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Più smart working negli uffici pubblici: ecco a quali condizioni

Secondo il nuovo responsabile della Pubblica amministrazione bisogna passare dalla logica del controllo a quella della verifica del risultato

Smart Working: "Meta' delle aziende vorrebbero tenerlo"

2' di lettura

Lo smart working nella Pubblica amministrazione può funzionare, funziona, ma a condizione che si passi dalla logica del controllo a quella della verifica del risultato. In un intervento a Radio24, il nuovo ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo ha delineato quella che sarà la linea/filosofia del nuovo esecutivo Meloni nei confronti di uno degli aspetti del lavoro pubblico (ma non solo) che, complice soprattutto la pandemia sanitaria Covid 19, è venuto fuori di più in questi ultimi anni.

Nel complesso, Zangrillo ha detto di salvare tutto il lavoro fatto dal suo predecessore Renato Brunetta nella pubblica amministrazione - del quale è stato compagno di partito in Forza Italia, fino a quando Brunetta non è uscito dopo la caduta del governo Draghi - perché va nella direzione giusta della modernizzazione, della digitalizzazione e della semplificazione ma - ha anche aggiunto Zangrillo - apre su un maggiore utilizzo dello smart working li dove è possibile però verificare i risultati del lavoro agile.

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Nessun passo indietro sul lavoro agile

Oramai il passo in questa direzione è stato fatto. Tornare indietro non è più possibile. «Pensare che si possa rinunciare a questo strumento - ha spiegato il neo ministro - significherebbe confermare che la Pubblica amministrazione è diversa dalle altre organizzazioni». Ma a sottolineare le criticità del lavoro agile nell’amministrazione è la stessa Commissione tecnica insediata dal ministro Brunetta secondo la quale c'è stata un’«assenza generalizzata di iniziative di informazione e formazione per addestrare il personale a questa nuova modalità di svolgimento del lavoro che va ben oltre il mero cambiamento del luogo di lavoro».

Monitorare impatto su produttività e qualità dei servizi

Secondo le linee guida del ministero sono le singole amministrazioni che individuano le attività che possono essere effettuate in lavoro agile, previo confronto con le organizzazioni sindacali. L’obiettivo secondo le linee guida è di avere una disciplina «che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati e concili le esigenze dei lavoratori con le esigenze organizzative delle pubbliche amministrazioni».

C’è una diffusa soddisfazione da parte dei lavoratori coinvolti, scrive la Commissione, grazie al miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata ma non ci si è invece curati di monitorare l’impatto sulla produttività e soprattutto sui servizi erogati e sulla risposta dell’utenza. «Anche nelle poche istituzioni pubbliche che hanno effettuato una qualche forma di monitoraggio un effetto positivo in termini di produttività - ha spiegato il ministro - è stato segnalato in una percentuale che non possiamo ritenere soddisfacente, pari al solo 44,8% dei casi».

Da una logica di controllo alla verifica dei risultati

Zangrillo ha sottolineato la necessità di verificare i risultati sui servizi al cittadino nel lavoro da remoto. «Intendo procedere - ha detto - cercando di comprendere con quali modalità possiamo utilizzare questo strumento. È evidente che comporta un modo diverso di gestire il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Si passa da una logica di controllo a una logica di verifica dei risultati. Ci vuole maturità. Se il sindacato rivendica la possibilità di avere smart working deve essere consapevole che lo smart si può fare a determinate condizioni».

I sindacati al ministro: ora ci convochi

I sindacati guardano con favore a questa apertura. «Apprezziamo le parole del ministro sull’utilizzo del lavoro agile - spiega il numero uno della Uil-pa, Sandro Colombi - ci aspettiamo a breve una convocazione».

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