Grandi musei

New York, il nuovo poliedrico MoMa rinasce dalle sue ceneri

Il 21 ottobre il museo statunitense riapre al pubblico

di Laura La Posta


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4' di lettura

Ingrandito e reinventato. Di più: distrutto e rinato dalle sue prestigiose ceneri, come l'araba fenice. Il nuovo MoMa di New York, che riapre al pubblico dal 21 ottobre, appare fin dalla preview per la stampa internazionale autenticamente nuovo, nella formula e negli spazi. Il rifacimento dell'iconico Museum of Modern art va oltre i 450 milioni di dollari investiti nell'edificio creato dallo studio Diller Scofidio + Renfro in collaborazione con Gensler.

E' ben più del 30% di superficie espositiva aggiunta. La rinascita è innanzitutto culturale, filosofica, valoriale.
Rispetto al “vecchio” museo, via la distinzione tra arti e dipartimenti. Molte sale sono organizzate per temi ( l'energia, la guerra, la vita e così via) e attorno a un'idea ruotano dipinti, sculture, installazioni, proiezione di film, oggetti, testi, racconti da godere nei podcast per adulti e bambini creati dalla Bloomberg foundation, per un'esperienza di visita immersiva e dalle mille sfumature. I curatori del museo, fin qui divisi in granitici dipartimenti autonomi, hanno dovuto creare team di lavoro misti. Alla preview stampa giravano per le sale un po' frastornati, raccontando quanto avessero imparato dai colleghi specialisti di forme espressive a loro fino a quel momento poco conosciute. Il risultato è un'esperienza di visita complessa, che può spaziare su più livelli e registri, che invoglia a ritornare per approfondire ulteriormente temi e riflessioni. “Tanto più che ogni sei mesi l'esposizione cambierà per il 30%, garantendo una rotazione delle opere costante e suggerendo ai visitatori di ritornare, per godere di nuove interpretazioni espressive”, spiega Glenn D. Lowry, The David Rockefeller Director, perno centrale del museo nato dalla filantropia delle famiglie più in vista d'America.

Il nuovo MoMa di New York in 10 immagini

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Altra svolta culturale è rappresentata dalla “maggiore rappresentazione di geografie, temi sociali e artiste donne, poco visibili nel vecchio MoMa”, per dirla con le parole della curatrice Esther Adler, co-responsabile del dipartimento Dipinti & Stampe. “Abbiamo fatto tante acquisizioni nuove, per colmare i gap che avevamo, inutile negarlo, e abbiamo rispolverato opere prima non esposte o in prestito: il risultato è che ora le opere di artiste donne sono quintuplicate e ben visibili, disseminate in tutte le gallerie, ma anche i temi dell'ambiente in pericolo e delle battaglie contro le discriminazioni sono più evidenti; abbiamo dato più spazio anche a geografie in precedenza trascurate, come l'America latina e l'Africa”, spiega Esther Adler. L'impressione è che, in piena era #MeToo, il MoMa si stia cospargendo il capo di cenere per scelte passate che premiavano in prevalenza uomini bianchi spinti da influenti galleristi e critici d'arte. “Continueremo a fare acquisizioni che ci consentano di colmare i vuoti precedenti: siamo super consci del fatto che il MoMa debba avere un impatto culturale forte per valorizzare chi finora non ha avuto spazi adeguati, a partire dalle donne e dagli artisti non americani”, conferma il direttore Lowry.

Un ulteriore segno di rinnovamento è rappresentato dall'atrio d'ingresso, costellato di installazioni, esposizioni, opere, arredi e oggetti di design aperti al pubblico e fruibili con ingresso libero, prima della biglietteria. L'obiettivo del MoMa ora è uscire dalla sua torre eburnea di ricchi e privilegiati, e dialogare con il mondo esterno, far entrare la città di New York e i suoi visitatori fin dentro gli spazi espositivi. Le grandi vetrate volute dalle archistar dello studio Diller Scofidio + Renfro aiutano a realizzare questo proposito e spingono a entrare e visitare il museo. Anche l'esposizione inaugurale “Energy”, ben visibile dalla 53esima strada e illuminata da una proiezione suggestiva visibile dal marciapiede, contribuisce a questo scopo. Lo stile della creatrice Paola Antonelli (curatrice senior e direttrice Ricerca & Sviluppo Architettura & Design del MoMa) è ben visibile. Reduce dal successo della mostra “Broken nature” alla Triennale di Milano, l'unica curatrice italiana del MoMa ha creato uno spazio di riflessione inedito e sorprendente, declinando il tema dell'energia non solo riguardo alla produzione di elettricità, ma esplorando la carica vitale e prorompente che deriva dall'energia umana, guidata dai sentimenti: l'energia cinetica che esalta il movimento, quella riproduttiva con rappresentazioni di design dell'orologio biologico che spinge le donne a desiderare dei figli, quella distruttiva che manda in pezzi il mondo creato, quella produttiva che trasforma la catena di montaggio della fabbrica in una danza per realizzare beni non sempre utili. I piani di lettura possono essere molteplici.


“Abbiamo voluto dialogare con il mondo esterno proiettando i simboli del digitale e dell'elettricità fin sul marciapiede e non sappiamo quale sarà la risposta dei passanti e del pubblico – racconta - la Antonelli. Lo spazio resterà deserto perché posizionato prima del percorso espositivo? Oppure al contrario sarà affollato e attiverà un dialogo tra il museo e i suoi visitatori attorno ai temi del presente e del futuro? Sono curiosa di scoprirlo. E quando lo sapremo, fra sei mesi smantelleremo tutto e creeremo un'altra esposizione aperta a tutti, anche a chi non paga il biglietto d'ingresso. E andremo avanti così, creando e ricreando, ogni semestre” .

E' questa, in fondo, l'essenza del nuovo MoMa: creare e ricreare di continuo. Risorgere dalle ceneri della sua perfezione estetica autoreferenziale e ritrasformarsi in laboratorio di riflessione su temi sociali essenziali. I visitatori che continueranno a venire in prevalenza per la collezione permanente ricca di celebri opere d'arte (come le strepitose opere di Vincent van Gogh e Claude Monet esposte) non rimarranno delusi: continueranno a trovarle ben valorizzate. Ma magari porteranno a casa anche qualcosa di più: una finestra sul mondo dalle mille sfaccettature e letture.

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