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Il paradosso delle Dolomiti: a Bolzano si scia, in Veneto no

In Alto Adige gli impianti di risalita sui ghiacciai sono considerati trasporti pubblici

di Barbara Ganz

Covid, generatori di neve per sanificare cabinovie impianti sci

In Alto Adige gli impianti di risalita sui ghiacciai sono considerati trasporti pubblici


2' di lettura

ln territori confinanti, regole diverse. In Trentino, già domenica 25 ottobre in serata (dunque dopo la conferenza stampa del premier Conte) il presidente della provincia autonoma Maurizio Fugatti si era espresso sugli impianti sciistici: «Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre osservazioni sono state recepite dal Governo, che in una prima bozza prevedeva da subito la chiusura. Ora c’è una mediazione ragionevole che ci vede già impegnati con le altre regioni per adottare specifici protocolli che possano consentire di svolgere le attività in sicurezza».

Ghiacciai aperti in Alto Adige

In Alto Adige sono - e restano - aperti i due ghiacciai, Solda e Val Senales; qui gli impianti di risalita sono sostanzialmente parificati al trasporto pubblico locale, e la tesi è che la loro chiusura avrebbe effetti negativi a cascata sugli alberghi e l’economia di molti paesi. Per l’apertura di buona parte dei comprensori occorrerà attendere la fine di novembre, dunque oltre la scadenza del Dpcm in vigore.

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Ma il rischio di una concorrenza a velocità diverse esiste. «Non ce l’ho con i colleghi dell’Alto Adige, che, grazie all’autonomia possono autodeterminarsi, ma questa politica di annunci e smentite sta di fatto bloccando le prenotazioni, e cosa ancor più grave lascia nel completo sbandamento chi lavora in montagna. I colleghi mi dicono che in molti stanno pensando di non riaprire per l’inverno - dice Marco Michielli, presidente Veneto Confturismo e Federalberghi -. Mi rendo conto che la situazione non è semplice, ma le aziende devono avere la certezza di poter aprire per Natale, altrimenti lo si dica chiaramente e si prevedano congrui ristori. Ho sentito anche i titolari di impianti di sci e non sanno se valga la pena attivare gli impianti di innevamento programmato, se non c’è la certezza che verranno usati».

Prenotazioni in calo a Cortina

Fra l’altro, molti comprensori come il Dolomiti Superski travalicano i confini provinciali. A Cortina c’è malumore: «Se alla scadenza del Dpcm le cose non cambieranno sarà un bel problema - dice Roberta Alverà, presidentessa degli albergatori della città ampezzana -. Complessivamente, come rilevato dal sistema HBenchmark implementato negli hotel di Cortina, dall’8 dicembre 2020 al 9 gennaio 2021 si registra un calo di prenotazioni del 23,8% rispetto all’anno scorso. Considerato che quest’ultimo dato risale a due settimane fa, prima dell’ultimo decreto, nelle prossime settimane si potrebbe superare in negativo questa percentuale». Quanto alle province vicine, «le scelte autonome del Trentino Alto Adige ci avevano già danneggiato ai primi di marzo, rischiano di fare peggio questa volta: noi che siamo i primi confinanti subiamo la disparità». Se ne riparla a fine novembre, quando limitazioni e scelte saranno più definite.

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