ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLE MOSSE DEL QUIRINALE

Il paracadute di Colle e Mef: governo elettorale e nodo Iva

In caso tutto naufragasse, piano B su Commissario Ue, esercizio provvisorio, aliquote

di Lina Palmerini


Mattarella: governi con fiducia o voto

3' di lettura

Nel giorno delle febbrili trattative tra Pd e 5 Stelle - e con le sirene di un ritorno tra Di Maio e Salvini - al Colle si studia comunque il piano B. Naturalmente il capo dello Stato auspica la continuazione di una legislatura iniziata appena un anno fa ma non può trovarsi impreparato di fronte a un eventuale scenario di rottura e studia un “paracadute” che tuteli il Paese nel caso si dovessero spalancare le porte del voto.

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Nel suo breve discorso al termine delle consultazioni, è stato molto netto sul fatto che senza un accordo su un Governo politico con una chiara maggioranza, l’unica opzione è quella del voto. Così come ha fatto capire che proprio per la «dichiarata rottura polemica» tra Lega e grillini, non sarà questo Esecutivo a portare gli italiani alle urne. L’ha lasciato intendere pubblicamente ma l’ha detto apertamente nei suoi colloqui riservati con le forze politiche che si sono mostrate d’accordo sulla nascita di un governo di “garanzia elettorale”. Una formula scelta non a caso, perché allontana anche la minima evocazione di un Esecutivo istituzionale di legislatura che è del tutto escluso da Mattarella. Dunque, quali sarebbero i compiti di questa squadra di “garanti”?

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Innanzitutto, a differenza dal passato e anche dall’ultimo Governo Fanfani, non sarà politico ma meramente tecnico, fatto da alti funzionari, personalità dello Stato, che assumeranno l’impegno di non entrare in attività di partito. Come in passato, invece, sarebbe un Governo a vocazione minoritaria perché l’obiettivo non sarà avere la fiducia ma portare al voto. Qui si pone una domanda: e se venisse votato a maggioranza? L’ipotesi è lontana ma in quel caso servirebbero le dimissioni per consentire al capo dello Stato lo scioglimento. Anche perché la fiducia sarebbe su un programma con un solo punto: traghettare in fretta verso le urne. Velocemente, però, vuol dire non prima di due mesi e qui la data si fa incerta.

    Se infatti tutto dovesse naufragare la prossima settimana, la prima data utile sarebbe il 10 novembre, sempre che non ci siano ulteriori strascichi di trattativa magari su un nome del premier che poi non riesce a formare il Governo. Comunque, tenendo per buona quella data, le Camere dovrebbero riunirsi entro 20 giorni, poi c’è l’elezione dei presidenti delle Camere e l’insediamento dei gruppi parlamentari e solo dopo cominciano le consultazioni. Si arriva così a scavalcare la prima settimana di dicembre e, sempre che il risultato elettorale offra una maggioranza netta, il nuovo Governo non nascerebbe prima della metà dello stesso mese. Questo è il percorso più facile – se fosse più complicato si rischierebbe di non avere un Esecutivo entro l’anno – ma perfino nella previsione più ottimistica ci sono una serie di mine da disattivare: l’aumento dell’Iva e l’esercizio provvisorio.

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    Bene, qui il paracadute che si sta costruendo tra Mef, Ragioneria e Quirinale prevede innanzitutto un decreto legge che faccia slittare l’aumento delle aliquote da gennaio fino a marzo/aprile. Al Mef assicurano che ci sono già le coperture. Il decreto, se ci fosse un accordo in Parlamento, potrebbe essere presentato anche dal Governo di garanzia e approvato in autunno. Altro problema: scatterà l’esercizio provvisorio?

    Qui si sta impostando un percorso di “tutela” a tappe. La prima è che entro il 20 ottobre, come da scadenze Ue, il Governo elettorale presenti un ddl di bilancio a legislazione vigente, che fotografa – cioè – la situazione attuale. Ma visto che vincolerebbe il futuro Esecutivo sui saldi e gli impedirebbe di fare la manovra 2020, non verrebbe approvato ma in dicembre – sempre dopo il decreto di slittamento dell’aumento Iva – si voterebbe un ddl che apre all’esercizio provvisorio per un paio di mesi e quel bilancio presentato a ottobre diventa il canovaccio per la nuova manovra. Sarebbe un sentiero “guidato” per non far precipitare il Paese nell’incertezza finanziaria consentendo uno svolgimento delle elezioni meno scivoloso. Ma, guardando alle scadenze più immediate, il Governo elettorale dovrebbe anche varare la nomina del Commissario Ue a Bruxelles, seguendo le indicazioni dei partiti, sempre che non vogliano rinunciarvi.

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