Festival di Locarno

Il nuovo Tarantino incanta Piazza Grande

«C'era una volta a… Hollywood», ultimo film del regista americano, con protagonisti Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, era attesissimo dal pubblico

di Andrea Chimento


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2' di lettura

Tra i titoli più attesi annunciati nel programma del Festival di Locarno, svettava indubbiamente «C'era una volta a… Hollywood» di Quentin Tarantino, film che uscirà nelle nostre sale a metà settembre.
Dopo la presentazione al Festival di Cannes in anteprima mondiale, il nono lungometraggio del regista americano è stato proiettato sotto le stelle di Piazza Grande sabato, in una magica serata che chi era presente non dimenticherà.
Tarantino ci trasporta nella Hollywood del 1969, raccontandoci dell'attore in declino Rick Dalton e della sua controfigura Cliff Booth, costretti a trovare nuove strade per provare a sopravvivere in un mondo dello spettacolo che sta profondamente cambiando. Roman Polanski e Sharon Tate, intanto, si sono da poco trasferiti in una villa sulle colline di Los Angeles, diventando i nuovi vicini di casa dello stesso Dalton.
Con la consueta consapevolezza tecnica e la profonda conoscenza della storia del cinema, Tarantino ragiona con forza su un periodo decisivo del cinema americano, caratterizzato dall'avvento della New Hollywood e di un'industria che stava cambiando per rispondere ai bisogni delle nuove generazioni.

Locarno primo giorno

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Mescolando generi e riferimenti diversi, il regista di «Pulp Fiction» firma un film che unisce tutte le ossessioni e le caratteristiche del suo cinema, dando vita a un'opera che davvero rappresenta al meglio quali sono le sue linee stilistiche e narrative.
Cast in formissima, capitanato da Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie, protagonista quest'ultima di una delle sequenze più belle, quando va al cinema per vedere una pellicola con protagonista… Sharon Tate (proprio il personaggio che è stata chiamata a interpretare).

Sempre a proposito di storia del cinema, una parte importante nella prima settimana del Festival di Locarno l'ha avuta la retrospettiva Black Light, dedicata al cinema “black” del ventesimo secolo. Diversi i titoli americani (da «Boyz n the Hood» di John Singleton a «Odds Againts Tomorrow» di Robert Wise), ma sono molte le sorprese che arrivano anche da Europa, Sud America e altri continenti. Nell'ottima rassegna è stato inserito anche «Appunti per un'Orestiade africana» di Pasolini.
All'interno del Concorso Internazionale, invece, tra i tanti paesi presenti, c'è anche l'Islanda con «Echo» di Rúnar Rúnarsson.
Si tratta di un film curioso ma non semplice, di quelli che si vedono molto spesso al Festival di Locarno: è un'operazione interessante composta da 56 sequenze indipendenti, ambientate durante il periodo delle feste di Natale.
Il disegno d'insieme vale più delle singole scene in questa pellicola che racconta l'Islanda contemporanea, provando a tracciare una panoramica sulle relazioni umane, sulla solitudine e sulla distanza tra le persone.
La forma è fin troppo semplice e l'andamento altalenante, ma al termine della visione rimane qualcosa su cui riflettere e la particolarità dell'operazione è indubbiamente un punto a favore del progetto.

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