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Il paradosso di Heathrow: da Alitalia soldi a Etihad per atterrare

La compagnia aerea in crisi ha svenduto gli slot agli arabi, all’epoca azionisti, nel 2014. Potrebbe ricomprarseli, allo stesso prezzo, ma ora non ha liquidità

di Simone Filippetti


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(Afp)

3' di lettura

LONDRA. Il volo Az 248 che domenica 17 ottobre è decollato dalla nuova e scintillante pista di Milano Linate ed è atterrato a Heathrow, il gigantesco aeroporto di Londra dove atterra in media un aereo ogni 45 secondi, era tutto pieno. Ma anche se affollato, quel volo viaggia (quasi) in perdita perché, per atterrare nel mega-scalo inglese, Alitalia deve versare un obolo a Etihad. È la beffarda, e costosa, eredità del fallimentare matrimonio italo-arabo.

Dopo due anni dall'addio di Etihad, che ha spedito Alitalia dritta verso il commissariamento, la compagnia tricolore continua ad arricchire i già ricchi emiri: la compagnia di Abu Dhabi Etihad è la proprietaria dello spazio aereo usato da Alitalia. La beffa è che il diritto di atterraggio era già di Alitalia, ma ora la compagnia deve pagare un canone di affitto per usare uno slot che è sempre stato suo. Un’assurdità che le FS, candidatesi a cavaliere bianco della dissestata compagnia, hanno messo in cima all’agenda del risanamento, che però ora è in bilico dopo il ritiro di Atlantia.

La (s)vendita degli slot
Tutto nasce nel 2014, quando Etihad, come parte del salvataggio, ottiene di comprare da Alitalia cinque slot, le fasce orario di atterraggio e decollo, a Heathrow. A molti era sembrata una svendita: 60 milioni per 5 coppie di slot. Heathrow non è un aeroporto come gli altri: i suoi slot sono i più pregiati al mondo e dunque i più cari. Con 650 aerei al giorno, lo scalo di Londra è uno dei più affollati: posti liberi non ce ne sono. Chi li ha, se li tiene stretti. Sono pochissimi quelli che ogni tanto si liberano tanto che c'è un apposito mercato secondario. Unico caso al mondo: in barba alla IATA, a Londra gli slot si possono comprare e rivendere come in Borsa. E quando compra quelli di Alitalia, Etihad fa l'affare del secolo: 12 milioni a slot sono un prezzo da saldo. La stessa Etihad aveva comprato un singolo slot a Heathrow per 70 milioni da un'altra sua controllata, l’indiana Jet Airways. E Alitalia medesima, pochi anni prima, nel 2012, aveva venduto alla Continental un solo slot per 30 milioni; mentre solo 2 anni dopo, con Heathrow ancora più congestionata, un numero più alto di slot era stato venduto al proprio azionista a un prezzo più basso. Allo stesso tempo Alitalia aveva ripreso in affitto da Etihad quegli stessi slot per poter continuare a volare su Londra. Una partita di giro, dove alla compagnia italiana arrivava un po’ di ossigeno, ma soprattutto dove gli emiratini mettevano le mani su un asset industriale importante pagandolo poco.

Divorzio all’Italiana

Quando poi Alitalia è finita in amministrazione, la già controversa operazione di sale & lease back, diventa uno smacco: le due proprietà si sono separate e qual punto Etihad è rimasta titolare di slot usati da una compagnia terza che paga l'affitto. Beffa e danno: le rotte sulla capitale dall’Italia sono affollate di concorrenza, dalla British Airways alle low cost Ryanair ed Esayjet, che però non devono pagare slot a nessuno. Alitalia non solo deve vedersela con i competitor, ma vola anche che con la zavorra Etihad.

Il “Jolly” del riacquisto

C’è, però, una via d’uscita: esiste un'opzione di “Buy Back”, scoperta da Luigi Gubitosi quando arrivò come commissario. In una seduta al Senato l'anno scorso, Gubitosi, nel frattempo salito sul ponte di comando di Telecom Italia-TIM, rivelò che Alitalia può ricomprarsi gli slot allo stesso prezzo. Dunque a costo zero, la compagnia può riprendersi le strategiche fasce su Heathrow. Ma finora non lo ha fatto, perché i 60 milioni incassati all'epoca sono già finiti e nelle casse non c'è liquidità. Ma non può nemmeno abbandonare Londra, una piazza troppo importante, che oggi è la settima città italiana per numero di abitanti.

Un paradosso senza soluzione
Il paradosso non era sfuggito a Gianfranco Battisti, l’ad delle Ferrovie dello Stato, che vorrebbe subito esercitare l’opzione di ri-acquisto. Anche perché riprendersi gli slot rende la compagnia più appetibile per un investitore. Ma ora l'affondo su Heathrow è bloccato perché la futura Alitalia pubblico-privata (Fs-Delta-Atlantia) è a rischio di non decollare mai dopo il “no” della famiglia Benetton, che controlla lo scalo di Fiumicino, tassello fondamentale per il salvataggio della compagnia. Nel frattempo ad Abu Dhabi brindano: Etihad continua a incassare ogni volta che Alitalia atterra a Londra.

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