dopo il vertice europeo

Il nodo dei 70mila migranti che dalla Ue «dovrebbero» rientrare in Italia

di Marco Ludovico

L'accordo Ue sui migranti: accoglienza volontaria e navi Ong controllate speciali


2' di lettura

In Europa sono circa 70mila i migranti destinati a rientrare in Italia in base al punto 11 delle Conclusioni del Consiglio europeo. Sono i cosiddetti «movimenti secondari di richiedenti asilo tra Stati membri». «Rischiano di compromettere l’integrità del sistema europeo comune di asilo - scrive il Consiglio - e l’acquis di Schengen».

Risalgono agli anni 2014-15: arrivarono in Italia molti immigrati riusciti poi a oltrepassare i confini, giunsero soprattutto in Francia e Germania. Il fenomeno, poi, si è ridotto ai minimi termini. Le procedure di foto-segnalamento degli stranieri sbarcati disposte dai direttori della Ps, prima Alessandro Pansa e poi Franco Gabrielli, hanno garantito il 99% delle identificazioni. Così, da allora, nel tentativo di andar via dall’Italia, la probabilità di essere respinti ai confini è diventata molto alta. I 70mila migranti stimati - l’Italia, viceversa, potrebbe farne uscire circa 10mila - sono una cifra enorme. Il punto 11 sarebbe in teoria superfluo, ricalca il regolamento di Dublino. Ma i toni drammatici delle Conclusioni - «gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti» - rivelano il nervo scoperto. Il prmier Giuseppe Conte sottolinea: «A Merkel non ho promesso alcunché» sui movimenti secondari.

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Se a Berlino si attivasse un processo di rientro di migranti verso l’Italia, Roma non starebbe a guardare. Il conflitto potrebbe diventare durissimo. Nel testo europeo gli addetti ai lavori notano poi l’altro punto incongruo se non irrealizzabile: i «centri sorvegliati» per «distinguere i migranti irregolari» dalle «persone bisognose di protezione internazionale». In Italia strutture chiuse sono state finora solo i Cpr (centri per i rimpatri, ex Cie) da 100-200 posti ognuno. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini li vuole rilanciare, «uno in ogni regione» ripete. Quelli ipotizzati dal Consiglio a Bruxelles - «su base volontaria» - sarebbero invece centri da diverse centinaia di posti controllati dalle forze di polizia. Nessuno tra gli esperti scommette un euro sulla possibilità di vederli in Italia: già ci sono problemi con i Cpr, figuriamoci con questi maxi-centri. Sottolinea Conte: «L’Italia non ha dato disponibilità» sui nuovi centri. Il ministro dell’Interno conferma. «L’Europa si è accorta che l’Italia c’è e decide», sottolinea.

«Noi chiedevamo impegni vincolanti, ora ci affidiamo alla buona volontà, come ha chiesto Visegrad» commenta l’ex premier Paolo Gentiloni. «Abbiamo incassato solo dei pagherò difficili da riscuotere, il tempo dirà se si tratta di assegni in bianco» aggiunge l’ex ministro Marco Minniti (Pd). Da Milano il presidente Inps Tito Boeri osserva come «gli scenari più preoccupanti per la spesa pensionistica prevedano una forte riduzione dei flussi migratori che è già in atto. Il problema è serissimo». Twitta Salvini: «Secondo Boeri gli immigrati pagano la pensione degli italiani e la legge Fornero non si tocca. Ma basta!!!».

Ieri, un’imbarcazione che trasportava circa 120 migranti è naufragata a Est di Tripoli, tra le 3 e lo 4 di notte. Il gommone è affondato a sei chilometri dalla costa. Almeno un centinaio i dispersi, dati ormai per annegati. Tra i corpi già recuperati, ci sono quelli di tre bambini, poco più che neonati. La Guardia Costiera libica è riuscita a salvare solo 16 persone.

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