ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùcinema e Letteratura

Storia del Negroni: cent’anni di un cocktail leggendario

di Serena Uccello


Il Negroni festeggia 100 anni con un corto di Matteo Garrone

3' di lettura

Aveva appena divorziato da Rita Hayworth e fu a Roma tra una ripresa e l’altra di Cagliostro che Orson Welles assaggiò per la prima volta il Negroni chiosando: «Gli amari fanno bene al fegato, il gin fa male. Si equilibrano l’un l'altro». Chiaro che fu amore. A fine giugno saranno cent’anni anni dalla sua nascita pare, secondo leggenda, grazie all’inventiva del conte Camillo Negroni, personaggio eclettico della nobiltà fiorentina. L’aristocratico reduce dal “selvaggio West” avrebbe chiesto all'amico Fosco Scarselli della drogheria e profumeria Casoni in via Tornabuoni di “irrobustire” il solito Americano, un cocktail che all’epoca era molto alla moda, a base di vermouth, bitter e soda che prendeva il suo nome dall’essere diventato popolare negli Usa durante gli anni del proibizionismo. Negroni suggerì a Scarselli il gin che era ideale per rafforzare il grado alcolico della bibita senza alterarne il colore rosso cardinale. Il barman di sua iniziativa sostituì il liquore alla soda, la fettina d’arancia alla scorzetta di limone.

Da allora il Negroni si è conquistato l’allure di cocktail tra i più conosciuti da una parte all’altra del mondo tanto che il New York Times a maggio l’ha definito: «Il cocktail perfetto per il 2019». Americani innamorati visto che a fine mese il secolo di vita sarà celebrato grazie una “Negroni Week” di beneficenza in cui bar e ristoranti mixeranno Negroni per le cause più diverse: dalle cucine per i senzatetto di San Francisco, agli shelter per gli animali abbandonati, dal Lambda Legal per i diritti dei gay, al Colorado Water Trust a difesa dell'ambiente.

Chissà se è stato merito di Orson Welles o di James Bond che nell’episodio Risiko della raccolta Solo per i tuoi occhi rinuncia al suo tradizionale Vesper Martini per un Negroni. Siamo nel 1961 e la scena è la seguente: Bond è a Roma ed ha appuntamento con un contrabbandiere che in realtà è un agente della Cia, mentre aspetta l’agente segreto ordina un Negroni specificando anche il nome del gin, il Gordon’s.

O anche, più di recente, di Robert Allan Ackerman in The Roman Spring of Mrs. Stone. In questo caso la protagonista americana Karen Stone, decide di trasferirsi per un periodo a Roma e qui inizia un'intensa relazione con il gigolo Paolo di Leo (interpretato da Warren Beatty). L'atmosfera tutta italiana e i bellissimi scorci romani da cartolina, fanno sì che la Signora Stone sprofondi in un magnifico Negroni per dimenticare e aprirsi ai giovani amori.

Immagine questa che prima di essere cinematografica è letteraria. È infatti Tennessee Williams che a pagina 31 di The Roman Spring of Mrs. Stone scrive: «There is a thirty year age difference between us thought Mrs. Stone. Then she was ashamed of herself and by the time Paolo had emerged from the bathroom she had mixed two negronis and placed them on the glass-topped table on the still sunny terrace with a bowl of olives between. Paolo came outside with an air of abstraction. He paid no attention to the drinks, but left her sipping hers while he wandered over to the balustrade and looked moodily down into the little piazza at the top of the Spanish stairs. Mrs. Stone thought to herself, This is a time to lie low. And so she made no comment. She sipped her drink with her eyes on his grey flannel back and she thought of the night when the flannel would not stand between them».

    GUARDA IL VIDEO / Il Negroni festeggia 100 anni con un corto di Matteo Garrone

    Un sodalizio che in parte è di recente rivissuto quando la Campari ha affidato a Matteo Garrore le riprese dello short movie “Entering Red” presentato a Milano lo scorso febbraio.

    Tutto merito del carisma del suo inventore, avventuriero e grande bevitore: in una foto del 1910 il conte Negroni viene ad esempio ritratto, durante un pranzo a Bolgheri, insieme a Giacomo Puccini e ad altri compagni di bevute in mezzo a decine di fiaschi. Di lui si narra che in effetti pasteggiasse col whisky come facevano Faulkner e Kingsley Amis e che quanto a capacità di reggere l’alcol poteva sfidare tanto Kerouac che Bukowski.

    Riproduzione riservata ©
    Per saperne di più

    loading...

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti