dipendenti possono essere sanzionati in maniera proporzionata e ragionevole secondo lo Statuto dei lavoratori in caso di inadempienze. Tuttavia, tra le sanzioni non è previsto il cosiddetto “ritiro punitivo”, che pure rappresenta un rimedio a cui hanno spesso fatto ricorso i presidenti dopo sconfitte e risultati negativi. In realtà, il ritiro, che comporta oltre alla prestazione tipica dei giocatori costituita dall’allenamento l’obbligo di dormire fuori casa, può essere disposto solo per ragioni “tecnico-sportive” (non quindi per “fare gruppo” come talvolta erroneamente si sostiene).

Ancelotti, dopo la decisione annunciata lunedì scorso dal presidente alla radio ufficiale di mandare in ritiro i giocatori fino a domenica mattina, aveva sottolineato in conferenza stampa di non condividere l’iniziativa. Un’esternazione che potrebbe ora essere utilizzata a proprio favore dai giocatori.

Multe e arbitrati
La società infatti potrà applicare direttamente una multa fino al 5% dello stipendio lordo mensile, ma i calciatori singolarmente potranno contestare la penalità rivolgendosi a un collegio arbitrale secondo le norme del codice di procedura civile (l’ammontare complessivo potrebbe superare il milione di euro). Se invece si volesse sanzionare i giocatori con una multa superiore al 5% dovrà essere il club ad attivare un arbitrato nei confronti dei propri tesserati. Quali saranno gli esiti delle liti? In materia non esiste una giurisprudenza consolidata. In un caso analogo creatosi nella stagione 2009/10 nel Livorno del presidente Aldo Spinelli gli arbitrati instaurati dai calciatori diedero esiti molto diversi tra loro.

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