Santa sede

Il Papa in Iraq, a marzo Francesco torna a viaggiare dopo un anno e mezzo

di Carlo Marroni

Papa Francesco: "Lavorare perche' presenza cristiana in Iraq continui a essere segno di pace, progresso e sviluppo"

3' di lettura

Dopo quindici mesi durante i quali ha sospeso i pellegrinaggi internazionali a causa della pandemia, il Papa tornerà a viaggiare, e lo farà in Iraq, terra martoriata da guerre e dittature. L’annuncio in dicembre a sorpresa, sia per l’incertezza che ancora permane sull’andamento del Covid-19, sia per la situazione nel paese. Ma Bergoglio questo viaggio lo vuole fare da tempo, e ora passa avanti a tutto. L’ultima uscita dall'Italia era stata a novembre 2019 in Giappone e Thailandia, mentre nel 2020 è uscito dal Vaticano per andare in gennaio a Bari e in ottobre poche ore ad Assisi.

La volontà del Papa di andare a Ur, la città di Abramo

«Accogliendo l’invito della Repubblica d’Iraq e della Chiesa cattolica locale – aveva detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni - Papa Francesco compirà un Viaggio Apostolico nel suddetto Paese dal 5 all'8 marzo 2021, visitando Bagdad, la piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, la città di Erbil, così come Mosul e Qaraqosh nella piana di Ninive. A suo tempo sarà pubblicato il programma del viaggio, che terrà conto dell'evoluzione dell'emergenza sanitaria mondiale». Scrive Vatican News che certamente il viaggio rappresenta «un gesto concreto di vicinanza a tutta la popolazione di quel martoriato Paese». Francesco aveva espresso con chiarezza l’intenzione di visitare l’Iraq il 10 giugno 2019, durante l’udienza ai partecipanti alla Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco).

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Gli incontri in Vaticano con il presidente Salih

Una possibilità apparsa sempre più concreta, quando un anno fa circa, il 25 gennaio 2020, il Pontefice riceveva in Vaticano Barham Salih, presidente della Repubblica d’Iraq, che aveva incontrato anche il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Erano state affrontate le sfide del Paese, come quella di «favorire la stabilità e il processo di ricostruzione - evidenziava una nota della Sala Stampa vaticana - incoraggiando la via del dialogo e della ricerca di soluzioni adeguate a favore dei cittadini e nel rispetto della sovranità nazionale». Centrale «l’importanza di preservare la presenza storica dei cristiani» e «la necessità di garantire loro sicurezza e un posto nel futuro» del paese.

Cristiani ridotti a un terzo, la tragedia della piana di Ninive

In Iraq, prima del 2003, anno del conflitto che porta alla caduta di Saddam Hussein, i cristiani erano circa 1-1,4 milioni. L'orrore della guerra e l'occupazione della Piana di Ninive da parte del Daesh, tra il 2014 e il 2017, li ha ridotti a circa 300-400mila. Il Presidente Salih ha più volte sottolineato il valore dei cristiani e il loro ruolo nella costruzione, sulla stessa linea il premier, Mustafa Al-Kazemi, il quale ha invitato i cristiani, fuggiti dall'Iraq a causa delle violenze, a tornare per contribuire alla ricostruzione. Il quadro iracheno è tragico: sono circa 1,7 milioni gli sfollati interni e l'Unicef stima che oltre degli 4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, la metà sono bambini.

Giovanni Paolo II voleva andare nel 1999, ma il viaggio sfumò

Con Francesco si concretizzerà il progetto di Giovanni Paolo II, che voleva nella piana di Ur dei Caldei, come la prima tappa del suo pellegrinaggio giubilare. Il viaggio di Wojtyla era stato programmato dal 1° al 3 dicembre 1999. Ma non si era realizzato, perché Saddam Hussein, dopo trattative durate alcuni mesi, aveva deciso di rimandarlo. Il cardinale Raphael Sako, patriarca dei Caldei, si fa portavoce della comunità cristiana e afferma che il Papa «viene da noi e ciò vuol dire che porta il suo supporto ma anche la speranza per una situazione migliore».

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