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Il nuovo non arriva e l’usato non si trova

di Pier Luigi del Viscovo

(stocksolutions - stock.adobe.com)

2' di lettura

Per fortuna gli italiani di macchine ne hanno, perché non è questo il momento di cambiarla. Quelle nuove costano ormai uno sproposito, o forse per troppo tempo le avevano spinte a prezzi stracciati, ma il problema è relativo, visto che poi l’ordine e la consegna avvengono in due epoche diverse della vita.

Però l’impatto si avverte sul mercato dell’usato: chi aspetta mesi per la nuova certo non molla la vecchia. Così mancano all’appello circa 300mila auto usate. Quando scendono le quantità, il mercato reagisce alzando i prezzi.

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I numeri a conforto vengono da un’elaborazione del Centro Studi Fleet&Mobility sui dati dei primi nove mesi dell’anno del panel di InterAutoNews su un campione di concessionarie.

Lo stock medio è di 33 auto, il 60% meno rispetto alla media del triennio 2017/19, quando ogni dealer aveva in media 83 auto usate in offerta. Data la fame di macchine, se prima i tempi di giacenza erano di 69 giorni, adesso in un mese e mezzo vanno via: un terzo in meno. Il magazzino, che girava poco più di 5 volte, adesso ruota quasi 8 volte in un anno.

Questa migliore gestione dello stock, non voluta e imputabile solo alla mancanza di prodotto, non evita ai dealer un crollo nelle vendite del 40% rispetto al triennio pre-Covid, in un mercato totale in calo sì, ma dell’11%. In sostanza, sono le reti ufficiali a subire la vera mancanza di prodotto, perché nell’usato il loro modello di business è ancora troppo dipendente dalle permute. Immatricolando quest’anno ai privati circa 300.000 vetture in meno rispetto al milione e centomila della media 2017/19, non sorprende la penuria di usato.

Ma vendere meno macchine non significa necessariamente fare meno soldi. Il prezzo medio dell’usato indicato dai concessionari per il 2022 è di quasi 12.400 euro, una volta e mezzo quello di prima, che stava sugli 8.400 euro. Questi valori porterebbero i ricavi medi sui 3,2 milioni a dealer, il 13% meno del triennio 2017/19. Ancora sotto, certo, ma quello che conta nel commercio è il margine e, in un mercato dominato dall’offerta, è probabile che le cose non stiano andando poi male.

Ora la domanda è se questa penuria di usato continuerà e se i prezzi resteranno alti. Visto che l’industria non ha intenzione, né forse le capacità, di aumentare la produzione, è verosimile che l’offerta di usato starà ancora a lungo sotto i livelli pre-Covid. Nella misura in cui i clienti rallenteranno il ciclo di acquisto, abbassando la domanda ai livelli dell’offerta, i prezzi potranno calmierarsi. Ma finché non accadrà, e con gli strumenti finanziari che trasformano ogni prezzo in rata mensile è, se non difficile, almeno lento, le quotazioni resteranno alte. Per fortuna, macchine ne abbiamo.

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