calcio & finanza

Il Newcastle nel mirino del principe saudita Bin Salman

Sul tavolo un’offerta da 350 milioni di sterline

da Londra Simone Filippetti

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(Action Images via Reuters)

Sul tavolo un’offerta da 350 milioni di sterline


2' di lettura

L’Arabia Saudita vuole il club di calcio del Newcastle. Non è un Paperone qualunque a mettere le mani sulla squadra inglese, ma addirittura il fondo sovrano saudita, la longa manus finanziaria del principe erede Mohammed Bin Salman che ha una dotazione di 300 miliardi di dollari. Il futuro re saudita ha formulato un’offerta da 350 milioni di sterline per acquistare il club del nord dell'Inghilterra.

E la Premier League parla sempre più arabo. Il 2020 è iniziato da soli 20 giorni e già due club del principale campionato britannico sono finiti, o stanno per finire, in mani arabe: pochi giorni fa un’altra testa coronata araba, il principe Abdullah Bin Mosaad, nipote del defunto re Abdulaziz, si è assicurato il controllo dello Sheffield United.

Il calcio inglese è l’asset più “goloso” nel Regno Unito in tempi di Brexit; pochi mesi fa, il fondo americano Silver Lake ha investito nel Manchester City facendone la squadra più ricca al mondo (5 miliardi di dollari); e l’oligarca russo ha messo il cartello “Vendesi” sul Chelsea.

Nel caso del Newcastle, che viaggia nella parte medio-bassa della classifica, a vendere è un pezzo da novanta degli imprenditori inglesi: attualmente il Newcastle è in mano a Mike Ashley, il re dello shopping britannico, proprietario di Sport Direct, la più grande catena di negozi di abbigliamento sportivo, e ha investito nei grandi magazzini House of Fraser, in profonda crisi. Ma l’avventura del department store di lusso è stata un bagno di sangue: Ashley ha perso milioni. Di qui, la necessità di fare cassa; e dunque il sacrificio di cedere il club di calcio.

«Il Newcastle, anche se lontano dalle glorie degli anni novanta, è un “boccone” troppo grosso per proprietà di settore, con un focus prettamente calcistico» osserva Luca Ferrari, avvocato d’affari dello studio legale Withers, che da anni segue lo sport e il calcio da Londra. «Un investimento di questo tipo deve corrispondere a logiche non solo industriali. Infatti, si muove il fondo sovrano della monarchia saudita che vede nel calcio soprattutto un veicolo per migliorare la propria immagine internazionale», compromessa dallo scandalo Kashoggi.

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