LO SCANDALO VATICANO

Il palazzo di lusso a Chelsea e la parrocchia da abbattere

L’arresto di Gianluigi Torzi in Vaticano, il primo laico a essere fermato dalla Gendarmeria

di Simone Filippetti

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Chelsea, Londra (AdobeStock)

L’arresto di Gianluigi Torzi in Vaticano, il primo laico a essere fermato dalla Gendarmeria


3' di lettura

Un grosso cartello viola al centro di St. Charles Square, a Notting Hill, indica che il basso edificio di mattoni rossi oltre il muro di cinta è l’«All Saints College». Un crocifisso sopra il tetto non lascia dubbi sulla sua natura: è una scuola cattolica con alloggi e strutture sportive. È tutto chiuso, causa Covid.

Poco più avanti una statua di Gesù Cristo addobba l'ingresso la chiesa “San Pio X”: padre Peter Wilson, un sudafricano bianco con la barba bianca e la stazza del rugbista, è il parroco. Sulla soglia della canonica, racconta che nel 2016 alla medesima porta bussarono alcuni rappresentanti del Vaticano: non erano sacerdoti, ma immobiliaristi. Avevano una proposta: abbattere la canonica e una parte della parrocchia per far posto a un progetto di social housing. Case popolari nel cuore di uno dei quartieri più chic di Londra.

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L’arresto dell’imprenditore Gianluigi Torzi in Vaticano, il primo “laico” a essere fermato dalla Gendarmeria, svela incroci di affari immobiliari a Londra: il palazzo del Vaticano al 60 di Sloane Avenue, che vede coinvolti l’immobiliarista Torzi e il finanziere Raffaele Mincione, ha molte ramificazioni. E una porta appunto alla parrocchia di S.Pio X. «Vennero alcuni italiani, non erano ecclesiastici» ricostruisce padre Wilson. «Ricordo che uno era un architetto e un altro era un romano, che sembrava infastidito». La caritatevole proposta lascia padre Wilson perplesso: l’idea di radere al suolo non gli piace. In cambio gli viene offerto uno dei futuri appartamenti. A proporre l’opera di beneficenza è la 60 SA (dove SA sta per Sloane Avenue), la medesima società proprietaria del palazzo di Chelsea, dove Torzi e Mincione erano all’epoca in affari.

La scelta della parrocchia non era per niente casuale. Si trova in una piazzetta laterale di Ladbroke Grove: è l'estremità nord di Notting Hill, una zona popolare e meno benestante, ma che fa parte del Local Council di Kensington e Chelsea, lo stesso dell’immobile di Sloane. Immobile che per il Vaticano si era rivelato un flop: uffici e negozi erano vuoti. Allora ecco l’idea di trasformare gli uffici in appartamenti di lusso.

Ma bisognava convincere il Council a rilasciare la concessione edilizia: ecco che i rappresentanti del Vaticano andarono prima alla Arcidiocesi di Westminster, nel 2014, e poi alla parrocchia di Padre Wilson: case per i bisognosi come “contropartita” degli appartamenti di lusso. I crucci del parroco, però, svanirono: il Council non diede mai il permesso. A Notting Hill non c’era bisogno di altre case popolari.

Per la 60 SA è la tegola che ha innescato il buco nero e poi l’operazione di pulizia da parte di Papa Francesco. E di trasparenza ce n’era bisogno. La 60 SA, creata nel 2012 con un altro nome, è la classica scatola societaria: la sua sede è St.Helier, la capitale dell’isola di Jersey, paradiso fiscale della Gran Bretagna, sulla Manica. La società fa capo a sua volta a un’altra cassaforte, la London 60 SA, nata a marzo 2019.

La fitta rete sembra ruotare sempre attorno a Torzi: la 60 SA, infatti, aveva come amministratore l’architetto Luciano Capaldo, forse lo stesso che vide Padre Wilson. I legami tra l’architetto e Torzi sono molteplici: Capaldo è stato amministratore della Odikon Services, altra società che fa capo a Torzi; ed è socio fondatore della ImVest, tra i cui azionisti figura la FEG Int. Assets, società anonima lussemburghese, anch’essa riconducibile all’immobiliarista . La ragnatela scoperchiata in Vaticano è destinata ad allargarsi.

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