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Il paradosso della giustizia vaccinata a metà

In alcune regioni i magistrati sono stati vaccinati, gli avvocati no: ma nessun processo può essere celebrato senza di loro

di Salvatore Scuto

3' di lettura

Alla chetichella e tra le pieghe del piano vaccinale del governo Conte-bis, scopriamo che la magistratura di questo Paese ha usato due pesi e due misure. Da un lato la posizione ufficiale dell’Anm, politicamente assai corretta, chiede al Governo Draghi di inserire nel piano vaccinale il comparto Giustizia nel suo insieme (magistrati, avvocati e personale amministrativo), considerandolo un servizio pubblico essenziale. Dall’altro la cronaca dell’ultimo mese ci restituisce esempi significativi di come, con una plastica geografia a macchia di leopardo, intere platee di magistrati sono state raggiunte da una campagna vaccinale presidiata da criteri di priorità opachi se non assenti.

Il caso Gratteri

Come, da ultimo, il caso eclatante del procuratore Gratteri che in evidente difficoltà per essere stato l’autore inconsapevole (ché noi vogliamo proprio credere che quel libro non l’avesse letto) della prefazione di un libro dai contenuti imbarazzanti, sulle colonne del Corriere della Sera del 27 marzo professa la sua ferrea fede nella scienza ricordando proprio come si sia attivato con il dirigente dell’Ats competente per vaccinare l’intero suo ufficio, anche con pedagogie vaccinali idonee a convincere chi fosse recalcitrante.Così come è il caso del giovane pubblico ministero di Siracusa, titolare dell’indagine sulla morte del sottufficiale della Marina subito dopo la vaccinazione che, forse per segnare la sua imparzialità, ha tenuto ad informare l’opinione pubblica di essersi vaccinato proprio con lo stesso vaccino da lui indagato. Insomma un panorama che, costellato anche dai casi di Toscana, Umbria, Sicilia e Friuli Venezia Giulia, rimanda al Paese un problema complesso e un’immagine che non tranquillizza.

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La fake news sugli avvocati

Alcuni organi di informazioni hanno distorto il problema denunciando come esempio di un privilegio castale il fatto che in Toscana siano stati vaccinati gli avvocati, omettendo nella notizia che anche i magistrati e il personale amministrativo fosse stato vaccinato. Ne è derivata la diffusa ed erronea convinzione che tra i furbetti del vaccino si trovassero in prima fila proprio gli avvocati, ma in realtà la stragrande maggioranza degli avvocati subisce, come tutta la popolazione, i ritardi e le disfunzioni del programma di vaccinazione. Occorre quindi fare chiarezza.

I vaccini nelle università

È stato senz’altro un errore molto grave quello di permettere che interi comparti della pubblica amministrazione fossero raggiunti dalla campagna vaccinale non rispettando i criteri dell’età e della fragilità, con il risultato che sono state immunizzate intere platee anche di trentenni in perfetta salute. Il comparto dell’Università è a tal proposito emblematico: tutti vaccinati ma con didattica rigorosamente a distanza. E ciò quando la campagna per gli over ottantenni stenta a decollare mentre quella per i settantenni non è ancora di fatto partita se non con qualche eccezione.

I vaccini ai magistrati

In questo contesto sembrano proprio poco confacenti ai generali criteri di eguaglianza e priorità riconosciuta per legge, le iniziative che hanno visto in ampie zone del Paese la magistratura destinataria della campagna vaccinale, a volte svoltasi nell’ombra, segnando così un profilo castale e di privilegio difficilmente superabile. In breve. Se il criterio fosse stato quello di includere il comparto giustizia, inteso come servizio pubblico essenziale, tra i criteri di priorità allora, come del resto è accaduto in Toscana ed in Umbria dopo una pronuncia del Tar, si sarebbe dovuto includere nella platea da vaccinare anche gli avvocati. È bene che l’opinione pubblica sappia, infatti, che qualsiasi processo senza l’avvocato non può essere celebrato e ciò fa comprendere bene che di quel servizio pubblico essenziale l’avvocato è parte integrante. La vaccinazione dei soli magistrati, quindi, null’altro è che l’ennesimo riflesso di una categoria che nella propria autoreferenzialità sembra aver smarrito la strada dell’equità e della giustizia.

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