un modello di successo

Il New York Times fa 700 milioni di ricavi solo con il digitale. Ecco come ha fatto

Dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Marka

5' di lettura

NEW YORK - Internet ha travolto la carta stampata e il giornalismo tradizionale. I giornali, anche quelli meglio posizionati in termini di diffusione, in tutti i paesi occidentali, da una quindicina di anni, sono costretti a rincorrere la tecnologia e a ridisegnare il loro modello di business. Le edicole chiudono. I giornali di carta è sempre più complicato trovarli. Tutti ormai siamo immersi in un piccolo video, inseguiti da un flusso continuo di notizie sul web. Per evitare il declino, in questo nuovo panorama mediatico, il giornalismo di qualità è costretto a trasformarsi. Qualcuno dei grandi gruppi editoriali è già riuscito a invertire la rotta e a riportare i bilanci societari in nero, dopo anni di tagli e ristrutturazioni. E' ripartito. Ha ripreso a crescere e a investire. Una buona notizia per gli editori e per i giornalisti è arrivata questa settimana dal New York Times.

709 milioni di ricavi dal digitale
Nel 2018 il Nyt ha generato 709 milioni di dollari di ricavi solo dal digitale. Più di 3,3 milioni di persone pagano ogni anno per avere accesso ai prodotti digitali del grande giornale americano, dalle notizie ai cruciverba fino alle app sul food. La crescita del numero degli abbonati digitali è stata del 27% rispetto al 2017. “Non commettere errori, questo è l'unico modo per proteggere le nostre ambizioni giornalistiche. Non fare nulla o essere timidi nell'immaginare il futuro significherebbe rimanere indietro”, scriveva qualche anno fa Dean Baquet, il primo direttore afroamericano del Times ai giornalisti, all'inizio del piano di rilancio al 2020. Una frase che è rimasta attaccata sui muri della redazione.

Pubblicità digitale supera la carta
Gli abbonamenti online del Times nel 2018 hanno generato da soli 400 milioni di dollari, con un incremento del 18% rispetto al 2017. La pubblicità digitale è cresciuta dell'8,6%, a 259 milioni di dollari. Per la prima volta nella storia della società, nel quarto trimestre, il “digital advertising” ha superato per ricavi la pubblicità dell'edizione cartacea: +23% a 103 milioni di dollari, contro un calo del 10%, a 88 milioni di dollari.

Spinta dalle elezioni mid term
Le elezioni politiche di mid term hanno aiutato la crescita dei nuovi abbonati online con 265mila nuovi contratti, il miglior risultato in termini diffusionali dalla vittoria a sorpresa di Trump alle elezioni nel novembre 2016. Il Times va forte nonostante gli auspici del presidente, che quando deve criticarlo ne parla come un giornale in fallimento.
L'incremento dei ricavi permette alla società di aumentare gli investimenti nel digitale. “Il nostro successo con gli abbonati e con i migliori inserzionisti pubblicitari dipende più di ogni cosa dalla qualità del giornalismo – ha scritto in una nota il ceo Mark Thompson. “Ecco perché abbiamo aumentato, piuttosto che ridurre, i nostri investimenti nelle redazioni dedicate alle notizie e nella sezione dei commenti e delle opinioni. Vogliamo accelerare ulteriormente la nostra crescita digitale, quindi nel 2019 indirizzeremo nuovi investimenti nel giornalismo, nel prodotto e nel marketing”, ha concluso l'amministratore delegato.

L'ultimo anno: 120 assunti
Lo scorso anno il Nyt ha assunto 120 persone nella sua newsroom, portando il numero totale di giornalisti a 1.600, il più elevato di sempre. Si ricomincia ad assumere. Ed è un bel segnale per il gruppo ma anche per tutto il settore dell'editoria “tradizionale”, che parla finalmente di un'inversione di tendenza. Mentre i nuovi editori, quelli solo digitali, sembrano fare più fatica, passato il boom. Qualche settimana fa BuzzFeed ha annunciato un taglio occupazionale di 220 persone, il 15% in meno. ViceMedia si prepara ridurre del 10% gli organici. Verizon Media ha da poco eliminato 800 posizioni, pari a un taglio del 7 per cento.œ

Dividendi per 33 milioni
La società che edita il Nyt, in seguito ai buoni risultati, ha annunciato anche l'intenzione di aumentare i dividendi agli azionisti del 25%. Gli investitori che possiedono azioni della Times Company, controllata dalla famiglia Ochs-Sulzberger, riceveranno 20 centesimi ad azione per il 2018, pari a circa 33 milioni di dollari. Dopo la diffusione dei risultati le azioni hanno avuto un balzo in Borsa del 10,3%, ai livelli massimi da 13 anni.

Obiettivo 10 milioni di abbonati
Il Nyt, nonostante i 700 milioni di ricavi raggiunti con il digitale, vuole continuare a crescere nella nuova era dell'informazione multimediale. L'obiettivo di arrivare a 800milioni di dollari di ricavi dal digitale nel 2020, indicati nel piano industriale, sembra essere alla portata.
Il Times ha 4,3 milioni di abbonati, di cui 3,4 milioni solo digitali. Con il nuovo piano industriale punta a raggiungere 10 milioni di abbonati nel 2025. Al ritmo di 815mila abbonati in più all'anno.

Le ricette del successo
Le ricette per arrivarci ai dieci milioni di abbonati sono le stesse degli ultimi anni. La prima regola fondamentale, identitaria è quella di puntare al giornalismo di qualità: ogni articolo scritto dal Nyt è un articolo scritto dal Nyt. Non è mai un dispaccio di agenzia di stampa, ma offre sempre qualcosa in più. Un approfondimento, un'opinione, con i contenuti multimediali presenti, così da differenziarsi dal fiume insipido delle news in real time. E poi “digital first” per il Nyt non è una frase a effetto. Gli articoli, veri articoli, sono scritti prima sul digitale. L'edizione cartacea del giorno dopo è diventata la raccolta delle migliori cose uscite sul sito, una sorta di playlist del meglio del giornalismo prodotto il giorno prima. A volte capita che inchieste pubblicate sul sito vengano riprese sul quotidiano di carta anche diversi giorni dopo. Insomma, oltre all'organizzazione del lavoro è cambiato il flusso e l'ordine di priorità con cui vengono pubblicate le notizie, rispetto al passato.

Più inchieste, video e podcast audio
Inoltre, il quotidiano newyorchese continua a investire sul giornalismo investigativo, sulle inchieste, con uomini e mezzi. Continua a investire sui contenuti multimediali negli articoli digitali (audio, video, foto, infografiche), sulle nuove modalità di storytelling, sui video e sulla tv. E in ultimo sui podcast audio delle news, e quelli tematici a puntate, molto apprezzati dai lettori digitali.

Politica di prezzo azzeccata
La crescita del numero di abbonati è stata aiutata dagli investimenti nel marketing e nell'advertising. Ma ancora di più da una politica commerciale azzeccata che ha permesso di aumentare notevolmente il bacino dei sottoscrittori attraverso offerte convenienti, alla portata di tutti. L'abbonamento base al Nyt solo digitale (giornale digitale, app, sito e newsletter tematiche) costa 2 dollari a settimana. Quanto un caffè al bar (in realtà il caffè qui costa molto di più). Per un anno di abbonamento basic bisogna pagare 104 dollari all'anno (circa 90 euro). Una volta sottoscritto, l'abbonamento può essere cancellato in ogni momento. Ma sono pochi quelli che tornano indietro. Invece, l'abbonamento completo al giornale cartaceo più quello digitale costa 4,5 dollari a settimana, 234 dollari l'anno (poco più di 200 euro).

Test per aumentare il prezzo dell'abbonamento
Nella conference call sui risultati trimestrali Thompson ha detto che il Nyt nei primi mesi del 2019 si prepara a testare un aumento del prezzo per gli abbonamenti digitali. Si tratta del primo incremento di prezzo dopo sette anni e mezzo, fanno sapere della società. “Siamo fiduciosi sul fatto che i nostri abbonati digitali capiranno che il prezzo pagato per il giornalismo di qualità può aumentare per permettere che questo stesso giornalismo possa continuare a prosperare”, ha concluso il ceo.

La qualità che paga
La qualità paga. E i lettori, come dimostra il caso del New York Times, nell'era del sempre connessi e delle informazioni che ci rincorrono in ogni istante, sono disposti a pagare per avere accesso a un giornalismo davvero di qualità. La frase che si sente spesso negli Stati Uniti, quando si parla o si commenta una notizia, è sempre la stessa: lo ha scritto il New York Times. E se lo ha scritto il New York Times al 99,9% è vera. Perché, come diceva il vecchio direttore “non commettere errori è l'unico modo per proteggere il nostro lavoro e le nostre ambizioni giornalistiche”.

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