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Il nuovo tremore di Merkel piomba sulla partita delle nomine Ue

dal corrispondente Isabella Bufacchi


Merkel colpita di nuovo da improvviso tremore: il video

3' di lettura

FRANCOFORTE. Angela Merkel partirà per il G20 a Osaka, ha rassicurato il portavoce del Governo federale Steffen Seibert, «tutto sta andando come previsto» ha detto riferendosi al viaggio programmato in Giappone. Ma il lungo tremore della cancelliera, che ha rifatto il giro del mondo - ripreso in occasione della nomina del nuovo ministro della giustizia Christine Lambrecht dopo quello della scorsa settimana al ricevimento del nuovo presidente ucraino Volodimir Zelensky – ha comunque fatto tremare l’intero mondo politico, soprattutto in Europa e in Germania.

La partita delle nomine Ue

La partita delle nomine europee (che si concentra sulle poltrone più pesanti che sono quelle della presidenza della Commissione e della Bce) è ancora apertissima e il malessere della Merkel in prima battuta indebolisce ancor più le già esili speranze di chi avrebbe voluto la cancelliera alla guida della Commissione: una porta che in molti vorrebbero lasciare aperta fino all’ultimo, per conferire alla Germania questo ruolo pur scartando il candidato in pole position Manfred Weber. Sicuramente si sta spalancando un’altra porta, quella della speculazione che tenta di soppesare la rimanente forza politica, o crescente debolezza, della Merkel in ambito europeo e tedesco.

Il sostegno a Weber, lo schiaffo di Macron

La candidatura di Manfred Weber, politico bavarese di punta della Csu ma non della Cdu, per guidare la Commissione attraverso il sistema dello Spitzenkandidat non ha destato alcun entusiasmo nella cancelliera, la quale però ha sostenuto il candidato tedesco: sia pur controvoglia, lo ha fatto e con impegno pubblico. La bocciatura di Weber da parte di Emmanuel Macron, secondo fonti bene informate, non è affatto andata giù alla Merkel, per la quale la soluzione migliore restava quella di far funzionare il meccanismo Spitzenkandidat sulle nomine, nonostante a lei non piaccia e nonostante la controindicazione dell’inesperienza e dunque dell’inadeguatezza di Weber per ricoprire quell’incarico. Il rapporto tra la cancelliera e il presidente francese si sta deteriorando da tempo ma sulle nomine europee, stando alle stesse fonti, è ulteriormente peggiorato: è crollato su Weber. Quella di Weber, per la Merkel, è una sconfitta personale, uno schiaffo. E dunque, stando a quanto si raccoglie in queste ore negli ambienti di Berlino, la cancelliera non appare disposta ad incassare un’altra sconfitta, ovvero, la bocciatura di quello che si presenta come l’altro candidato di punta della Germania e anche suo: il presidente della Bundesbank Jens Weidmann per la presidenza della Bce, che è stato consigliere economico della cancelleria sotto Merkel.

Malessere solo temporaneo?

Se il malessere della Merkel, come rassicurano le dichiarazioni ufficiali del governo, è soltanto temporaneo perché la cancelliera «sta bene», ebbene allora nei prossimi giorni da questo non ne può derivare né una retromarcia né un allentamento degli obiettivi tedeschi sul fronte delle nomine europee: sarebbe per questo che Macron, nei giorni scorsi, avrebbe deriso pubblicamente Weidmann quando quest’ultimo ha chiarito la sua posizione sulle Omt alla luce della pronuncia della Corte di Giustizia europea, ritenendole ufficialmente uno «strumento di politica monetaria» a tutti gli effetti, dunque, nella tool box della Bce. Se non sarà la Merkel ad assumere la presidenza della Commissione europea, e se non sarà neppure Weber o un nome nuovo tedesco (senza escludere che potrebbe essere un francese), è prevedibile che la Germania e la Merkel rafforzino la candidatura di Weidmann, o in extremis di un altro candidato tedesco.

I problemi domestici della Germania

La forza-debolezza politica della cancelliera ha poi una dimensione tutta tedesca, perché c’è una crisi politica dietro l’angolo. Non è escluso che l’Spd, che nei sondaggi recenti è diventato il quarto partito dopo Cdu-Csu e Verdi, alla verifica a fine 2019 dei primi due anni della Grande Coalizione GroKo possa decidere di lasciare il governo, aprendo una crisi. La cancelliera potrebbe decidere di andare avanti con un governo di minoranza (un’opzione che dopo le elezioni del settembre 2017 aveva escluso con vigore) oppure è possibile che si aprirebbe lo scenario di nuove elezioni per consentire ai Verdi (Die Grünen) di avere una rappresentanza in Parlamento adeguata al loro nuovo peso e standing politico. Anche dentro la Cdu spira aria di crisi: la leader Annegret Kramp-Karrenbauer non viene ritenuta all’altezza del suo incarico, perché non è riuscita a invertire la tendenza dei sondaggi in calo o stabili e dunque difficilmente potrebbe diventare cancelliera, se la Merkel lasciasse. All’orizzonte si addensano già per la Cdu le nubi nere delle elezioni autunnali in tre Laender della ex Germania dell’Est, dove Afd potrebbe destabilizzare la tenuta dei partiti di centro e la tradizione politica merkeliana.

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