il restyling dell’impianto

Il nuovo stadio diventa vetrina del made in Friuli

Tra qualche settimana dovrebbero arrivare le autorizzazioni finali

di Marco Bellinazzo

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Le aree del nuovo stadio Friuli in cui saranno realizzat a breve e le «attività complementari» a quella sportiva

Tra qualche settimana dovrebbero arrivare le autorizzazioni finali


3' di lettura

Tra qualche settimana dovrebbe arrivare il via libera definitivo del Comune e della Conferenza dei servizi al completamento del restyling del nuovo stadio Friuli.

La “Dacia Arena”, uno dei primi e (pochi) esempi di riammodernamento funzionale di impiantistica sportiva in Italia, riedificato a fine 2015, manca ancora di una parte essenziale per assicurare una significativa crescita di redditività ovvero sia della implementazione delle cosiddette «attività complementari». Per realizzarle è stata avviata dal 2017 una procedura amministrativa nell’alveo della legge sugli stadi (147 del 2013).

La riqualificazione
La formazione friulana ha esordito nel nuovo impianto il 17 gennaio 2016 contro la Juventus. Per riqualificare lo stadio Friuli, l’Udinese ha impiegato sette anni a partire dallo studio di fattibilità del 2008. La famiglia Pozzo ne ha acquisito nel marzo 2013 dal Comune la proprietà superficiaria per 99 anni, fino al 2112, per 4,5 milioni. I lavori, con la demolizione delle due curve e dei distinti, la rimozione della pista di atletica e la ricostruzione dei settori per portare la capienza a 25mila posti, sono durati 540 giorni e hanno coinvolto 95 imprese e 1200 persone.

Al termine della stagione 2021/22 peraltro saranno praticamente estinti i costi di ammortamento dei lavori di ristrutturazione pari a 34,7 milioni. Il club friulano infatti ha scelto prudenzialmente di spalmare questi costi non sui 99 anni (350mila all’anno), come pure avrebbe potuto fare, ma di adottare il criterio dell’ammortamento decrescente concentrato nei primi sette anni (a partire dalla stagione 2015/16). Lo sforzo contabile dunque è quasi alla fine. Nel bilancio al 30 giugno 2019 l’”esborso” è di circa 5,5 milioni. Costi che appunto dal 2022 spariranno.

Nella scorsa stagione, come sottolinea l’ultimo bilancio, dal punto di vista patrimoniale l’Udinese si è rafforzata con l’incorporazione della Fww nella controllante Gesapar, che ha portato in dote una riserva di 12 milioni e soprattutto spazi e immobili funzionali al progetto dell’Academy e allo sviluppo delle attività complementari a quelle sportive da insediare nelle aree sottotribuna dello stadio, con il flusso dei relativi affitti di cui beneficerà il club.

Attività complementari
La Dacia Arena, un brand territoriale e uno dei simboli della “friulanità” nel mondo, si trasformerà in effetti in maniera più marcata in un hub multifunzionale capace di attrarre appassionati di calcio, turisti e non solo a prescindere dal giorno delle partite. Il progetto dell’Udinese punta a elevare l’impianto al rango di “vetrina del territorio” e piattaforma per la promozione del “made in Friuli”, dall’artigianato alle bellezze turistiche della regione.

Già nella fase di ricostruzione dello stadio sono stati predisposti spazi sottotribuna per complessivi 16mila metri quadri disposti su tre livelli nei quali ora potranno essere installati, ad esempio, un museo dedicato al club calcistico e alle eccellenze sportive della Regione o musei didattici per i bambini, come anche spazi di promozione del territorio da concordare con le associazioni di categoria (dall’enogastronomia all’artigianato). Dovrà essere potenziata l’area hospitality per gli eventi sportivi e culturali e dovranno essere aperti bar, caffè e ristoranti operativi anche durante la settimana. Inoltre, potranno essere create aree per il tempo libero, palestre, piscine, oppure centri di medicina sportiva, cura e prevenzione, asili, scuole di musica o spazi di intrattenimento. O ancora negozi per abbigliamento o attrezzature sportive. Al livello superiore potranno essere collocati uffici di società sportive o sponsor, un centro congressi e spazi per meeting e presentazioni aziendali.

Ritorni economici
Per dare vita a questo ambizioso progetto, oltre all’ok degli enti pubblici, occorreranno due anni di lavori che costeranno circa 20 milioni, finanziato da risorse integralmente private e/o con il supporto di enti come l’Istituto per il Credito Sportivo.

L’avvio di queste attività avrà però indubbie ricadute occupazionali. Il pubblico interessato, come prevede il dettagliato piano di sostenibilità finanziaria preparato dal team guidato da Alberto Rigotto Responsabile Amministrazione, Finanza e Controllo del club, va oltre i 16mila spettatori medi delle gare casalinghe, ma coinvolge i 100mila abitanti di Udine e i 935mila che risiedono a soli 60 minuti dallo stadio, facilmente raggiungibile per la vicinanza agli snodi autostradali.

Tra il 2016 e il 2020 il club della Famiglia Pozzo ha ottenuto grazie alla riqualificazione dello stadio circa 15 milioni di ricavi aggiuntivi tra abbonamenti, biglietteria, hospitality e la sponsorizzazione dell’impianto attraverso l’accordo con Renault-Dacia.

La realizzazione e l’avvio di tutte la attività complementari si stima che possa produrre a regime incassi ulteriori per circa 7 milioni all’anno, rendendo sostenibile l’operazione e migliorando stabilmente il conto economico dell’Udinese.

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