Settimana Sociale cattolici

Il Papa: ridefinire il progresso e nuovi modelli sociali dopo il tempo della pandemia 

L’invito è contenuto in un messaggio rivolto oggi, 21 ottobre, in apertura della Settimana Sociale dei cattolici italiani a Taranto. Mattarella: lo sviluppo è anche contrasto a povertà e rispetto dell’ambiente 

di Domenico Palmiotti

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4' di lettura

Papa Francesco chiede ai cattolici di avere coraggio per cogliere l’opportunità rappresentata dall’uscita dalla pandemia Covid e plasmare così il mondo futuro. L’invito è contenuto in un messaggio rivolto oggi, 21 ottobre, in apertura della Settimana Sociale dei cattolici italiani a Taranto. “La pandemia - dice il Papa - ha scoperchiato l’illusione del nostro tempo di poterci pensare onnipotenti, calpestando i territori che abitiamo e l’ambiente in cui viviamo. Per rialzarci dobbiamo convertirci a Dio e imparare il buon uso dei suoi doni, primo fra tutti il creato. Non manchi il coraggio della conversione ecologica, ma non manchi soprattutto l’ardore della conversione comunitaria”. La Settimana Sociale dei cattolici italiani (49esima edizione) ha scelto Taranto per discutere del tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso”. Taranto, città emblematica per le note vicende ambientali legate all’ex Ilva. Taranto, riconosce il Papa nel suo messaggio, «città simbolo delle speranze e delle contraddizioni del nostro tempo». 

Francesco: abbiamo bisogno di speranza 

«C’è un desiderio di vita, una sete di giustizia, un anelito di pienezza che sgorga dalle comunità colpite dalla pandemia», afferma ancora Francesco. «Abbiamo bisogno di speranza», aggiunge il Papa. E declina il suo messaggio con elementi concreti. Parla infatti di «giovani costretti a lasciare i loro Paesi di origine per emigrare altrove, disoccupati o sfruttati in un infinito precariato; donne che hanno perso il lavoro in periodo di pandemia o sono costrette a scegliere tra maternità e professione; lavoratori lasciati a casa senza opportunità; poveri e migranti non accolti e non integrati; anziani abbandonati alla loro solitudine; famiglie vittime dell’usura, del gioco d’azzardo e della corruzione; imprenditori in difficoltà e soggetti ai soprusi delle mafie; comunità distrutte dai roghi». «Ma vi sono anche - rileva il Papa - tante persone ammalate, adulti e bambini, operai costretti a lavori usuranti o immorali, spesso in condizioni di sicurezza precarie. Sono volti e storie che ci interpellano: non possiamo rimanere nell’indifferenza». 

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Denunciare e contrastare l’illegalità 

Il Papa invita poi a non aver «paura di denunciare e contrastare l’illegalità» e di non aver «timore soprattutto di seminare il bene». Per Francesco, «si tratta di ridefinire il progresso» perchè «le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro». Il Papa dice inoltre che «la svolta verrà solo se sapremo formare le coscienze a non cercare soluzioni facili a tutela di chi è già garantito, ma a proporre processi di cambiamento duraturi, a beneficio delle giovani generazioni». «Tale conversione, volta a un’ecologia sociale, può alimentare questo tempo che è stato definito “di transizione ecologica”, dove le scelte da compiere non possono essere solo frutto di nuove scoperte tecnologiche, ma anche di rinnovati modelli sociali. Il cambiamento d’epoca che stiamo attraversando esige un obbligo di svolta» rimarca il Pontefice.  

La Settimana Sociale vede a Taranto riuniti per quattro giorni, sino a domenica, 80 vescovi e 670 tra delegate e delegati provenienti da 208 diocesi. In programma anche l’intervento di diversi ministri, del commissario Ue, Paolo Gentiloni, di Federmeccanica, della Cisl e di altre realtà. 

Mattarella: la solidarietà chiave di volta 

«La pandemia è stata - ed è tuttora - una prova molto dura. Ha evidenziato i nostri limiti e le contraddizioni del modello di società che abbiamo costruito. Al tempo stesso ha messo in luce il senso profondo di una comunità di destino come la nostra, restituendo valore alle cose che hanno valore»: così il presidente Sergio Mattarella nel suo messaggio all’assemblea di Taranto. Per Mattarella, «l’egocentrismo è uscito sconfitto da una vicenda in cui la solidarietà si è affermata come chiave per affrontare e risolvere i problemi, per sostenere lo sviluppo pieno della personalità umana, a partire dalla difesa della vita». Evidenziando quindi «la connessione tra ambiente e lavoro, tra sostenibilità ecologica e sociale», Mattarella dice che «non è più accettabile immaginare una crescita legata alla distribuzione di beni, al consumo delle risorse naturali, allo sfruttamento di componenti della società umana». «Lo sviluppo - sostiene il presidente della Repubblica - deve comprendere un contrasto effettivo a ogni forma di povertà, una riconciliazione con l’ambiente, una innovazione orientata al benessere umano e al rafforzamento del capitale sociale». «Occorre investire sulle persone», chiede Mattarella. 

Bassetti (Cei): all’Italia serve un nuovo patto sociale 

Per il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, «mai come oggi è necessario un nuovo patto sociale tra tutti gli uomini e le donne italiane di buona volontà per mettere a tema l’Italia e il suo futuro facendo proposte concrete e non solo belle parole sul nostro Paese». «Oggi - aggiunge Bassetti -, accanto a un piano di sviluppo per l’Italia c’è bisogno anche di altro. Qualcosa di più profondo. Serve una profezia sull’Italia. È necessaria una voce alta e autorevole che sappia leggere i segni dei tempi: ovvero sappia comprendere e interpretare questo scorcio di XXI secolo. Sbaglieremmo tutti quanti - rileva il presidente della Cei - se pensassimo che finita la pandemia tutto ritornerà come prima. Non sarà così».

E l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, presidente del comitato scientifico e organizzatore di questa edizione delle Settimane Sociali, afferma: «Taranto è un sito emblematico in cui si gioca una partita che, fatte le dovute proporzioni, si gioca tutto il pianeta. Vorrei che da qui noi dessimo un segnale di apertura che racconti un futuro possibile: qui la speranza è precaria come il lavoro, qui l’inquinamento ha intossicato le coscienze prima ancora che l’aria, la terra e il mare». «La Chiesa italiana - evidenzia ancora Santoro - ha la responsabilità di tracciare una parabola che non fronteggi l’emergenza della salute, dell’ambiente, del lavoro, con rattoppi dell’ultima ora come siamo abituati a subire da decenni, ma che sia lungimirante, che  ponga le basi di una crescita per le nuove generazioni». 

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