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Il nuovo saluto anti-Covid: un modo in più per fare un gesto antico quanto l’uomo

Dopo la proposta dell’Oms di salutarsi con la mano destra al petto: ognuno ha il suo sistema per dire “Piacere di averti qui” con un gesto

di Franco Sarcina

Nuovo saluto anti-Covid: un modo in più per un gesto antico quanto l’uomo

Dopo la proposta dell’Oms di salutarsi con la mano destra al petto: ognuno ha il suo sistema per dire “Piacere di averti qui” con un gesto


4' di lettura

Esterno giorno, ora di aperitivo, in Francia. Arriva una nuova persona nel gruppo: è una bella donna che tutti iniziano a salutare con il classico triplo bacio sulla guancia. Quando arriva il nostro turno, sbagliamo inevitabilmente il verso del primo bacio, e il risultato è uno scontro di nasi e di occhiali. C'è un po' di imbarazzo, ma alla fine ce la si cava con una risata…

Secondo spunto: siamo a un concerto di Cristina D'Avena con la nostra figlia dodicenne. Per salutare il palco noi, vecchi frequentatori di esibizioni live heavy metal, conosciamo solo il saluto con le corna e il pollice tirato fuori, Ma ci sentiamo un attimo in imbarazzo, quindi rinunciamo e prima di azzardare un saluto fuori luogo, ci guardiamo intorno per uniformarci. Per poi accorgerci che il pubblico del concerto saluta l'adorabile cantante ciascuno a modo proprio.

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Questi sono solo due piccoli esempi, venuti in mente dopo che lunedì il capo dell'Oms ha detto che, in tempo di pandemia, non è il caso di adottare il saluto col gomito, ma è meglio portarsi la mano destra al cuore. Così si evita del tutto il contatto fisico con la persona che si ha di fronte.

(Sub-)cultura che vai, saluto che trovi

Noi occidentali, prima della pandemia eravamo abituati alla classica stretta di mano. Professionale, veloce, fisicamente facile da fare, sembrava il saluto ideale. Anche se, a ben vedere, anche questo aveva le sue criticità: c'è chi stritola la mano per celodurismo intrinseco, c'è chi saluta con la mano molle, chi ti trattiene la mano per un tempo decisamente eccessivo. Da qualche mese però ci è stato detto che questo saluto non è adatto ai tempi: troppo facile diffondere il contagio. Allora, si cambia! Arriva il saluto “gomito a gomito” e ora, quello “mano sul cuore”.

Ad alcuni può risultare difficile. Eppure, da quando la razza umana ha lasciato sulla Terra delle testimonianze, popoli, culture, comunità, si sono salutati in mille modi diversi. Se vogliamo tracciare una linea di demarcazione, in genere il saluto nei popoli occidentali prevede una qualche forma di contatto fisico (mani, guance). In Oriente invece si tende a privilegiare il saluto “a distanza”, senza alcun contatto. L'inchino in uso in Giappone (e le sue numerose varianti) è forse l'esempio più conosciuto, ma ne esistono diversi altri, come per esempio il Namasté, ben conosciuto ai praticanti yoga, che si effettua giungendo le mani con le dita rivolte verso l'alto ed effettuando un piccolo inchino. La parola deriva dal sanscrito, l'antica lingua utilizzata in India fin dal X secolo a.C, e significa letteralmente “Ti saluto con reverenza”.

Il Namasté

Le radici di un gesto

Spesso poi le radici e il vero significato di un saluto vengono travisate per “esigenze di spettacolo”. Uno dei tipici esempi è il saluto romano, entrato tristemente in voga nel ventennio fascista. In realtà, alzare il braccio destro con la mano tesa fu reso popolare dal proto-kolossal cinematografico italiano “Cabiria”, del 1914, ambientato nel periodo della seconda guerra punica, dove i romani si salutavano appunto con il braccio teso (per chi fosse curioso, il film è ormai di pubblico dominio, e può essere visto nella sua interezza). Gesto che venne poi ripreso dal sempre fantasioso, seppur geniale, Gabriele D'Annunzio e dai suoi “legionari” durante l'impresa di Fiume (1919-1920). Questo anche perché in quegli anni imperversava l'epidemia di spagnola, e già allora le autorità sanitarie cercarono di ridurre i contagi limitando al massimo i contatti fisici fra le persone.

In realtà, i romani, come testimonia per esempio la Colonna Traiana, utilizzavano diversi gesti per salutarsi, senza la coralità che poi le coreografie cinematografiche e fasciste diedero al saluto romano. Secondo lo storico Raffaele D'Amato, il saluto più in voga tra i militari delle legioni romane somigliava molto all'attuale saluto militare, con la mano destra portata verso la sommità del capo.

Un particolare della Colonna Traiana

Ma le forme di saluto diffuse nel mondo sono in realtà tantissime. Citiamo per esempio i popoli arabi, che si toccano con la mano prima il petto, poi la bocca e infine la fronte, a significare “Ti do quel che ho di più caro in me: il cuore, l'anima e il pensiero”. Anche in questo caso, non vi è un contatto fisico, almeno tra persone che già non sono in stretti rapporti. Conosciuto è anche il saluto eschimese, fatto sfregando i nasi, dove invece il contatto c'è. Ma forse è anche un sistema per scaldare una appendice che, nei climi dell'estremo Nord, tende a raffreddarsi un po' troppo. Ci sono poi i saluti in voga presso le subculture. Chi ha dei figli giovani o ascolta musica sa che ogni comunità ha il proprio. I fan dell'heavy metal e del rock in genere salutano con le “corna”, eventualmente utilizzando anche il pollice. I fan del rap spesso usano salutarsi con il “fistbump”, toccandosi quindi i pugni chiusi.

Un fistbump

Ma anche, qui, esistono mille variazioni sul tema, e si può dire che ogni gruppo di amici ha il proprio gesto.

Prendiamola allora alla leggera: non sarà il cambio di una piccola abitudine a sconvolgerci la vita. È già successo, e sicuramente succederà ancora. In fondo, la stretta di mano ha già compiuto la sua storia.

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