in visita a Barbiana

Il Papa sulla tomba di don Milani, il prete scomodo che (per ora) non diventerà beato

di Carlo Marroni

(AFP)

3' di lettura

All' arrivo del Papa le campane della chiesa di Barbiana hanno suonato a festa. Il Pontefice argentino atterra alle pendici del Monte Giovi, dove don Lorenzo Milani fu esiliato dalle gerarchie e da dove avviò un esperimento culturale e politico che ha contribuito a cambiare la storia dell'Italia. E per questo viene ancora attaccato dalle correnti conservatrici che gli attribuiscono delle colpe su un presunto malfunzionamento della scuola italiana (che ha ben altri responsabili). Il Papa è voluto andare a Barbiana e prima a Bozzolo, nel mantovano, per pregare e ricordare don Primo Mazzolari, prete-partigiano della bassa, una delle figure di spicco del migliore cattolicesimo politico italiano.

«Ridare ai poveri la parola, perché senza la parola non c'è dignità e quindi neanche libertà e giustizia: questo insegna don Milani» ha detto il Papa a Barbiana dove ha pregato sulla tomba del Priore, e ha aggiunto: «Ed è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole. Questo - ha osservato - vale a suo modo anche per i nostri tempi, in cui solo possedere la parola può permettere di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che ci piovono addosso, e di dare espressione alle istanze più profonde del proprio cuore, come pure alle attese di giustizia di tanti fratelli e sorelle che aspettano giustizia. Di quella umanizzazione - ha aggiunto - che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e fraternità».

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Il “gesto” del papa verso don Lorenzo, che lo attendeva dal suo vescovo
«Il prete 'trasparente e duro come un diamante' continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa, prendete la fiaccola e portatela avanti», dice Bergoglio concludendo il ricordo di don Lorenzo Milani, nello spiazzo adiacente la casa di Barbiana. «Pregate per me, non dimenticate, che anche io prenda

l'esempio di questo bravo prete, e anche voi sacerdoti, anche anziani, perché non c'è pensione per i sacerdoti, tutti avanti, e con coraggio». E ancora: «Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale». Lo hanno già fatto il card. Piovanelli e gli arcivescovi di Firenze (nessuno ha avuto il processo di beatificazione, in ogni caso, ndr) «oggi lo fa il vescovo di Roma», «ciò non cancella amarezze» «ma dice che la Chiesa riconosce in quella via un modo esemplare di servire il Vangelo». Una voce importante è quella del cardiale Gualtiero Bassetti, toscano di Marradi (vicino Barbiana, nel Mugello), presidente della Cei: «Per come l'ho conosciuto io, don Lorenzo Milani è santo. E il santo non è colui che ha meno difetti di tutti o che moralmente ha il profilo più alto di tutti. Questa è una concezione della santità un po' superata. Il santo è uno che è vaccinato di Spirito Santo. E che rimane anche con il suo caratteraccio» ha detto il presidente della Cei in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, durante lo speciale in occasione del pellegrinaggio di Papa Francesco a Bozzolo e Barbiana per don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani.

«Don Lorenzo a volte ha avuto dei modi di trattare quasi al limite. Ma perché è santo ? (dico santo in senso lato) perché tutto nasceva dalla purezza del suo cuore e lui insegnava anche in quel modo. Lui si superava tutti giorni. Quella di don Lorenzo è una santità che sarebbe difficilmente canonizzabile secondo anche gli schemi che abbiamo oggi e poi forse non ce n'è bisogno. Non c'è bisogno che don Lorenzo faccia i miracoli perché la sua vita è stata un miracolo». Parole chiare contro il processo di beatificazione di don Milani sono venute dall'arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, in una dichiarazione riportata dall'Ansa: non ci sarà alcun «processo canonico. Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Dopo non tocca a me dirlo... ma io non credo alla santità di don Lorenzo: qui non ci farò un santuario» ha detto il cardinale, ex segretario della Cei con Camillo Ruini, al termine della visita di Francesco. «A Barbiana mi aspetto che non cambi nulla», ha aggiunto Betori ricordando che già ora la piccola chiesa di don Lorenzo è meta di oltre 10 mila persone l'anno, moltissimi studenti.

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