la terza di francesco

Papa, la nuova enciclica sulla fratellanza: dalla pandemia ci si salva insieme

Le precedenti sono Lumen Fidei del 2013 (assieme a Benedetto) e Laudato Sì del 2015.

di Carlo Marroni

(ANSA)

5' di lettura

L’enciclica dell'anno straordinario della pandemia, dell’umanità colpita da un nemico invisibile e senza patria. L’annuncio ad Assisi, alla vigilia della festa del santo di cui il Papa porta il nome. E al francescanesimo si ispira: Fratelli tutti, un documento che esce in una fase storica segnata da una triplice crisi mondiale: socio-economica, ecologica e sanitaria. È la sua terza enciclica (la prima del 2013 fu a quattro mani con Benedetto XVI appena uscito) ma è alla Laudato Sì sulla cura della casa comune che si lega idealmente. Entrambe interpellano il mondo su un cambio di rotta e s’ispirano al magistero di san Francesco traendo spunto dai suoi scritti. È proprio sulla tomba del santo d'Assisi - è la quarta volta che si reca nella cittadella umbra - che il 3 ottobre papa Francesco ha firmato il documento sulla fraternità e l'amicizia sociale che nel titolo riprende alla lettera un passo delle Ammonizioni del Poverello. E proprio il 4 ottobre, festività del Santo, è stata pubblicata, giorno in cui tra l’altro le offerte saranno destinate all’Obolo di San Pietro.

Documento che parte dalla riflessioni sull’emergenza Covid

Un documento che verte sulla fratellanza e l'amicizia dal valore trascendentale e dal carattere programmatico, che trae spunto, per il titolo, dagli scritti di San Francesco che esortava i fratelli, già nel 1221, a seguire e ad avere come esempio (…) il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. Un percorso ben segnato quello del vescovo di Roma, che diede testimonianza di fraternità, sin dal momento della sua elezione al Soglio di Pietro, chinando la testa davanti ai fedeli in un segno che contraddistingue il suo pontificato con il servizio al prossimo e ai più piccoli. Il Papa ha deciso di siglarla dopo la Messa celebrata nella Basilica francescana, senza presenza di fedeli a motivo del Covid. «E proprio dalle sue riflessioni sulla pandemia, su come guarire il mondo, riparare la casa comune dai danni umani e ambientali, ridurre le conseguenze della crescente diseguaglianza sociale ed economica, sembra scaturire l'urgenza del nuovo documento magisteriale» ha scritto Avvenire.

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«Da pandemia ci si salva unicamente insieme»
«Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme», afferma il Papa in 'Fratelli tutti'. Per questo, aggiunge, ho detto che «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. […] Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “'ego' sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l'appartenenza come fratelli»

«Fede è contraria a nazionalismo e xenofobia»

Un altro passaggio è dedicato all’incompatibilità tra fede e xenofobia. «Ci sono ancora coloro che ritengono di sentirsi incoraggiati o almeno autorizzati dalla loro fede a sostenere varie forme di nazionalismo chiuso e violento, atteggiamenti xenofobi, disprezzo e persino maltrattamenti verso coloro che sono diversi. La fede, con l'umanesimo che ispira, deve mantenere vivo un senso critico davanti a queste tendenze e aiutare a reagire rapidamente quando cominciano a insinuarsi», scrive il Papa in 'Fratelli tutti', nel capitolo sul Buon Samaritano. Perciò «è importante che la catechesi e la predicazione includano in modo più diretto e chiaro il senso sociale dell'esistenza, la dimensione fraterna della spiritualità, la convinzione sull'inalienabile dignità di ogni persona e le motivazioni per amare e accogliere tutti».

«Doveroso rispettare diritto di ognuno a migrare»

È inoltre nostro dovere «rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona», afferma papa Francesco in 'Fratelli tutti', nel quarto capitolo “Un cuore aperto al mondo intero”. «Certo - concede -, l'ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale»

«Basta cultura muri, paura è humus per mafie»

«Paradossalmente, ci sono paure ancestrali che non sono state superate dal progresso tecnologico», afferma ancora papa Francesco nel capitolo “Le ombre di un mondo chiuso”. Riappare «la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità». Inoltre, «la solitudine, le paure e l'insicurezza di tante persone, che si sentono abbandonate dal sistema, fanno sì che si vada creando un terreno fertile per le mafie. Queste infatti si impongono presentandosi come 'protettrici' dei dimenticati, spesso mediante vari tipi di aiuto, mentre perseguono i loro interessi criminali»

L’uscita dell’enciclica nei giorni difficili della nuova tempesta sul Vaticano

Sono giorni difficili per la Santa Sede – il nuovo scandalo svela ogni giorno un mondo di presunto malaffare e trame che travalicano ogni possibile trama giallistica – ma il Papa tira dritto sulla strada che ha tracciato dall'elezione, nonostante le difficoltà di governo. Che sono sullo sfondo, alla fine rispetto a quelle del mondo, specie in questi giorni di ripresa del contagio. E allora il pensiero vola al 27 marzo, nella Piazza San Pietro vuota e battuta dalla pioggia: se «tutto è in relazione», e se «tutti siamo sulla stessa barca» le comunità dei credenti debbono convergere «per dare vita a un mondo più giusto, pacifico e sostenibile», continuando a crescere «nella consapevolezza che tutti noi abitiamo una casa comune in quanto membri della stessa famiglia». Tutti siamo una famiglia e quindi ecco l'enciclica che mette al centro la fratellanza, principio umano e cristiano costantemente promosso dal Papa, al centro dello storico «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune» – pietra miliare nel dialogo delle grandi religioni – firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi insieme ad Ahmed Al Tayyeb, grande Imam dell'Università Al-Azhar del Cairo.

La prospettiva del summit “Economy of Francesco” di novembre

Il tema della fratellanza si lega stretto con le responsabilità globali di cui i modelli economici sono l'architettura principale. E quelli disegnati fin qui stanno dimostrando il loro fallimento: la pandemia ha solo accelerato il processo ma non è affatto la causa. Ed è dunque significativo - viene rilevato in ambienti vaticani - che la firma dell'enciclica avvenga anche nell'orizzonte dell'evento voluto ad Assisi dal Papa – «The Economy of Francesco» – e rivolto ai giovani per disegnare una nuova economia, un'iniziativa di enormi proporzioni che doveva svolgersi in maggio ma che proprio a causa del coronavirus si svolgerà dal 19 al 21 novembre online, sempre da Assisi. Da lì partirà un (nuovo) messaggio al vecchio regime dell'economia - vecchio ma sempre dominante - che in sostanza serve davvero un ritorno all’economia reale basata sulla persona e non alla finanza che genera soldi dai soldi: «Quest'anno – ha detto il 4 settembre rivolgendosi al Forum Ambrosetti di Cernobbio – il confronto su temi importanti relativi alla società, all'economia e all'innovazione richiede un impegno straordinario, per rispondere alle sfide provocate o rese più acute dall'emergenza sanitaria, economica e sociale».


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