MOSTRE

Il paesaggio norvegese nei quadri di Harald Sohlberg

di Nicol Degli Innocenti


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Harald Sohlberg, Winter Night in the Mountains, 1914, The National Museum of Art, Architecture and Design, Norway

3' di lettura

L'artista norvegese più conosciuto all'estero è senz'altro Edvard Munch, ma in patria è un'altra storia. In Norvegia il pittore preferito è Harald Sohlberg, un contemporaneo di Munch, e il quadro preferito dai norvegesi, secondo un recente sondaggio, è il suo “Notte d'inverno” del 1914, un'immagine delle montagne Rondane innevate in tonalità di blu che fa parte della collezione del Nasjonalmuseet di Oslo.

Questo quadro, insieme a 90 altri, fanno parte della mostra che Dulwich Picture Gallery dedica all'artista norvegese, cogliendo l'occasione del 150esimo anniversario della sua nascita nel 1869 a Kristiania, l'attuale Oslo. L'obiettivo è far conoscere l'opera di un artista tanto venerato in patria quanto ingiustamente trascurato all'estero.
Il paesaggio norvegese è indubbio protagonista dei quadri di Sohlberg, che sono una celebrazione della bellezza della natura. In linea con la tradizione romantica, l'artista scrisse di come di fronte alle maestose montagne innevate della sua terra si fosse sentito “un atomo solitario e patetico in un universo sconfinato”.

Mentre Munch ha sempre cercato l'ispirazione nell'uomo e soprattutto nella sua vita interiore e nelle sue emozioni, Sohlberg trova la sua ispirazione nel paesaggio, dove scopre sensazioni e significati. L'artista va oltre la bellezza superficiale della natura per dare ai suoi quadri intensità emotiva, spiritualità e anche mistero, seguendo le tracce del movimento simbolista. La sua pittura è anche radicata nelle tradizioni e leggende popolari norvegesi, nel connubio tra uomo e natura, nel senso di mistero che aleggia nella natura ricca di segreti che gli uomini non scopriranno mai.
A parte un raro autoritratto, non ci sono quadri di persone, che non interessavano a Sohlberg. Non ci sono figure umane nei suoi paesaggi, ma la loro presenza è visibile e tangibile, nei solchi lasciati dall'aratro in un campo, nella casetta illuminata ai bordi della foresta, nel tavolo apparecchiato su una terrazza per un pasto che non vedremo. Sono quadri figurativi e realistici, ma lasciano spazio al non detto e al non rappresentato, all'immaginazione di chi li osserva. Il colore non è realistico ma usato per aggiungere intensità all'immagine.

L'artista è anche profondamente consapevole dei cambiamenti in atto nel mondo in cui viveva e del modo in cui l'industrializzazione e il mondo moderno stavano cambiando il paesaggio e trasformando la vita rurale tradizionale. Inserisce nei quadri elementi di modernità, come i piloni del telegrafo che erano una novità dell'epoca, contrastando il loro legno spento e inerte con la vita che pulsa anche negli alberi invernali, con germogli pronti a ridestarsi per riprendere il ciclo della vita.
Una sala della mostra riunisce i quadri che ha dipinto nella piccola cittadina di Roros, 400 chilometri a nord di Oslo, dove era andato ad abitare con la moglie. Era una cittadina mineraria che è poi stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Nei quadri di Sohlberg è un paese magico e gioioso, fatto di casette di legno rosse e gialle adornate di neve bianca. Le foto dell'epoca nella sala rivelano una realtà diversa: un luogo misero e sporco dove i minatori di rame, invisibili nei quadri, facevano una vita durissima in un clima impietoso. Ennesima dimostrazione di come Sohlberg abbia sempre arricchito ogni paesaggio che ha dipinto, aggiungendo bellezza, intensità, emozione e colore.

Harald Sohlberg: Painting Norway
Fino al 2 giugno 2019
Dulwich Picture Gallery, Londra

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