Mostra

Il Novecento italiano degli Estorick

Il museo apre i depositi ed espone le oltre 120 opere dei più importanti artisti del nostro paese presenti nella collezione permanente

di Nicol Degli Innocenti

3' di lettura

La Estorick, il museo di arte moderna italiana a Londra, apre i suoi forzieri. Per la prima volta sono visibili tutti i capolavori della ricchissima collezione di Eric e Salome Estorick, due terzi dei quali di solito sono in deposito per lasciare spazio alle mostre temporanee.

E' un'occasione rarissima per immergersi nella collezione di oltre 120 tra dipinti, disegni, acquerelli, stampe e sculture dei più importanti artisti italiani della prima metà del Novecento.

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Eric e Salome Estorick avevano scoperto l'arte contemporanea italiana durante la loro luna di miele nel 1947. Il primo colpo di fulmine era stato per Umberto Boccioni, il secondo per Mario Sironi. Dopo una visita allo studio milanese di Sironi, la coppia comprò “centinaia di disegni e di quadri, tutti quelli che sono riuscito a mettere in macchina”, raccontò Eric. Fu solo l'inizio di una passione che continuò negli anni Cinquanta e spaziò dal Futurismo all'Arte Metafisica e da pittori come Giacomo Balla, Giorgio de Chirico e Renato Guttuso a scultori come Marino Marini, Medardo Rosso e Giacomo Manzù.

Generosi nel prestare le loro opere a musei e mostre, gli Estorick rifiutarono però l'offerta del Governo italiano di acquistare l'intera collezione nel 1979. Preferirono creare una Fondazione a loro nome, che ha aperto poi nel 1998 a Canonbury Square a Londra, dove resta tuttora.

La Estorick apre i forzieri

La Estorick apre i forzieri

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La mostra è divisa per temi

La prima sala è dedicata al Futurismo, “arte nuova per un nuovo mondo”, con capolavori come “La mano del violinista” di Balla del 1912, che evoca il rapido movimento delle dita del musicista sullo strumento e “L'idolo moderno” di Boccioni del 1911, immagine tuttora sconcertante di una donna incantata dalla vetrina di una gioielleria. Una sala è dedicata alla Scuola metafisica, con i quadri enigmatici di de Chirico e Carlo Carrà.

Sironi

Sironi ha una sezione a parte con le sue immagini di alienazione urbana particolarmente ammirate da Estorick, con Milano come simbolo della delusione post-bellica. Il collezionista era rimasto anche colpito da “Eroe proletario” di Guttuso del 1953, grande esempio dell'arte accessibile e “utile” alla quale aspirava l'artista italiano.Due scelte che dimostrano come Estorick guardasse solo al valore artistico delle opere e non alle scelte politiche così divergenti di Sironi e Guttuso.

Amedeo Modigliani, risolutamente autonomo e individualista, che invece di appartenere a una scuola ha voluto cercare e catturare il suo ideale di bellezza senza tempo, ha una sezione a parte. Il suo disegno di una cariatide era stato uno dei primi acquisti di Estorick prima di sposarsi e avviare il suo percorso di collezionista metodico. Un'altra sala è dedicata a Zoran Music e Massimo Campigli, due artisti particolarmente vicini agli Estorick, il primo segnato dalle torture subìte a Dachau e il secondo invece ispirato dall'arte del passato e dalla delicatezza degli affreschi. Giuditta Scalini, moglie di Campigli, è l'unica artista donna presente nella collezione Estorick, con le sue aggraziate sculture influenzate dall'arte etrusca.

Giorgio Morandi

L'ultima sala della mostra è un dialogo tra Giorgio Morandi, presente con numerose nature morte, e l'artista contemporaneo Paul Coldwell, che durante il recente periodo di lockdown ha trovato conforto e ispirazione nel modo in cui Morandi riuscì a trascendere le limitazioni della sua vita trasformandole in opportunità. Le serene, delicate sculture di Coldwell, così come i quadri, le stampe e i disegni dell'artista, riportano l'attenzione verso le piccole cose quotidiane, i giochi di luce, la semplicità degli oggetti e la loro collocazione nello spazio e soprattutto stimolano l'immaginazione di chi le guarda. Come disse Morandi “non c'è nulla di più surreale e niente di più astratto della realtà”.

Estorick Collection Uncut, Estorick Collection, Londra, fino al 19 dicembre 2021www.estorickcollection.com


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