Santa Sede e diplomazia

Il Papa domani riceve Biden: in agenda clima e Cina

Venerdi 29 ottobre l'incontro nel Palazzo Apostolico. Udienza a pochi giorni dalla riunione della Cei americana che voterà per non dare la comunione al leader favorevole alla legislazione sull'aborto

di Carlo Marroni

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3' di lettura

La nota ufficiale della Santa Sede recita: «Arrivo S.E. il Signor Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti d’America, 29 Ottobre, ore 11.50. Cortile di San Damaso, Palazzo Apostolico». Dopo quasi un anno dall'elezione alla Casa Bianca, il secondo presidente cattolico della storia americana viene ricevuto da un Pontefice. Biden ha incontrato Papa Francesco per la prima volta nel settembre 2015, quando il Bergoglio partecipò all’incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia. All’epoca, Biden era vicepresidente dell’amministrazione Obama: visitò successivamente il Vaticano anche il 29 aprile 2016, per partecipare a un vertice sulla medicina rigenerativa. L'incontro arriva in un momento molto complesso specie per il Presidente, la cui popolarità sta un po' segnando il passo. Ma non solo. Sul tavolo molte questioni di politica internazionale, dal clima (e gli obiettivi di Glasgow) al Covid, dal Medio Oriente al riarmo nel Pacifico. Ma soprattutto la Cina, centrale per la visione di Francesco e molto problematica in questa fase di nuove tensioni a causa della politica verso Taiwan.

Le tensioni con Trump per l'intesa con Pechino sulle nomine dei vescovi

Partiamo da qui. Tre anni fa Santa Sede e Pechino siglarono un'intesa (rimasta segreta nei dettagli) relativa alla nomina dei vescovi cinesi. Si trattativa del primo passo concreto dopo oltre mezzo secolo di rapporti molto difficili, di persecuzioni della comunità cattolica (12 milioni), di avvicinamenti seguiti da allontanamenti (specie nella fase finale dell'era Ratzinger). Ma Francesco, gesuita con l'oriente nel cuore, ha perseguito questo obiettivo, attraendo le critiche della destra, sia politica che religiosa. Il culmine è stato un anno fa quando il Segretario di Stato dell'amministrazione Trump, Mike Pompeo, chiese che il Vaticano non rinnovasse l'accordo con Pechino. Non fu ricevuto da Francesco, e vide il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, diplomatico di rara abilità molto stimato dai cinesi e non solo. Passato Trump i rapporti sono tornati sereni con Washington, ma l'escalation degli ultimi giorni lascia il capitolo-Cina in un limbo indefinito, considerando anche che il Vaticano ha relazioni diplomatiche con Taiwan, che ormai non ha quasi più nessuno (in tutto sette, tra cui Belize e Isole Marshall).

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Il Vaticano: aborto e eutanasia sono le sole gravi questioni della dottrina

L'altra questione delicata è la posizione dei vescovi americani, perlopiù conservatori e considerati più o meno apertamente parti della fazione anti-Bergoglio. L'udienza del 29 ottobre si svolge pochi giorni prima dell'assemblea della conferenza dei vescovi cattolici statunitensi (Usccb) - presieduta Horacio Gomez di Los Angeles, prelato di provenienza Opus Dei - che a Baltimora discuterà un documento che alcuni vescovi vorrebbero approvare al fine di escludere dalla comunione i politici cattolici a favore dell'aborto legale, e in particolare il presidente Joe Biden e la presidente della Camera Nancy Pelosi, entrambi democratici. Su questo la Santa Sede – che comunque non ha mai allentato le proprie posizioni sulla dottrina anti-aborto – non ha ceduto alle pressioni dei vescovi americani (manifestate già ai tempi di Obama). Lo scorso maggio è stato resa nota una lettera del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Luis Francisco Ladaria, al presidente della Usccb, in cui il cardinale scriveva che «sarebbe fuorviante se si desse l'impressione che aborto e eutanasia da soli costituiscano le uniche gravi questioni della dottrina morale e sociale cattolica». Lo stesso papa Francesco, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa sull'aereo di ritorno dalla Slovacchia il 15 settembre 2021, diceva di non aver mai negato a nessuno la comunione mai negato a nessuno la comunione. Per di più il 9 ottobre scorso, papa Francesco ha ricevuto in Vaticano Nancy Pelosi nel contesto delle iniziative per la preparazione della conferenza COP26 sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Il caso Viganò sullo sfondo di rapporti sempre difficili con destra

Il paradosso dell'episcopato americano è emerso con tutta la sua evidenza durante la presidenza Trump. Nonostante la sua politica anti-migranti è stato sempre appoggiato dalla maggioranza dei vescovi, nonostante oltre dei cattolici sia di origine ispanica. Ha sempre fatto premio la dichiarata opposizione all'aborto nonostante una storia personale, economica e relazionale, lontana anni luce dagli insegnamenti e dai valori condivisi della dottrina cattolica. Un elemento da ricordare a proposito della maggioranza filo-repubblicana dei vescovi è che la gran parte di loro aveva apprezzato (o non condannato) le clamorose dichiarazioni dell'ex nunzio a Washington, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, che nel 2018 aveva diffuso un falso dossier su presunte responsabilità del Papa di aver in qualche modo coperto le malefatte di un cardinale pedofilo. E nello stesso documento aveva chiesto le dimissioni del Papa. Un tentativo di colpo di stato, anche se ridicolo, che non ha impedito allo stesso Viganò di proseguire da località sconosciuta la sua guerra a Bergoglio attraverso il web. Inoltre dal 2020 monsignor Viganò sta cercando di riconvertire quelle teorie complottiste alla causa no-vax, che raccoglie nel suo micro-universo frange della destra cattolica anche in Italia.


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