Tasse e Pnrr

Il nuovo Fisco: l'ambizione di un progetto comune e il rischio del solito rattoppo

Oggi la prospettiva di una riforma sembra trovare maggiore sostanza, resta anche dubbio sulla sua reale ampiezza

di Salvatore Padula

(LaPresse)

4' di lettura

Dopo tante parole (e altrettante promesse), la prospettiva di una riforma fiscale sembra oggi trovare maggiore sostanza. Ma sulla sua reale ampiezza, qualche dubbio ancora persiste. Il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza indica i contorni degli interventi in materia fiscale. Lo fa partendo dal presupposto che la riforma fiscale rappresenti una delle azioni chiave per rimediare alle debolezze del sistema economico e la considera parte integrante del cammino da intraprendere per avviare la ripresa del Paese. Sullo sfondo, le consuete raccomandazioni dell’Europa: alleggerire la pressione fiscale sul lavoro, ridurre le tax expenditures, riformare i valori catastali, contrastare l’evasione.

Gli interventi fiscali ai quali il Pnrr fa esplicito riferimento sono sei: la riforma dell’Irpef; il contrasto dell’evasione, con il potenziamento dell’operatività dell’agenzia delle Entrate e nuovi strumenti quali intelligenza artificiale, text mining e analisi delle relazioni; l’auspicio, non un vero e proprio impegno, per un testo unico fiscale, da far poi confluire in un Codice tributario; la riforma della giustizia tributaria (sulla quale è già al lavoro una commissione interministeriale); le modifiche alla riscossione, specie per i crediti di difficile esazione (in base al Dl 41/21, il ministero dell'Economia dovrà indicare al Parlamento, entro il 7 agosto, i criteri da seguire); il federalismo fiscale da completare.

Loading...

Domanda: si tratta di interventi sufficienti o è ancora troppo poco?

Molti osservatori avevano intravisto, specie nei giorni a ridosso dell’insediamento del governo di Mario Draghi, la possibilità (forse la speranza…) di avviare sul Fisco un percorso più ambizioso della riforma dell’Irpef. Nella stessa fase, però, altri avevano ben percepito che – all’interno di una maggioranza così eterogenea e con contrapposizioni che sembrano via via accentuarsi – l’idea di un percorso comune per riordinare il Fisco sarebbe stata illusoria. Forse anche perché il Fisco contribuisce a definire la sfera identitaria dei partiti – si pensi a quante volte le tornate elettorali sono state vinte grazie alle promesse fiscali di partiti stessi – per i quali, quindi, scendere a compromessi, rinunciare a pezzi delle proprie convinzioni diventa complesso. Vedremo, per restare all’Irpef, le barricate quando si dovrà scegliere tra aliquote, flat tax e algoritmi alla tedesca oppure le resistenze incrociate quando si tratterà di mettere mano al taglio delle spese fiscali.

Ora, è chiaro a tutti che la riforma dell’imposta personale è indispensabile. L’Irpef è la principale imposta del sistema, riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini. Per altro, riformare l’Irpef significa ragionare su molti aspetti rilevanti del sistema fiscale, dalla tassazione del lavoro autonomo alla moltitudine di imposizioni sostitutive fino alla fiscalità locale.

Ma a tutti è altrettanto chiaro come le criticità del nostro Fisco non stiano solo nell’Irpef. L’assetto delle regole fiscali, la politica tributaria di un Paese, è sempre più elemento cruciale per favorire la crescita, stimolare gli investimenti, attrarre operatori stranieri e così via. E, diciamolo, sorprende un po' che il Pnrr non sembri avere particolare attenzione verso questa dimensione che, per altro, è al centro di grandi riflessioni a livello internazionale.

Certo, realizzare una riforma fiscale complessiva non è una passeggiata. Una vera riforma ha bisogno di un progetto organico; di adeguati tempi di realizzazione e attuazione; ha bisogno di un certo livello di condivisione tra i partiti e gli schieramenti politici (per evitare che a ogni cambio di maggioranza le regole precedenti vengano stravolte, come puntualmente è accaduto in passato); ha bisogno di adeguate risorse finanziarie per avviare un’auspicabile riduzione del prelievo, da combinare con una forte determinazione politica per rimodulare e redistribuire il carico fiscale e superare quelle incrostazioni di iniquità che nessuno riesce mai a eliminare (una su tutte: abbiamo valori catastali che non sempre restituiscono in misura corretta il valore degli immobili eppure la riforma terrorizza tutti e viene puntualmente bloccata. Il risultato è che quanti sono penalizzati da valori catastali sballati continuano a sopportare i costi della non riforma).

Tornando al Pnrr, il governo presenterà entro il 31 luglio un disegno di legge delega per la riforma dell’Irpef, per la cui redazione terrà conto - si veda l’articolo sopra - del documento conclusivo della «Indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef e altri aspetti del sistema tributario» che si sta svolgendo presso le commissioni parlamentari.

Ecco, posto che «tenere conto» di qualcosa vuol dire tutto e niente (e vedremo come si muoverà il Governo), questo passaggio può diventare il vero banco di prova per capire se avremo una riforma dell’Irpef (cosa già non semplice) oppure se si troverà lo slancio e l’ambizione per guardare oltre, come fanno intendere i lavori dell’indagine conoscitiva, coordinati da Luciano D’Alfonso e Luigi Marattin, presidenti delle commissioni di Senato e Camera: insieme all’Irpef in senso stretto, si è provato a ragionare in modo organico su altri aspetti del sistema fiscale: Irap, Ires, Iri, tassazione immobiliare, tassazione dei consumi e altro ancora (ovviamente oltre a processo tributario e riscossione, che hanno intrapreso il loro cammino).

Trovare un filo comune e condiviso tra le forze politiche non sarà semplice. Ma un tentativo, forse, si può fare. Sulla riforma fiscale c’erano e ci sono grandi aspettative. Speriamo non si approdi all’ennesimo rattoppo.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti