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Il Papa ad Assisi dai giovani: «Serve un lavoro degno, per tutti e ben remunerato»

Al termine dell’incontro «Economy of Francesco» c’è stata la letture e la firma del “Patto” con i giovani: un impegno a cambiare l’economia mondiale

Il Papa firma il "Patto di Assisi" dei giovani economisti

4' di lettura

Il Papa ad Assisi tra i giovani economisti. Bergoglio è arrivato in elicottero nella prima mattina di sabato per l’incontro con i giovani provenienti da 120 Paesi, che partecipano a “Economy of Francesco”, un movimento voluto dal Pontefice che ha messo in moto un processo di dialogo inclusivo e di cambiamento globale verso una nuova economia. Quella di quest’anno è la prima edizione in presenza dopo le altre due segnate dalla pandemia e svoltesi sul web.

Al teatro Lyrick, dopo un momento artistico-teatrale, il discorso del Papa è stato preceduto dalla testimonianza di otto giovani. Commentando le loro parole, il Pontefice, con una battuta, ha chiesto loro di farsi sempre sentire: «Se non avete niente da dire almeno fate chiasso!», ha detto il Pontefice ridendo.

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Bergoglio ha quindi lanciato un appello ai giovani affinché trasformino «un’economia che uccide in un’economia della vita». Spiegando che «la nostra generazione vi ha lasciato in eredità molte ricchezze, ma non abbiamo saputo custodire il pianeta e non stiamo custodendo la pace».

«Voi siete chiamati a diventare artigiani e costruttori della casa comune – ha sottolineato il Papa – una casa comune che “sta andando in rovina”. Una nuova economia, ispirata a Francesco d’Assisi, oggi può e deve essere un’economia amica della terra e un’economia di pace. Si tratta di trasformare un’economia che uccide in un’economia della vita, in tutte le sue dimensioni».

Certo, «state vivendo la vostra giovinezza in un’epoca non facile: la crisi ambientale, poi la pandemia e ora la guerra in Ucraina e le altre guerre che continuano da anni in diversi Paesi, stanno segnando la vostra vita», ha aggiunto il Papa. Una società e un’economia senza giovani «sono tristi, pessimiste, ciniche. Ma grazie a Dio voi ci siete: non solo ci sarete domani, ma ci siete oggi; voi non siete soltanto il “non ancora”, siete anche il “già”, siete il presente».

Abbandonare l’energia fossile

arlando dei temi ambientali, Bergoglio ha spiegato che occorre un cambiamento radicale nel sistema. «Non basta fare il maquillage, bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo. La situazione è tale che non possiamo soltanto aspettare il prossimo summit internazionale, che può non servire: la terra brucia oggi, ed è oggi che dobbiamo cambiare, a tutti i livelli». Per il Pontefice è necessario «uno stile diverso di cui abbiamo urgente bisogno. Perché, se parliamo di transizione ecologica ma restiamo dentro il paradigma economico del Novecento, che ha depredato le risorse naturali e la terra, le manovre che adotteremo saranno sempre insufficienti».

Quale soluzione allora? Il Papa invita a cambiare il sistema di produzione di energia e mettere in campo una conversione ecologica: «Noi uomini, in questi ultimi due secoli, siamo cresciuti a scapito della terra. L’abbiamo spesso saccheggiata per aumentare il nostro benessere, e neanche il benessere di tutti ma di un gruppetto. È questo il tempo di un nuovo coraggio nell’abbandono delle fonti fossili d’energia, di accelerare lo sviluppo di fonti a impatto zero o positivo», ha detto il Pontefice ai giovani riuniti all’evento “Economy of Francesco”.

I danni vanno riparati. «Se siamo cresciuti abusando del pianeta e dell’atmosfera – riflette il Papa – oggi dobbiamo imparare a fare anche sacrifici negli stili di vita ancora insostenibili. Altrimenti, saranno i nostri figli e nipoti a pagare il conto, un conto che sarà troppo alto e troppo ingiusto».

Lavoro degno e ben remunerato per tutti

Quanto al lavoro, Bergoglio chiede che torni al centro dell’economia: «Non dimenticatevi del lavoro, non dimenticatevi dei lavoratori». Il lavoro – ha detto – è già la sfida del nostro tempo, e sarà ancora di più la sfida di domani. Senza lavoro degno e ben remunerato i giovani non diventano veramente adulti, le diseguaglianze aumentano. A volte si può sopravvivere senza lavoro, ma non si vive bene. Perciò, mentre create beni e servizi, non dimenticatevi di creare lavoro, buon lavoro, lavoro per tutti».

«Il nostro capitalismo vuole aiutare i poveri ma non li stima, non capisce la beatitudine paradossale: “beati i poveri”. Noi non dobbiamo amare la miseria – ha spiegato – anzi dobbiamo combatterla, anzitutto creando lavoro, lavoro degno. Ma il Vangelo ci dice che senza stimare i poveri non si combatte nessuna miseria. Ed è invece da qui che dobbiamo partire, anche voi imprenditori ed economisti: abitando questi paradossi evangelici di Francesco».

D’altra parte, «l’inquinamento che uccide non è solo quello dell’anidride carbonica, anche la diseguaglianza inquina mortalmente il nostro pianeta. Non possiamo permettere che le nuove calamità ambientali – ha avvertito il Pontefice – cancellino dall’opinione pubblica le antiche e sempre attuali calamità dell’ingiustizia sociale, e anche delle ingiustizie politiche».

Patto con i giovani per un’economia sostenibile

Prima di lasciare il teatro Lyrick di Assisi e tornare in Vaticano – al termine dell’incontro organizzato dalla diocesi della città umbra, Istituto Serafico ed Economia di comunione – Papa Francesco ha firmato con i giovani un “Patto” per una economia più sostenibile.

I giovani economisti, imprenditori, changemaker, chiamati ad Assisi da ogni parte del mondo, consapevoli della responsabilità che grava sulla nostra generazione, si sono impegnati – attraverso questo “Patto” – «a spendere la vita affinché l'economia di oggi e di domani diventi una Economia del Vangelo». A puntare, cioè, a «un’economia di pace e non di guerra, un'economia che contrasta la proliferazione delle armi, specie le più distruttive, un'economia che si prende cura del creato e non lo depreda, un'economia a servizio della persona, della famiglia e della vita, rispettosa di ogni donna, uomo, bambino, anziano e soprattutto dei più fragili e vulnerabili, un'economia dove la cura sostituisce lo scarto e l'indifferenza, un'economia che non lascia indietro nessuno, per costruire una società in cui le pietre scartate dalla mentalità dominante diventano pietre angolari, un'economia che riconosce e tutela il lavoro dignitoso e sicuro per tutti, in particolare per le donne, un'economia dove la finanza è amica e alleata dell'economia reale e del lavoro e non contro di essi, un'economia che sa valorizzare e custodire le culture e le tradizioni dei popoli, tutte le specie viventi e le risorse naturali della Terra».

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