opposizione

Il nuovo gioco di Salvini parte dall’alleanza con Berlusconi

Il leader della Lega ha dominato imponendo il suo schema agli avversari e agli alleati

di Barbara Fiammeri


Swg, Lega in calo, ma ampiamente prima. Testa a testa M5S e Pd

2' di lettura

Fino a che era al Governo, gli occhi oltre che i riflettori erano puntati quasi solo su di lui. Di un cenno, una battuta, un post via Facebook veniva fatta l’esegesi per tentare di decodificarne le intenzioni: tutti e tutto giravano attorno alle scelte di Matteo Salvini.

Il leader della Lega dominava il gioco imponendo il suo schema non solo agli avversari ma anche agli alleati: sia quelli con cui governava a Roma che gli altri del vecchio centrodestra (Fratelli d’Italia e Forza Italia), costretti per 14 mesi a masticare amaro nel vederlo a braccetto con Luigi Di Maio, ma non mettendo mai in discussione il patto di correre assieme in periferia. Troppo forte la Lega di Salvini per contrastarla. E soprattutto rischioso.

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Ma appunto tutto questo è avvenuto fino a quando gli veniva riconosciuto di avere in mano non solo il destino dell'esecutivo gialloverde ma anche della stessa legislatura. Ora che il pericolo è scampato, che le elezioni non sono più alle porte le condizioni si sono invertite. Certo la Lega è sempre il primo partito e il Capitano è pronto a prendersi le prime rivincite nei test delle prossime regionali (il 27 ottobre si vota in Umbria e a fine gennaio in Emilia Romagna), ma per riuscirci deve anzitutto rinsaldare il patto con Giorgia Meloni e soprattutto con Silvio Berlusconi.

Di qui le aperture rinnovate nelle ultime ore al Cavaliere. Certo gli chiede di fare chiarezza, di dire se è con «Renzi o con Macron», ma questo fa parte del copione. La verità è che Salvini non può permettersi di perdere perché sarebbe la conferma che non solo nei Palazzi ma anche fuori non è invincibile. Ecco che allora l'allenza con Berlusconi torna a essere decisiva. Anche perchè comunque vadano le cose, anche in caso dovesse vincere alle regionali, sarà costretto a giocare di rimessa, ad aspettare le mosse dei suoi avversari.

Perché adesso sono loro - M5s e Pd - a condurre il gioco e a decidere per quanto mandarlo avanti. E il fattore tempo non è mai neutrale può logorare un governo ma anche sgonfiare una leadership. Gli esempi negli ultimi tempi, e non solo in Italia, si moltiplicano. Salvini però non ha scelta.

Deve andare avanti, continuare a mietere successi e confidare nell’ errore altrui, in una mossa sbagliata o - paradosso - in una convergenza d’interessi. Magari con quello che a oggi è il suo peggior nemico: Matteo Renzi, che lo ha spiazzato, aprendo la strada al Conte bis e all'accordo con gli odiati grillini, ma che è anche quello che può decretarne la fine, visto che gran parte degli attuali senatori e deputati del Pd seduti in Parlamento fanno capo a lui. In politica, si sa, mai dire mai.

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