Festival dell’economia di Trento

Il Nobel Kremer: prepariamoci adesso per le prossime pandemie

L'economista statunitense: un impegno mondiale per aumentare la produzione ed evitare il nazionalismo dei vaccini

di Piero Fornara

Festival Economia di Trento, al via la nuova edizione dedicata al "Ritorno dello Stato"

3' di lettura

Apertura almeno parzialmente “in presenza” dei relatori e del pubblico per il Festival dell'Economia di Trento, da oggi a domenica 6 giugno, giunto alla XVI edizione dal 2006 e seconda con la pandemia. La manifestazione è promossa dalla provincia autonoma di Trento, dal Comune e dall'università di Trento e viene ideata e progettata dagli editori Laterza; direttore scientifico il professor Tito Boeri dell'università Bocconi, partner il gruppo bancario Intesa San Paolo.

L'inaugurazione ufficiale è stata preceduta da un importante momento di anteprima a fine mattinata, quando Boeri ha dialogato in video-collegamento con Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli affari economici e monetari. Ci sono aspettative positive per la partenza del Next Generation Eu, i primi euro-bond - per il 13% delle risorse complessive - che potrebbero partire entro l'estate: ma la sfida più grande per il Recovery comunitario e soprattutto per i Paesi come l'Italia – secondo Gentiloni - sarà rispettare gli obiettivi-target fissati per l'erogazione delle risorse.

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Il ritorno dello Stato: imprese, comunità, istituzioni

Il tema conduttore di quest'anno è “Il ritorno dello Stato: imprese, comunità, istituzioni”. Più in concreto, un Festival della “ripartenza” dopo la pandemia: le prospettive che si aprono per le future generazioni, i nuovi orientamenti sul versante fiscale e soprattutto la necessità di fronteggiare il Covid sul piano sanitario, ma anche di sostenere coloro che sono stati colpiti più duramente, in termini economici.

Gli appuntamenti del Festival sono proseguiti nel pomeriggio con la lezione magistrale di Michael Kremer, premio Nobel per l’Economia nel 2019, dedicata ai meccanismi che possono incentivare la produzione e la distribuzione globale dei vaccini. Già docente ad Harvard, ma dal corrente anno accademico professore all'università di Chicago, ha ricevuto il Nobel insieme con Abhijit Banerjee (indiano) ed Esther Duflo (francese), per l'approccio sperimentale alla lotta contro la povertà globale. Banerjee e Duflo insegnano al Mit di Boston e sono anche marito e moglie; Kremer, dopo avere conseguito la laurea, era andato a insegnare nelle scuole medie in Kenya per capire come si poteva migliorare l'istruzione nei Paesi poveri. Per lui più investimenti nella sanità migliorano i risultati dei ragazzi a scuola, ma anche i loro redditi quando diventeranno adulti.

Impressionanti i dati globali della pandemia

In Italia il buon andamento della campagna vaccinale anti-Covid ci permette di guardare con maggior sollievo alle vacanze estive, mentre tuttora resta più di un'incognita per la ripresa in autunno. A livello globale però le cifre sulla pandemia, puntualmente registrate ogni giorno sul sito della Johns Hopkins University, sono davvero impressionanti: nel mondo si registrano più di 170 milioni di contagi, con poco meno di 3,7 milioni di vittime.

Gli Stati Uniti rimangono il Paese più colpito con più di 33 milioni di contagi e quasi 600 mila morti, ma procedono bene con le vaccinazioni. La situazione è invece drammatica in India (28,3 milioni di casi e 335 mila vittime), in Brasile (16,6 milioni di contagi e 465 mila morti) e in altri Paesi dell'America Latina.

«Il vaccino è stato prodotto a un ritmo incredibile, ma in alcuni Paesi siamo in ritardo – ha detto Michael Kremer - Dovremo prepararci per le pandemie del futuro, per garantire una capacità di produzione adeguata e avere la filiera della ricerca e sviluppo a posto».

Ricordando come la pandemia abbia comportato fino ad alcune centinaia di miliardi di dollari di perdita mensile del Pil mondiale, il premio Nobel ha sottolineato come decisiva sia stata l'azione dei «governi che hanno speso per aumentare la produzione di vaccini, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti e questo ha consentito l'aumento della capacità produttiva mondiale». La velocità nella vaccinazione è un fattore molto importante – ha aggiunto Kremer - «perché l'aumento dell'offerta potrà dare vantaggi a tutti i Paesi, dato che così non si creano carenze di scorte e non si aumentano i prezzi».

Fondamentale però è prepararsi già ora, perché «non sappiamo dove spunterà una nuova pandemia e dovremo prevedere una capacità che si può ampliare in caso di necessità, per essere in grado di vaccinare rapidamente il mondo». Avere un numero elevato di dosi «permette anche di superare il problema del nazionalismo dei vaccini».

Kremer ha infine sottolineato come occorra incentivare la ricerca e l'innovazione nel campo dei vaccini, evitando il monopolio di chi produce, perché ciò riduce l'accesso al farmaco. Il modello da sostenere è quello della «contrattazione preliminare, come quella messa in campo nel caso del vaccino contro le malattie pneumococciche, dove ci sono stati investimenti pubblici per 1,5 miliardi di dollari e sono stati messi a punto tre vaccini diversi che hanno salvato 700 mila vite umane».

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