Agroalimentare

Il pane di Fiasconaro in tutto il mondo grazie all’e-commerce

L'azienda di Castelbuono nel palermitano si prepara a sbarcare l'anno prossimo nel mercato delle bakery con un prodotto che utilizzerà farine da grani antichi siciliani e sarà venduto online

di Nino Amadore

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Nicola Fiasconaro con il figlio Mario all'opera

L'azienda di Castelbuono nel palermitano si prepara a sbarcare l'anno prossimo nel mercato delle bakery con un prodotto che utilizzerà farine da grani antichi siciliani e sarà venduto online


4' di lettura

L’ultima sfida è la produzione di pane. Un progetto annunciato nel pieno della stagione estiva da Nicola Fiasconaro che, insieme a Fausto e Martino, ha fatto crescere l’azienda di famiglia nota ormai in tutto il mondo per la produzione dei panettoni e colombe pasquali. Ed è una sfida per una serie di motivi che stanno intanto nella filiera e poi nella rete commerciale.

Fiasconaro vuole produrre pane con grani autoctoni siciliani e vuole venderli su una piattaforma e-commerce: dal produttore al consumatore grazie al digitale, alle reti logistiche, ai trasporti e grazie a un pane di grande qualità, vicino nella fattura e nel gusto a quello che facevano le nostre mamme un tempo qui in Sicilia.

Se ne parlerà probabilmente nell’autunno dell’anno prossimo, il tempo di completare la struttura sempre a Castelbuono, ovviamente, sulle Madonie, in provincia di Palermo, dove si trova l’azienda. «Si tratta di attrezzare la filiera e l’area produttiva - racconta Nicola -: intanto abbiamo già fatto una ricerca, aiutati dai nostri consulenti, per individuare i mulini giusti».

L’azienda Fiasconaro, che ormai si candida a essere un hub dell’agroalimentare in Sicilia, inserisce il settore bakery in un progetto più ampio, e se vogliamo complesso, con l’ambizione di ripetere con il pane quello che la famiglia Fiasconaro ha fatto con i panettoni, diventati simbolo e fattore di marketing e di attrazione per il territorio stesso grazie a un’attenzione potremmo dire maniacale per i prodotti locali, a partire dalla manna (che si produce solo in quest’area delle Madonie e si ricava dal frassino) che è stato un elemento caratterizzante dei primi panettoni Fiasconaro.

Quello del pane è un progetto che potremmo definire di innovazione nella tradizione perché ha dalla sua la materia prima ma anche un metodo, quello stesso metodo che consentiva alle massaie siciliane di fare un pane di lunga durata, buono per almeno sette giorni, in grado di mantenere sia la freschezza che il sapore: sono le condizioni che permettono al pane di arrivare ovunque mantenendo inalterata la qualità.

«Quel pane fatto dalle nostre mamme era di una bontà unica - spiega Nicola Fiasconaro -. Oggi grazie alla tecnologia e alla ricerca si è in condizione di produrre un pane che si mantiene anche oltre 10 giorni. Noi stiamo lavorando per attrezzare una rete commerciale che ci consenta di consegnare il più rapidamente possibile».

Perché il mercato di riferimento per Fiasconaro non è certo quello di prossimità ma il mondo, quei mercati che si trovano in quegli angoli dove è riuscito ad arrivare con il panettone. «Si tratta di ripartire dal territorio - racconta Nicola - recuperando la produzione lì dove questa è stata abbandonata o avviando produzioni nuove. Vale per il grano ma anche per altro. Ti faccio un esempio: è possibile che, nonostante in Sicilia vi sia un distretto lattiero caseario, io debba continuare a comprare il burro per i miei panettoni altrove? Perché noi qui in Sicilia abbiamo tutto ma dobbiamo smetterla di piangerci addosso e con le polemiche sterili».

La famiglia, del resto, non è nuova a intuizioni di questo tipo: il padre dei tre fratelli Fiasconaro, Mario, a partire dagli anni Cinquanta ha avuto la capacità di trasformare un piccolo bar in una attività imprenditoriale moderna con un servizio di catering che copriva tutta l’area delle Madonie.

Racconta con un più di un filo di orgoglio Nicola Fiasconaro, nominato recentemente a Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Da una piccola gelateria, ricordata ancora oggi per le granite agli agrumi preparate con il ghiaccio delle neviere locali è riuscito a dare vita alla pasticceria e poi al primo nucleo dell’azienda. Vorrei dire che siamo cavalieri del lavoro, io e i miei fratelli, che abbiamo portato avanti tutti insieme con passione e amore la visione di nostro padre».

Giunta alla terza generazione, Fiasconaro è ormai una consolidata eccellenza del Made in Italy con un fatturato nel 2019 di oltre 21 milioni e una crescita del 20% su tutti i principali mercati. Il panettone e la colomba Fiasconaro rappresentano il core-business dell’azienda, ma sta crescendo anche l’incidenza della linea di prodotti continuativi: torroncini, cubaite, creme da spalmare, mieli, marmellate, confetture e spumanti aromatici.

Nel laboratorio di duemila metri quadrati di Castelbuono lavorano oltre 140 persone: da qui è uscito subito dopo il lockdown il nuovo lievitato Fiasconaro alle rose e fichi d’India, che rappresenta la novità per il Natale 2020. «Questo panettone è figlio del lockdown e nasce da un lavoro fatto nel periodo di chiusura: le rose sono quelle del mio roseto. Stiamo lavorando a pieno ritmo alla produzione - racconta Nicola che è ora affiancato dal figlio Mario già avviato al mestiere che è del padre - certo nelle condizioni in cui si trova il mondo a causa della pandemia non possiamo immaginare di raggiungere i livelli record dello scorso anno con oltre un milione di chili di panettoni. Ma c’è entusiasmo: abbiamo fatto tutti i passi giusti per fare bene».

Confermata la partnership con Dolce&Gabbana con la produzione per D&G di un panettone alle mandorle con uva sultanina aromatizzata con vino perpetuo prodotto in Sicilia. «È una partnership avviata da qualche anno che ci sta dando grandi soddisfazioni - dice Nicola - . Domenico Dolce è madonita come me (lui è di Polizzi Generosa) e condividiamo la passione per i prodotti, i colori e i profumi della nostra terra».

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