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«Il pagamento è un prodotto di lusso ed è una fortuna per il fintech»

di Luca Tremolada


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3' di lettura

«Perché esistiamo noi, nuove aziende del fintech? Perché in molti Paesi il pagamento online è ancora considerato un lusso». Marc-Alexander Christ ha il piglio spensierato del tedesco in vacanza. L’azienda che ha fondato insieme a Stefan Jeschonnek nel 2011 ha ricevuto un finanziamento da 330 milioni di dollari da parte di giganti come Bain Capital Credit, Goldman Sachs Private Capital, HPS Investment Partners e TPG Sixth Street Partners e si appresta ad aggiungersi alla lista degli unicorni europei. «Grazie a questo finanziamento - spiega a Il Sole 24 Ore - puntiamo a continuare e consolidare l'espansione. Può sembrare strano ma in un anno siamo passati da 800 a 1500 dipendenti. Ora la sfida più difficile per crescere è trovare forza lavoro qualificata».

La storia di Marc-Alexander Christ non è quella del tipico startupper. Inizia a lavorare nel mondo della finanza, più precisamente nell'investment banking, presso l'associazione European Investors a New York e successivamente assume la carica di vicepresidente di JP Morgan a Londra e Francoforte. Prima di passare dall’altra parte, da quella dei nuovi del fintech, impara a conoscere come funzionano i vecchi. «Quello che sta accadendo - racconta - è lil risultato della convergenza di internet con gli smartphone. E la conseguenza disintermediazione degli operatori tradizionali attraverso il digitale. Prensiamo al business dei Pos, dei dispositivi di pagamento. Il mercato è in mano ad attori attori molto locali. Spesso i costi e i prezzi delle transazioni non sono completamenti trasparenti per il merchant».

A differenza dei dispositivi tradizionali, che richiedono un lungo processo di installazione e gestione - sottolinea il co-founder di SumUp - «noi siamo globali e completamente digitali». All'inizio di quest'anno la società di mobile paymen ha lanciato dei lettori di carte (SumUp Air e SumUp 3g) che permettono all'esercente di accettare ovunque pagamenti digitali, anche per le cifre più piccole, senza bisogno dell'installazione di Pos e senza contratti e canoni fissi. Il merchant paga l'1,95% su ogni transazioni senza costo fisso e 39 euro per l'apparecchi, senza costi di installazione o costi di linea.

Vista dall’alto è la vecchia storia di internet e delle logiche di rete che in molti settori hanno messo all’angolo gli attori tradizionali. La storia però potrebbe ripertersi. In questa nuova economia dove sempre di più contano le dimensioni finanziarie i nuovi del fintech da predatori rischiano di diventare prede. «Ad oggi diciamo che il principale concorrente che abbiamo è il cash », scherza il manager ma «sento di escludere una scalata. Almeno per i possimi anni». L’azienda è in espansione, sottolinea, cresce a ritmi superiori al 120% anno su anno, attualmente ha 15 uffici in 3 diversi continenti e un team di 1500 persone. Utilizzerà il capitale per accelerare la sua crescita e acquisire nuovi commercianti nei suoi 31 mercati intorno al mondo. «In questo momento non ci converrebbe. Siamo in espansione, vediamo moltissimi margini di crescita, ci guarderemo intorno quando cominceremo a rallentare. E comunque già adesso siamo troppo costosi per le banche».

In realtà non ci sono solo le banche a tenere sotto osservazione i nuovi attori del fintech. Facebook, Google, Apple con sempre maggiore fiducia stanno cercando di intercettare il business dei pagamenti online mettendosi al centro delle transazioni. «Mi chiedono spesso se alla fine non saremo noi disintermediati, magari proprio da Google e Apple. In realtà le loro soluzioni a mio parere non presentano un vantaggio chiaro per l’utente. Noi ci consideriamo l’ultimo miglio della transazione. I nostri terminali sono compatibili con tutte le carte di credito e debito, Apple Pay e Google Pay. Diciamo che siamo forti nella coda lunga, cioè funzioniamo bene per attività commerciale piccole e professionisti con volumi inferiori ai diecimila euro all’anno». La coda lunga di solito è esattamente quello a cui guardano i big del digitale. Nel fintech non c’è aria di consolidamento, i “piccoli” corrono troppo forte e non hanno per ora problemi di finanziamento. Per ora.

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